Articolo Pubblicato il 14 aprile, 2016 alle 17:53.

TESTATA: Il Gazzettino – 14/04/2016

Le è stata già riconosciuta una invalidità del 50%, ma dal giorno dell’incidente non ha ricevuto neppure un centesimo di anticipo. Soldi che le sarebbero serviti per coprire le spese fino ad oggi sostenute (e molte altre ne verranno) per gli interventi e le terapie cui si è sottoposta. Una beffa che si aggiunge al calvario e al dolore già sostenuti, per Marta Sensini, 27 anni. Figlia del sindaco Massimo, il 10 maggio di un anno fa rimase vittima di un gravissimo incidente stradale lungo la tangenziale di Treviso. La giovane viaggiava come passeggera della moto condotta dal fidanzato quando, all’altezza dell’uscita dell’ospedale, l’incìdente: sbalzati sull’asfalto, vengono poi travolti da un’altra auto. I due vengono trasportati al Ca’ Foncello, dove rimangono per alcuni giorni in terapia intensiva. Il fidanzato rimane paralizzato. Marta subisce l’asportazione della milza, quindi varie fratture, compresa quella del femore, dell’ala sacrale, della scapola e di diverse costole; tutto questo fa attestare una invalidità lavorativa (certificata dalla commissione medica dell’Inps) del 50%. «Sta facendo ancora vari vaccini come conseguenza del problema alla milza -ricorda il papà Massimo – oltre alle varie terapie. I danni che ha subito la condizioneranno per tutta la vita. In questi mesi aveva chiesto semplicemente un piccolo anticipo su quanto sicuramente le verrà riconosciuto (anche se l’ammontare sarà stabilito al termine), per fare fronte alle spese». E il punto è proprio questo: l’Itas Mutua ad oggi non ha versato nulla di anticipo, così com’era stato chiesto più volte dallo Studio 3A di Mestre, che si sta occupando di tutta la pratica. «Un atteggiamento che fa rabbia – commenta il presidente Ermes Trovò – perché qui non si parla di un indennizzo in forse, ma di un risarcimento che Marta otterrà comunque». A oggi le risposte date a 3A sono state di richiesta di ulteriore documentazione: «Pretesti per respingere una richiesta legittima e di buon senso». Amareggiata anche la famìglia: «È triste che una società importante si comporti in questo modo», continua il sindaco. «È anche una questione morale».

Fabrizio Cibin