Articolo Pubblicato il 22 marzo, 2016 alle 14:36.

TESTATA: Vicenzatoday – 22/03/2016

“A un anno dall’attentato al museo del Bardo, due famiglie venete rimaste coinvolte sono costrette a citare la compagnia per ottenere il risarcimento dei danni patiti”

“In un anno solo porte chiuse in faccia”.

Il 18 marzo 2016, per le famiglie venete Forante e Gonzato: è il primo anniversario della strage al Museo del Bardo di Tunisi. Loro, come tanti altri partecipanti alla crociera sulla “Costa Fascinosa”, quel giorno c’erano e hanno vissuto l’incubo dall’inizio alle fine: un incubo di cui portano ancora le cicatrici, profonde.

Qui, infatti, non si parla di mera vacanza rovinata ma di strascichi pesantissimi. Mauro Forante e la moglie Luana Rossato, veronesi, stavano visitando il Museo al momento dell’attentato: raffiche di kalashnikov, persone colpite, uccise e gravemente ferite tutt’intorno, sangue dappertutto, urla di terrore, queste le scene del dramma. Sono vivi per miracolo e solo in modo rocambolesco sono riusciti a riguadagnare la nave e riabbracciare i loro due figlioletti, rimasti a bordo e che pure hanno vissuto ore di terrore per le sorti dei genitori. I due coniugi soffrono tuttora di gravi disturbi da stress post traumatico, attacchi di panico, incubi, paura dei luoghi affollati, e i loro figli di sindrome da abbandono.

Non molto diverse le vicissitudini toccate a un’altra coppia veneta, i vicentini Adriano Gonzato e Daniela Alba, anche loro tra i passeggeri della Costa Fascinosa in visita al Museo del Bardo ritrovatisi nel bel mezzo della sparatoria e della baraonda. Pure loro hanno rischiato a più riprese la vita e hanno dovuto percorrere parte del tragitto di ritorno in nave da soli, senza che nessuno di Costa li accompagnasse.

Le due coppie non imputano alla Compagnia solo una buona dose di disorganizzazione e scarsa professionalità nell’affrontare la grave situazione venutasi a creare (passeggeri costretti a rientrare da soli, scarse informazioni, sostegno psicologico prestato in ritardo, attraverso due sole psicologhe arrivate soltanto due giorni dopo i fatti, etc.), ma soprattutto la decisione stessa di portare i passeggeri in visita al Museo, nonostante le ripetute avvisaglie di pericolo.

Le due famiglie, rimaste traumatizzate, per ottenere un equo risarcimento dei danni subiti, attraverso la consulente Linda Mazzon si sono quindi rivolte a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela de diritti dei cittadini. Ma a un anno esatto dall’attentato, oltre al dolore del ricordo, si ritrovano anche con l’amarezza di non aver ottenuto alcuna risposta, nemmeno una piccola apertura dal parte della compagnia.