Articolo Pubblicato giovedì, 4 luglio, 2019.

L’azione è stata promossa da Studio 3A-Valore S.p.A. a cui i cittadini si sono affidati, dopo che Agcm ha sanzionato la shopping community per il suo sistema piramidale

Ben 241 persone da tutta Italia, somme reclamate per un milione e 815mila euro. Sono i numeri da class action della battaglia che sta portando avanti per altrettanti consumatori Studio 3A-Valore S.p.A. contro la nota e controversa shopping community Lyoness Italia: battaglia che nei giorni scorsi ha visto un passaggio fondamentale con il deposito dei primi esposti da parte dei suoi assistiti presso i comandi della Guardia di Finanza di Bologna, Torino e Corsico nel Milanese, a cui ne seguiranno molti altri presso i presidi delle Fiamme Gialle di tutto il Paese, per finire con una citazione in causa generale avanti al Tribunale di Verona, provincia dove ha sede legale la società.

Sul “fenomeno”, internazionale e dalle dimensioni enormi (la sola Lyoness Italia nel 2017 ha realizzato un fatturato di 53 milioni di euro, contava un milione 368mila tesserati, 15mila aziende convenzionate e oltre 67mila Lyconet Marketer) gravavano da tempo perplessità. Ma a dare corpo ai tanti sospetti è arrivato, a gennaio, il provvedimento dell’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato (Agcm) che, dopo “un complesso procedimento istruttorio”, ha concluso che “il sistema di promozione utilizzato per diffondere fra i consumatori una formula di acquisto di beni con cashback (ovvero con la restituzione di una percentuale del denaro speso presso gli esercenti convenzionati) è scorretto in quanto integra un sistema dalle caratteristiche piramidali, fattispecie annoverata dal Codice del Consumo tra le pratiche commerciali in ogni caso ingannevoli”. E ha comminato alla società una pesante sanzione di 3,2 milioni di euro.

L’Agcm ha confermato quanto centinaia di aderenti lamentavano da tempo. La pratica della shopping community si sostanzia nel promuovere, tramite internet ed eventi vari, l’adesione ad un programma di diffusione di una formula di acquisti in cashback mediante un sistema di multilevel marketing basato sul coinvolgimento di un numero sempre maggiore di consumatori, a cui si prospetta un notevole ritorno economico conseguibile con vari percorsi. L’acquisto con il cashback prevede che essi si registrino dal portale del professionista, ricevano una card per gli acquisti necessaria a conseguire uno sconto e ottengano l’attribuzione di shopping point, e invitino nuovi consumatori a registrarsi e tesserarsi, assicurandosi lo 0,5% di bonus amicizia (diretto) sui loro acquisti e lo 0,5% (indiretto) sugli acquisti dei consumatori tesserati “arruolati” a loro volta dai propri segnalati. Il meccanismo viene presentato come in grado di far ottenere facili e rapidi guadagni fino all’indipendenza economica: esso, infatti, prevede anche l’assunzione della qualifica di Lyconet Marketer per quanti, da semplici consumatori, diventano “sviluppatori” del sistema, e un piano commissionale basato sul raggiungimento e il mantenimento di elevati livelli di shopping points. E si alimenta sull’attività di reclutamento di nuovi aderenti da introdurre nel circuito.

In realtà si tratta di un metodo diffuso in tutto il mondo e adottato da tanti altri players. Il fatto è che, come ha appurato l’Agcm, il cashback e la relativa possibilità di ottenere uno sconto differito sugli acquisti costituisce in realtà solo un aspetto secondario dell’attività di Lyoness e del volume economico generato dal sistema: un sesto dei ricavi complessivi. E il resto? Si regge sulle quote richieste per oltrepassare la barriera di semplici tesserati e avviare una propria carriera all’interno della catena. Per fare ciò occorre accumulare un numero rilevante di shopping points (il meccanismo di remunerazione del piano di compensazione) di fatto irrealizzabile mediante meri acquisti di prodotti: ciò è possibile solo con versamenti di somme di denaro. E’ richiesta una prima quota d’ingresso di 2.400 euro, ma poi la carriera dipende dal coinvolgimento, con relativa affiliazione, di altri consumatori che versino a loro volta la quota d’ingresso o dall’acquisto di altre quote come le “cloud”, divise per nazione e che promettono guadagni nell’ambito del giro d’affari di quel Paese. E’ proprio sulla scorta di questo meccanismo, che vale oltre l’80% del fatturato Lyoness, e di cui il Garante ha inibito la prosecuzione, che l’Agcm ha individuato il sistema come piramidale: in pratica, il cosiddetto Schema Ponzi, che permette ai primi che iniziano la catena di ottenere elevati ritorni economici ma impone ai successivi subentrati di coinvolgere altre persone o investire sempre maggiori somme di danaro per avere un effettivo riscontro. Il risultato, infatti, è che i guadagni degli affiliati derivano quasi esclusivamente dalle quote pagate dai nuovi investitori o dagli stessi affiliati, e non da attività produttive e commerciali. Va da sé che un tale sistema è fisiologicamente destinato a non remunerare la stragrande maggioranza degli aderenti: dall’istruttoria è emerso che i soggetti che sono effettivamente riusciti a conseguire posizioni rilevanti all’interno del sistema corrispondono allo 0,04%, solo 31 Lyconet su 67.016 operanti in Italia. La conseguenza è che ci sono migliaia di persone che hanno investito parecchi soldi, mediamente alcune migliaia di euro, ma in alcuni casi anche decine di migliaia, ma non hanno recuperato se non in minima parte l’investimento, senza contare che spesso hanno coinvolto familiari, parenti e amici.

Al 28enne di Argelato (BO) che ha presentato il primo sposto in assoluto, alla Guardia di Finanza di Bologna, è andata relativamente di lusso: coinvolto da un’amica, ha iniziato la sua esperienza in Lyoness nel giugno 2017 e, dopo aver pagato i 2.400 euro d’ingresso, aver acquistato una quota cloud  da 1.500 e aver corrisposto la “easy shop” di 50 euro mensili per attivare il piano provvigionale e restare marketer attivi (c’è anche questa ulteriore “gabella” da mettere in conto), pochi mesi dopo, sempre più insospettito, ha di fatto sospeso l’attività. Se l’è “cavata” con meno di cinquemila euro. In tutta l’Emilia, i consumatori rivoltisi a Studio 3A sono una ventina.

Peggio è andata al 25enne torinese che ha presentato il primo esposto presso la guardia di Finanza di Torino: entrato nel dicembre del 2017 in Lyoness, lui non ha solo pagato la quota d’ingresso di 2.400 euro più 50 euro al mese, ma ha acquistato anche una prima quota cloud da 1500 euro, ne ha spesi 500 per partecipare a un mega evento aziendale a Praga al termine del quale, in vista delle grosse novità annunciate, ha acquistato un’ulteriore quota cloud. “Ad oggi – commenta amaro – mi trovo ad aver investito oltre 7.000 euro all’interno di un’attività in cui sono stato attirato in maniera poco chiara e non veritiera, con promesse mai mantenute e metodologie di lavoro lontane dalla mia etica”.

Il 48enne di Rozzano che ha depositato il primo esposto “milanese” – gli assistiti di Studio 3A in Lombardia sono 28 -, invece, è entrato in Lyoness fin dal 2015 e di bonifici ne ha fatti parecchi: quota d’ingresso di 2.400 euro più 100 euro per l’acquisto di “starter pack”, 5 quote cloud da 1500 euro e ancora, nel giugno 2018, altri 2.500 euro per un nuovo prodotto, i cloud enterprise, che dovevano garantire guadagni presso tutto il pacchetto mondiale. Contando anche la quota di 50 euro al mese, siamo oltre i diecimila euro. 

Oltre ai soldi persi, ciò che accomuna queste denunce sono anche i racconti dei metodi usati per promuovere il sistema, il “pressing” martellante a cui gli aderenti sono sottoposti per acquistare le quote, le promesse fatte alle convention, peraltro tutte a pagamento, con “colpi di teatro” come l’arrivo di dirigenti in Ferrari, le strategie psicologiche e “motivazionali” al limite: tutti sistemi che configurerebbero non solo violazioni sul fronte del codice del consumo ma anche reati penali, compreso quello di truffa che consiste, appunto, nell’indurre qualcuno in errore con artifizi e raggiri per procurare a sé e ad altri un ingiusto profitto con l’altrui danno.

Queste circa 250 persone che ora, sulla scorta del pronunciamento dell’autorità garante, hanno trovato la forza di pretendere indietro i soldi investiti, e carpiti evidentemente con modalità e presupposti non esattamente leciti, si sono dunque rivolti a Studio 3A-Valore Spa, società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela de diritti dei cittadini. Studio 3A ha immediatamente richiesto a Lyoness la restituzione integrale delle somme in questione ma, dopo lunghi tira e molla da parte dell’azienda, e di fronte alla sua disponibilità di restituire solo una percentuale dei soldi, ha deciso di rompere gli indugi, di coinvolgere i finanzieri per le opportune indagini finanziarie e di adire le vie legali per ottenere giustizia per i propri assistiti ma anche per fare finalmente e definitivamente chiarezza, più in generale, su un fenomeno che interessa decine di migliaia di consumatori e famiglie.

Servizi Video

TG Verona

VeronaNetwork