Articolo Pubblicato domenica, 7 luglio, 2019.

Sempre più pazienti si rivolgono a Studio 3A per essere risarciti e le battaglie sono lunghe: per una 62enne che ha ottenuto 16mila euro, una 95enne non ha fatto a tempo vedere nulla

A una (oggi) 62enne casalinga di Jesolo l’impianto di un dente è costato la perdita della sensibilità del labbro: lei, almeno, è stata risarcita. Per contro, è appena iniziata la battaglia di una 60enne domiciliata a Venezia, altra vittima di un implantologia fallimentare per la quale ha dovuto fare, nel vero senso della parola, un mutuo da oltre ventimila euro che vuole giustamente recuperare. Non vedrà mai il risarcimento, invece, una quasi centenaria di Cavallino Treporti, a cui hanno “incollato” la dentiera con la resina, con effetti devastanti: l’anziana, una dei tanti pazienti “scottati” dal caso “Ideasorriso”, è mancata in questi giorni.

Tre vicende che sono la punta dell’iceberg perché sono alcune decine le persone che, specie nell’ultimo periodo, si sono affidate a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, lamentando di aver subito gravi danni a causa di cure odontoiatriche praticate male, fattispecie che rappresenta ormai una percentuale importante delle pratiche di mala sanità gestite dall’azienda. Per fortuna non sono situazioni in cui è in gioco la vita, ma si tratta sempre di casi che implicano profonde sofferenze fisiche e morali, con ripercussioni sul piano estetico e dell’auto-stima, causano cospicui esborsi di danaro e comportano spesso lunghi strascichi legali perché gli studi dentistici tendono a negare anche l’evidenza pur di non risarcire, sperando che i clienti (a ragione) insoddisfatti lascino perdere.

E’ ciò che è capitato alla 62enne di Jesolo che nel 2015 si era rivolta, nella sua città, allo studio del dott. N. P., per la rimozione del secondo premolare inferiore di sinistra e contestuale inserimento di un impianto osteointegrato: a seguito dell’intervento ha perso la sensibilità dell’emilabbro inferiore di sinistra con comparsa di perestesie e si è dovuta rivolgere a un altro dentista per togliere l’impianto e rifarne uno nuovo. Ma il danno neurologico è rimasto. La paziente, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi, si è rivolta a Studio 3A chiedendo di essere risarcita ma N. P. ha denegato ogni responsabilità. Si è dovuta avviare una procedura di accertamento tecnico a scopo conciliativo con la nomina da parte del Tribunale di Venezia di un consulente tecnico d’ufficio, che è giunto alle stesse conclusioni dei medici legali di parte messi a disposizione da Studio 3A per valutare la sua assistita. Il Ctu ha confermato che la lesione era diretta conseguenza dell’applicazione della fixture con invasione del canale mandibolare che aveva causato la perdita di sensibilità della zona innervata dal nervo alveolare inferiore di sinistra, per un’invalidità permanente riconosciuta del 4%, più il danno biologico temporaneo e il livello di sofferenza. Solo dopo questa perizia il dentista ha ritenuto di transare evitando una causa che avrebbe perso e la signora in questi giorni è stata risarcita dall’assicurazione dello studio con 16mila euro, più le spese legali. Dopo quattro anni di battaglia.

E’ un calvario anche quello passato dalla 60enne veneziana che un mese fa, tramite la consulente personale Alice Righi, si è rivolta a Studio 3A per ottenere giustizia. La donna dal 2006 al 2016 è stata in cura dallo studio dentistico mestrino del dott. A. B. dove ha subito estrazioni, cure canalari e interventi di implantologia e di trapianto all’osso palatale per rafforzare le zone interessate, ma con continue complicazioni, fenomeni di rarefazione in corrispondenza degli impianti, la necessità di usare apparecchi correttivi. Così ha cambiato medico passando a G. M., con studio a San Vendemmiano (Treviso), che le ha rimosso tutta la parte relativa all’implantologia, capsule e altri lavori precedenti, rifacendo tutte le corone, per un preventivo di 22.650 euro: per pagarli ha dovuto chiedere un prestito in banca. Ma nel gennaio 2019 sono ricominciati i problemi di sanguinamento gengivale, infezioni, dolori lancinanti e una nuova fistola. Si è dovuta rivolgere a un ulteriore professionista.

Ma la vicenda più dolorosa è quella di una 95enne di Cavallino Treporti che nel 2015 si era rivolta alla clinica Ideasorriso di Ca’ Savio per una banale seduta di manutenzione della protesi inferiore totale ancorata a inserti endossei, con sostituzione degli elementi intermedi di connessione implantare. L’applicazione dei nuovi elementi non è risultata efficace, la protesi non rimaneva ancorata e la dentiera si staccava di continuo. Non riuscendo a venire a capo del problema, il dentista le ha applicato della resina, con effetti disastrosi: l’applicazione, unita alla mancata connessione della protesi inferiore nel lato sinistro, ha comportato da un lato la mobilità del manufatto, dall’altro l’impossibilità di una sua completa rimozione, il che impediva una corretta igiene orale con conseguente comparsa di gengivite e faringite. L’ultranovantenne è dovuta correre al Pronto soccorso e ricoverarsi in ospedale, dove non è rimasto che procedere alla rimozione forzata della protesi, con dolori atroci e il danneggiamento irreversibile della dentiera, che l’anziana ha dovuto rifare, con ulteriori spese. La paziente, tramite Riccardo Vizzi, si è rivolta a Studio 3A che ha chiesto i danni alla Mingardi Medical Center srl di Padova, proprietaria di questo e degli altri 14 centri Ideasorriso in Italia, che però non ha mai risposto: non le hanno nemmeno restituito l’acconto di 250 euro versato per le prestazioni. A oltre novant’anni, la signora ha pure dovuto intentare una causa civile avanti il Giudice di Pace di Venezia per vedersi risarcire i danni biologici e patrimoniali conseguenti all’evidente errore medico e al grave inadempimento contrattuale dello studio, la cui proprietà, la Medical Center, nel frattempo, ha chiesto e ottenuto il concordato preventivo, il che complicherà l’iter risarcitorio, e diverse sue cliniche hanno chiuso lasciando a terra i pazienti. “Morirò prima di vedere la fine della pratica” scherzava la nonnina, che purtroppo è stata buona profeta: nei giorni scorsi è deceduta. Ma Studio 3A continuerà la battaglia per il suo risarcimento che spetta comunque agli eredi, e per mettere in guardia i cittadini dal valutare bene le “catene dentali”, gli studi dentistici che si caratterizzano per la presenza di un marchio aziendale unico e un’ampia diffusione sul territorio nazionale, che da tempo si propongono come alternativa agli studi tradizionali con uno o pochi associati, che hanno uno spiccato approccio commerciale e propongono piani di cura “al ribasso”. E alla fine, non infrequentemente, chiudono per riciclarsi altrove.