Articolo Pubblicato il 6 luglio, 2016 alle 12:13.

TESTATA: Il Gazzettino di Venezia – 06/07/2016

ALL’ANGELO. La piccola deceduta a 24 ore dalla nascita nel reparto di Ostetricia e Ginecologia

Perizia di tre esperti nominati dalla Procura: «Ci sarebbero stati ritardi nell’intervento».

L’Ulss 12 non si presenta all’appuntamento per la mediazione al fine di risarcire i genitori per la morte della figlia avvenuta a 24 ore dal parto. La vicenda riguarda il decesso della piccola Tasnim Mim, il 28 maggio del 2014, dopo essere venuta al mondo nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale dell’Angelo. All’epoca era intervenuto anche il governatore Luca Zaia che aveva assicurato: «Sarà mia cura dire al direttore generale dell’Ulss Dal Ben di chiarire la vicenda». Ma finora l’Ulss 12 ha ignorato la procedura di mediazione e la Procura di Venezia ha affidato una perizia a tre esperti che sono giunti alla conclusione che ci sarebbero stati dei ritardi negli interventi durante il parto. Ma ecco cosa era successo il 27 maggio dì due anni. La mamma, incinta di 38 settimane e 6 giorni, viene ricoverata all’Angelo per dare alla luce il suo primo figlio: la gravidanza è stata regolare, ma la donna viene costantemente monitorata perché è diabetica e ipertesa. Alle 22.54 la giovane donna viene sottoposta ad episiotomia – un taglietto – per facilitare l’uscita del feto: 13 minuti dopo viene espulsa la testa, ma non altrettanto avviene, come avrebbe dovuto, per le spalle. L’ostetrica allerta il medico di guardia, che dopo un po’ riesce a estrarre la piccola, ma le sue condizioni appaiono subito gravissime. II giorno successivo la neonata viene trasferita d’urgenza nella Patologia Neonatale dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso per asfissia grave e frattura dell’omero sinistro, Inutile ogni tentativo per salvarla, alle 22.15 muore.

I genitori denunciano quanto accaduto all’autorità giudiziaria che dispone l’autopsia sul corpicino. La consulenza tecnica collegiale disposta dal Pm Walter Ignazzitto ha visto impegnati il medico legale Silvia Tambuscio, il neonatologo Daniele Trevisanuto, e la ginecologa Alessandra Zambon. Le conclusioni parlano di «tardiva diagnosi della distocia delle spalle che ha determinato un tardivo avvio delle manovre di disimpegno… il danno neurologico così grave da cagionare la morte entro breve tempo dalla nascita sarebbe stato evitato da una condotta massimamente diligente da parte del medico di guardia che assisteva al parto». La coppia bengalese ha attivato la procedura di mediazione per arrivare a una definizione bonaria della vertenza, ma al primo incontro fissato per lunedì scorso l’Ulss non si è presentata. «Un atteggiamento inconcepibile che disattende gli impegni sbandierati all’indomani della tragedia dal Governatore del Veneto, Luca Zaia» osserva Ermes Trovò responsabile dell’agenzia di infortunistica 3A a cui si è rivolta la famiglia. A questo punto la coppia bengalese dovrà procedere con un atto di citazione avanti al Tribunale di Venezia.

L’AZIENDA

«Una tragedia, ma i medici hanno fatto tutto il possibile».

«Da subito a fianco alla famiglia vittima di un evento tragico, l’Ulss 12 Veneziana ha fatto svolgere immediatamente, come richiesto dal governatore Zaia, tutte le verifiche interne sull’accaduto. Ha così accertato che la vicinanza attiva a fianco dei genitori è stata immediata e la famiglia è stata seguita in ogni passo con il pieno supporto e con la presenza costante in primo luogo del Primario» spiega in una nota l’Ulss 12 sul caso della neonata morta il 28 maggio del 2014. «Sull’evento infausto, proprio a totale garanzia della famiglia, sono state espletate subito tutte le necessarie analisi, del cui esito i genitori sono stati immediatamente informati. Gli organi di controllo aziendale hanno evidenziato il comportamento corretto dei medici e del personale del Reparto. Tale comportamento è stato analizzato e confermato anche da parte dell’ente assicurativo, attivato a seguito dell’avvio del procedimento risarcitorio. La perizia dei consulenti tecnici attivati dall’ente assicurativo, integrata da parere specialistico, evidenzia come non vi siano responsabilità a carico dell’Azienda, È a partire da tali conclusioni che l’Azienda ha quindi comunicato all’Organismo competente la non adesione alla procedura di mediazione. La comunicazione motivata di non adesione è un passaggio tecnico di un complesso percorso giudiziario, e non può essere considerata come un mancanza di rispetto verso la famiglia».

Fulvio Fenzo