Articolo Pubblicato il 11 settembre, 2020 alle 16:57.

Così scatta la franchigia. Marsh Risk Consulting riconosce “0” per le spese mediche di un cestita di Mira tesserato Csi infortunatosi in partita. E 200 euro per il braccio rotto!

La fisioterapia effettuata a domicilio, su specifica e motivata richiesta del proprio medico, e tanto più opportuna in “epoca Covid”, non è un trattamento sanitario secondo la Marsh Risk Consulting, colosso dell’intermediazione assicurativa che nello specifico gestisce una polizza di UnipolSai: per essere tale, secondo questa molto discutibile interpretazione, va prestata solo da un operatore e in una struttura abilitati. Ergo, le spese sostenute per queste cure fatte a casa non vengono riconosciute, e così passa in cavalleria l’intero conto del paziente, “mangiato” dalla franchigia. Risultato, 200 euro di indennizzo per un braccio rotto!

Qui non si parla di cifre enormi, ma è una questione di principio e di giustizia quella che sta portando avanti Studio3A per un proprio giovane assistito, un cestista di 19 anni, di Mira, regolarmente tesserato con il Centro Sportivo Italiano. In un match del campionato Under 18 della sua squadra, disputato il 24 novembre 2019 in una palestra di Malcontenta, il ragazzo subisce un brutto infortunio di gioco: in un contrasto sotto canestro con un avversario cade malamente sul parquet procurandosi una pesante frattura biossea scomposta all’avambraccio destro. Viene ricoverato all’ospedale di Dolo e sottoposto a intervento di riduzione e osteosintesi con placca e viti, porta il gesso un mese e poi inizia la lenta e costosa riabilitazione. Per inciso, il ragazzo a gennaio dovrà subire una seconda operazione e quindi riaffrontare lo stesso calvario.

Come tutti i tesserati, il diciannovenne è coperto da un’assicurazione stipulata dal Csi con UnipolSai per la responsabilità civile verso terzi, infortuni, lesioni, eccetera, e quindi, tramite il responsabile della sede di Dolo, Ricardo Vizzi, per essere risarcito si affida a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che fa subito richiesta di apertura del sinistro e si interfaccia con la Marsh Risk Consulting, a cui è affidata la gestione di queste polizze.

Ma cominciano le brutte sorprese e non perché, come capita sovente, qui venga messo in discussione l’evento lesivo: a comprovare l’infortunio e la sua gravità parlano il referto arbitrale della gara, decine di testimoni, tutta quanta la documentazione medica. Il problema è il quantum, anzitutto perché questo prodotto assicurativo prevede risarcimenti irrisori per lesioni anche importanti, come appunto una frattura: il danneggiato ha ricevuto, a luglio, un assegno della bellezza di 200 euro. E per la Marsh gli obblighi finiscono qui, non intende riconoscere un centesimo di più anche se il giovane ha sostenuto spese mediche per 832 euro che, da contratto, ha il diritto di recuperare e di cui Studio3A ha richiesto a più riprese il pagamento.

Ma secondo la società di intermediazione, non sono rimborsabili le due fatture per complessivi 190 euro che il diciannovenne ha pagato per noleggiare un apparecchio per la magnetoterapia da effettuare a casa: non un suo capriccio, ma una precisa indicazione terapeutica, attestata dal certificato dalla visita ortopedica di controllo, fornita dallo specialista che lo ha seguito e che gli ha prescritto di sottoporsi ai trattamenti di notte (cosa impossibile in qualsiasi struttura sanitaria) in quanto questa fascia oraria è più favorevole alla formazione del callo osseo. E con il senno di poi anche una soluzione “obbligata”, dato che il secondo ciclo di magnetorerapia, quello più lungo, è stato effettuato ad aprile, in pieno lockdown da coronavirus.

Si è all’assurdo che la società che gestisce il sinistro per UnipolSai riconosce come valide le spese sostenute per una prima seduta di magnetoterapia presso uno studio fisioterapico, ma non quelle a domicilio perché non effettuate da un operatore abilitato e in una struttura sanitaria. Una posizione che va contro qualsiasi logica anche sul piano generale, perché, estendendo questo principio, verrebbero escluse tutte le terapie effettuate gioco forza a domicilio da pazienti impossibilitati a muoversi. E a cui Studio3A non ha saputo trovare altra spiegazione se non per mere ragioni di profitto: escludendo queste a un altro paio di fatture, infatti, secondo la compagnia le spese mediche rimborsabili ammonterebbero – guarda caso – a 465,6 euro, al di sotto dei cinquecento della franchigia fissa prevista dal contratto sotto la quale non si ha diritto di ricevere nulla. Il ragazzo e i suoi genitori sono rimasti indignati. Impossibile non denunciare e non contrastare fino all’ultimo queste condotte.