Articolo Pubblicato sabato, 12 gennaio, 2019.

La vittima aveva soltanto 57 anni: è deceduto il 12 novembre 2017.

In seguito alla richiesta di rinvio a giudizio il Gup ha fissato l’udienza preliminare per il 2 aprile

Prima gli diagnosticano con grave ritardo un tumore al cervello, poi, dopo un delicato intervento chirurgico, viene colpito da ripetute infezioni ma i medici non comprendono che si tratta di meningite batterica, non lo curano adeguatamente, e il paziente muore, a soli 57 anni. Il Pubblico Ministero del Tribunale di Rovigo, dott.ssa Monica Bombana, ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo in concorso per due medici infettivologi dell’ospedale Santa Maria della Misericordia, ritenuti responsabili del decesso, avvenuto il 12 novembre 2017, di P. B., un 57enne residente in provincia, in un comune del basso Polesine: un procedimento penale aperto in seguito all’esposto presentato dai familiari della vittima, che per essere assistiti e fare piena luce sui fatti, tramite il consulente personale Riccardo Vizzi si sono affidati a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini. 

E che finalmente vedono coronata la loro battaglia per ottenere verità e giustizia. A fronte della richiesta del Sostituto Procuratore, infatti, il Gup, dott. Pietro Mondaini, ha fissato l’udienza preliminare per il 2 aprile 2019, alle ore 9, presso il Palazzo di Giustizia di Rovigo.

Dalla metà di maggio 2017 P. B., commerciante ambulante, comincia a lamentare mal di testa sempre più frequenti e dolorosi ma il suo medico di base, a cui si rivolge più volte, anche di fronte all’evidente dimagrimento e alla perdita di forze che quasi gli impediscono di reggersi in piedi, gli prescrive solo degli integratori alimentari. Il 30 giugno però una radiografia alla colonna vertebrale effettuata all’ospedale di Porto Viro rileva la causa di quei dolori e di quella perdita di peso, evidenziando la presenza di una massa tumorale al cervello. Finalmente ricoverato il 26 luglio all’ospedale di Rovigo, da dove non uscirà più, il 57enne due giorni dopo viene operato nel reparto di Neurochirurgia: l’intervento riesce ma i medici avvertono subito i familiari che si tratta di una neoplasia molto lesiva. E, non bastasse, la ferita prodotta dall’operazione non si cicatrizza al punto da determinare un’infezione che rende necessari ben quattro interventi di prelievo di epidermide dalle gambe e successivo reimpianto nel sito dell’operazione chirurgica, più, il 20 settembre, l’ulteriore inserimento di un sondino sottocutaneo testa-stomaco per il drenaggio.

Ma, dopo qualche timido miglioramento che consente di trasferire il paziente dalla Rianimazione in reparto, la situazione precipita a causa delle continue infezioni: i familiari si sarebbero sentiti dire dai medici che si trattava ora di tubercolosi, ora di malaria e persino di lebbra. Finché, il 12 novembre, il 57enne spira. Non riuscendo a capacitarsi di quanto accaduto e non ottenendo risposte dai sanitari, i congiunti della vittima hanno quindi deciso di presentare un esposto alla magistratura e di rivolgersi a Studio 3A.

Il Pubblico Ministero Monica Bambana ha aperto un fascicolo, acquisito le cartelle cliniche e ha incaricato due consulenti tecnici d’ufficio di effettuare una perizia medico legale per stabilire le cause del decesso ed eventuali responsabilità dei sanitari: la dott.ssa Cecilia Ferronato, della sezione di Medicina Legale dell’Università di Ferrara, e il dott. Marco Libanore, direttore dell’Unità Operativa Malattie Infettive dell’ospedale di Ferrara. Ed è anche e proprio in forza della consulenza prodotta dai due Ctu che il Sostituto Procuratore ha ritenuto di chiedere al Gup l’emissione del decreto che dispone il giudizio a carico di G. C. F., 59 anni, e di M. G. C., 60 anni, entrambi medici della Soc Malattie Infettive dell’ospedale Santa Maria della Misericordia, “perché, in cooperazione colposa tra loro, in qualità di medici infettivologi, fornivano delle consulenze errate sul paziente Biolcati Paolo, già ricoverato per un intervento di asportazione di neoformazione in sede cerebrale destra con idrocefalo ostruttivo” scrive il Pm nella richiesta, datata 5 novembre 2018.

In particolare, prosegue il magistrato, il 5 settembre 2017 il dott. F. “diagnosticava una meningite da Candida incoerente con le caratteristiche del liquido cefalo-rachidiano (purulento), che deponevano invece per la sussistenza di una meningite batterica, omettendo di prescrivere idonea terapia antibiotica per il trattamento della meningite batterica”. L’8 settembrela dott.ssa C. confermava l’ipotesi diagnostica di “meningite da Candida non ancora tipizzata in trattamento”, omettendo di rivalutare e aggiornare la terapia antibiotica in atto”. E il 25 settembre la stessa dott.ssa C. “(in seguito e nonostante l‘indagine colturale su punta del drenaggio lombare del 13.9.2017, il peggioramento clinico del 17.9.2017, l’intervento rianimatorio del 18.9.2017 per insufficienza respiratoria acuta in probabile shock settico e l’indagine radiografica toracica del 19.9.2017 che documentava “addensamento parenchimale in sede basale a sinistra, versamento pleurico in sede basale sinistra”) sospendeva la terapia antibiotica in atto dall’1.8.2017 e sostituiva il principio attivo antifungino prescrivendo fluconazolo, anziché prescrivere un antibiotico attivo contro patogeni Gram positivi e negativi multiresistenti”. Errori che, secondo il magistrato, hanno “cagionato il decesso del paziente il 12 novembre 2017 per insufficienza multiorgano e shock settico”, con conseguente richiesta di rinvio a giudizio e avviso del Gup, trasmesso il 4 gennaio 2019, di fissazione al 2 aprile dell’udienza preliminare.

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