Articolo Pubblicato il 25 novembre, 2020 alle 18:00.

Dopo il rallentamento post lockdown, il mese di ottobre, con oltre 12mila e 500 casi in più, conferma la recrudescenza delle infezioni di origine professionale da Covid già rilevata in settembre, in linea con l’esplosione della “seconda ondata” del virus. E purtroppo anche i decessi denunciati sono 13 in più rispetto al mese precedente raggiungendo quota 332, circa un terzo di tutti gli infortuni mortali dall’inizio del 2020.

 

In ottobre 12.653 denunce di infortunio sul lavoro da coronavirus

Questi, in estrema sintesi, i dati del decimo report nazionale elaborato dalla Consulenza statistico attuariale dell’Inail, pubblicato il 23 novembre 2020 e che riporta e analizza il numero di denunce pervenute all’istituto al 31 ottobre, con particolare riferimento a quelle relative all’ultimo mese.

Il monitoraggio rileva che alla data, appunto, del 31 ottobre le denunce di infortunio sul lavoro a seguito di Covid-19 segnalate all’Inail sono state 66.781, il 15,8% di tutte quelle pervenute da inizio anno e il 9,8% dei contagiati nazionali totali comunicati dall’Istituto Superiore della Sanità alla stessa data, concentrate soprattutto nei mesi di marzo (41,9%), aprile (27,4%) e proprio ottobre (17,7%): il 5,7% sono invece denunce afferenti al mese di maggio, il 2,5% a settembre, l’1,4% a febbraio e a giugno, l’1,2% ad agosto e lo 0,8% a luglio.

Rispetto al monitoraggio effettuato alla data del 30 settembre (54.128 denunce), i casi in più sono 12.653, di cui 11.798 riferiti ad ottobre, complice, come detto, la “seconda ondata” di contagi osservata in tale mese che ha avuto un impatto significativo anche in ambito lavorativo: gli altri 855 casi sono imputabili ai mesi precedenti, in particolare a settembre (infatti, il consolidamento dei dati permette di acquisire informazioni non disponibili nei mesi precedenti).

La dinamica per sesso, fasce d’età e nazionalità

Più di due terzi dei contagiati sono donne, il 69,7%, il restante 30,3% uomini. L’età media dall’inizio dell’epidemia è di 47 anni per entrambi i sessi; l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è 48 anni (la stessa riscontrata dall’Iss sui contagiati nazionali). Considerando i casi dell’ultimo mese l’età mediana dei lavoratori si è abbassata a 47 anni (47 per le donne e 46 per gli uomini). Il dettaglio per classe di età mostra come il 43,1% del totale delle denunce riguardi quella tra i 50 e 64 anni: seguono le fasce 35-49 anni (36,4%), 18-34 anni (18,4%) e over 64 anni (2,1%);

Gli italiani sono l’84,7% (sette su dieci sono donne), gli stranieri il 15,3% (otto su dieci sono donne): le nazionalità più colpite sono la rumena (20,3% dei contagiati stranieri), la peruviana (15,5%), l’albanese (7,7%) e l’ecuadoregna (5,2%).

La distribuzione territoriale

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione delle denunce del 53,1% nel Nord- Ovest (con in testa la Lombardia che da sola totalizza il 33,1% dei casi), del 22,3% nel Nord-Est (Emilia Romagna 9,3%), del 13,2% al Centro (Toscana 5,9%), dell’8,3% al Sud (Campania 3,7%) e del 3,1% nelle Isole (Sicilia 1,8%). Le province con un maggiore numero di contagi sono Milano (11,3%), Torino (7,7%), Brescia (4,4%), Bergamo (3,8%), Roma (3,5%) e Genova (3,0%): Milano è anche la provincia che registra il maggior numero di contagi professionali nel mese di ottobre, seguita da Napoli e Roma.

I settori più colpiti

Delle 66.781 denunce di infortunio da Covid-19, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (98,1%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative, per Conto dello Stato, Agricoltura e Navigazione è di 1.259 unità.

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo, istituti, cliniche e policlinici universitari, residenze per anziani e disabili…) registra il 69,8% delle denunce, seguito dall’amministrazione pubblica (attività degli organismi preposti alla sanità – Asl – e amministratori regionali, provinciali e comunali) con l’8,7%, dal noleggio e servizi di supporto (servizi di vigilanza, di pulizia, call center,…) con il 4,4%, dal settore manifatturiero (addetti alla lavorazione di prodotti chimici, farmaceutici, stampa, industria alimentare) con il 3,4%, dalle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione con il 2,5% e dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con l’1,8%.

 

Le “tre fasi” della pandemia

Pur nella provvisorietà dei dati soggetti a consolidamento, un’analisi delle denunce di infortunio per mese di accadimento rileva che al picco dei contagi dei mesi di marzo e aprile (dove si concentrano quasi il 70% dei casi) è seguito un ridimensionamento a maggio e soprattutto nei mesi estivi di giugno-agosto (al di sotto dei mille casi mensili, anche in considerazione delle ferie per molte categorie di lavoratori). A settembre si è però cominciata a registrare una recrudescenza delle denunce che hanno sfiorato i 1.700 casi, per arrivare al mese di ottobre nel quale la “seconda ondata” ha avuto un impatto significativo anche in ambito lavorativo, portando a quota 12mila i casi da Covid-19, cifra peraltro destinata ad aumentare nella prossima rilevazione per effetto del consolidamento particolarmente influente sull’ultimo mese della serie.

Ripartendo l’intero periodo di osservazione in tre intervalli, fase di “lockdown” (fino a maggio compreso), fase “post lockdown” (da giugno ad agosto) e fase di “seconda ondata” di contagi (settembre-ottobre), si possono riscontrare significative differenze in termini di incidenza del fenomeno in vari settori: per l’insieme dei settori della sanità, assistenza sociale e amministrazione pubblica si osserva una progressiva riduzione dell’incidenza delle denunce nelle prime due fasi e una risalita nella terza (si è passati dall’80,5% dei casi codificati nel primo periodo fino a maggio compreso, al 49,8% del trimestre giugno-agosto, per poi risalire al 74,5% nel bimestre settembre-ottobre).

Viceversa altri settori, con la graduale ripresa delle attività (in particolare nel periodo estivo), hanno visto aumentare l’incidenza dei casi di contagio nelle prime due fasi e una riduzione nella terza, come i servizi di alloggio e ristorazione (passati dal 2,5% del primo periodo, al 6,2% del trimestre successivo e all’1,9% nel bimestre settembre-ottobre) o i trasporti (passati dall’1,2%, al 5,6% e al 2,2%). Il decremento in termini di incidenza osservato nell’ultimo bimestre non deve però trarre in inganno; infatti nei due settori appena citati, come del resto in tutti gli altri, il fenomeno è ripreso vigorosamente ad ottobre in termini di numerosità delle denunce: a diminuire è la quota di questi casi sul totale, a fronte del più consistente aumento che caratterizza – sia in valore assoluto che relativo – nuovamente la sanità. Il commercio si distingue dagli altri settori per una continua crescita nelle tre fasi considerate (passa dall’1,4% al 3,0% e al 3,5%).

 

Le professioni più esposte

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta da contagi con il 39,3% delle denunce (in più di tre casi su quattro sono donne), circa l’83% delle quali relative a infermieri. Seguono gli operatori socio-sanitari con il 20% (l’81,3% sono donne), i medici con il 10,1% (il 46,3% sono donne), gli operatori socio-assistenziali con l’8,4% (l’84,8% donne) e il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliario, portantino, barelliere) con il 4,6%.

Il restante personale coinvolto riguarda, tra le prime categorie professionali, impiegati amministrativi (3,4%), addetti ai servizi di pulizia (2,0%), dirigenti sanitari (1,1%) e i conduttori di veicoli (1,0% con una preponderanza di contagi maschili, 91%).

Con riferimento all’analisi dei dati per mese di accadimento, si osserva una progressiva riduzione dell’incidenza dei casi di contagio per le professioni sanitarie nelle prime due fasi e una risalita nella terza: tra queste, la categoria dei tecnici della salute (prevalentemente infermieri) è passata dal 39,6% del primo periodo fino a maggio compreso, al 23,3% del trimestre giugno-agosto, per poi risalire al 41,1% nell’ultimo bimestre, così come i medici, scesi dal 10,2% nella fase di “lockdown” al 4,0% in quella “post lockdown”, per poi registrare l’11,0% nella “seconda ondata” dei contagi.

Altre professioni, con il ritorno alle attività, hanno visto invece aumentare l’incidenza dei casi di contagio nelle prime due fasi e registrato una riduzione nella terza, come gli esercenti e addetti nelle attività di ristorazione (passati dallo 0,6% del primo periodo al 3,6% di giugno-agosto e all’1,0% tra settembre e ottobre), gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia (passati dallo 0,6% all’1,2% e poi allo 0,9%) o gli artigiani e operai specializzati delle lavorazioni alimentari (da 0,2% al 6,0% e allo 0,3%);

Un’analisi delle denunce di infortunio per età dei lavoratori contagiati dal nuovo coronavirus evidenzia, infine, come i tecnici della salute abbiano un’età media al contagio di 44 anni, tendenzialmente più giovani di 4 anni rispetto al complesso degli infortunati. Più elevata l’età al contagio degli impiegati addetti alla segreteria e agli affari generali (51 anni), del personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione (50 anni), dei medici e dei conduttori di veicoli (49 anni).

 

Le denunce di contagio con esito mortale

Il monitoraggio alla data del 31 ottobre 2020 rileva 332 denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale a seguito di Covid-19 pervenute all’Inail (circa un terzo dei decessi denunciati all’istituto da inizio anno, con una incidenza dello 0,9% rispetto al complesso dei deceduti nazionali da Covid- 19 comunicati dall’Iss al 31 ottobre).

Di questi il 34,9% deceduti a marzo, il 53,7% ad aprile, il 6,6% a maggio, l’1,5% a giugno, l’1,8% a luglio, lo 0,3% ad agosto, nessun caso denunciato a settembre e l’1,2% a ottobre. Rispetto al monitoraggio del 30 settembre (319 casi), i decessi sono 13 in più, per lo più distribuiti tra marzo e maggio (il consolidamento dei dati, come detto, permette di acquisire le informazioni non disponibili nei mesi precedenti), e 4 decessi a ottobre.

La dinamica per sesso, età e nazionalità

Per l’83,7% i decessi hanno interessato gli uomini, il 16,3% le donne (al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce). L’età media dei deceduti è 59 anni (57 per le donne, 59 per gli uomini), l’età mediana è 60 anni, 59 anni per le donne e 60 per gli uomini (82 anni quella calcolata dall’ISS per i deceduti nazionali). Il dettaglio per classe di età mostra come il 70,8% del totale delle denunce riguardi quella da 50 a 64 anni: seguono le fasce over 64 anni (19,0%), 35-49 anni (9,0%) e under 34 anni (1,2%).

Gli italiani sono l’88,9% (circa nove su dieci sono maschi); gli stranieri l’11,1% (sette su dieci sono maschi): le comunità più colpite sono la peruviana (con il 16,2% dei decessi occorsi agli stranieri), la rumena e l’albanese (13,5% per entrambe).

L’analisi territoriale

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei decessi del 55,6% nel Nord- Ovest (Lombardia 41,3%), del 13,3% nel Nord-Est (Emilia Romagna 9,3%), del 12,7% nel Centro (Lazio 5,1%), del 16,6% al Sud (Campania 7,5%) e dell’1,8% nelle Isole (Sicilia 1,8%). Molise, Basilicata, Sardegna e Provincia Autonoma di Bolzano non hanno registrato casi mortali. Le province che contano più decessi sono Bergamo (11,4%), Milano (8,1%), Brescia (7,5%), Napoli (6,3%), Cremona (5,4%) e Roma (4,2%).

Settori e professioni

Dei 332 decessi da Covid-19, la stragrande maggioranza riguarda la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (circa il 92%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative, per Conto dello Stato, Navigazione e Agricoltura è di 27 unità.

Rispetto alle attività produttive coinvolte dalla pandemia, il settore della sanità e assistenza sociale registra il 21,6% dei decessi codificati, seguito dalle attività del manifatturiero con il 14,0%, dal trasporto e magazzinaggio con il 12,3%, dal commercio all’ingrosso e al dettaglio con il 10,6%, dall’amministrazione pubblica con il 10,2%, dalle costruzioni con il 7,6%, dalle attività professionali, scientifiche e tecniche (dei consulenti del lavoro, della logistica aziendale, di direzione aziendale) con il 4,7%, dalle attività finanziarie e assicurative con il 4,2% e da quelle dei servizi di alloggio e ristorazione e dalle altre attività dei servizi (pompe funebri, lavanderia, riparazione di computer e di beni alla persona, parrucchieri, centri benessere…), con il 3,8% ciascuna, e infine le attività inerenti il noleggio, agenzie di viaggio, servizi di supporto alle imprese con il 3,4%;

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia come circa un terzo dei decessi riguardi personale sanitario e socio-assistenziale. Nel dettaglio, le categorie più colpite dai decessi sono quelle dei tecnici della salute (il 52% sono infermieri, di cui metà donne) con il 10,0% dei casi codificati e dei medici con il 6,6% (un decesso su dieci è femminile). A seguire gli operatori socio-sanitari con il 4,8% (ugualmente distribuiti per genere), il personale non qualificato nei servizi sanitari (ausiliari, portantini, barellieri) con il 3,8% e gli operatori socio- assistenziali (due su tre sono donne) con il 3,1%, infine gli specialisti nelle scienze della vita (tossicologi e farmacologi) con il 2,1%.

Le restanti categorie professionali coinvolte riguardano gli impiegati amministrativi con l’11,4% (nove su dieci sono uomini), gli addetti all’autotrasporto con il 6,2% (tutti uomini), gli addetti alle vendite con il 2,8%, i direttori, dirigenti ed equiparati dell’amministrazione pubblica e nei servizi di sanità, istruzione e ricerca con il 2,4%, i dipendenti nelle attività di ristorazione, gli addetti ai servizi di sicurezza, vigilanza e custodia, gli artigiani edili e quelli meccanici, tutti con il 2,1% ciascuno.