Articolo Pubblicato il 5 luglio, 2016 alle 11:21.

TESTATA: Veneziatoday – 05/07/2016

Neonata morì dopo il parto, i periti: “Comportamento non corretto dei sanitari”
Lo dichiara Studio 3A: la piccola spirò dopo essere nata all’ospedale dell’Angelo di Mestre. Genitori una coppia bengalese. Tentativo di mediazione a vuoto. L’Ulss 12: “Noi corretti”.

Neonata morì dopo il parto, i periti: “Comportamento non corretto dei sanitari”

“L’operato del personale sanitario è stato non corretto”. Questa sarebbe una delle conclusioni della perizia medico legale disposta dalla Procura di Venezia nel procedimento penale per la morte della piccola Tasnim Mim, avvenuta il 28 maggio del 2014, neanche 24 ore dopo essere venuta al mondo nel reparto di Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale dell’Angelo. Lo riporta lo Studio 3A in una nota: “Nonostante la responsabilità del proprio personale medico e infermieristico sia stata acclarata, l’Ulss 12 ha snobbato la procedura di mediazione attivata dalla famiglia per trovare una composizione sull’aspetto risarcitorio – si legge nel comunicato – I genitori sono una coppia di origine bengalese, ma residente da tempo in Italia, a Mestre”. Per ottenere giustizia, attraverso il consulente personale Diego Tiso, si è rivolta fin da subito a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, che ha seguito tutte le fasi delle vicenda a cominciare dall’esposto in Procura per denunciare l’episodio.

Parole da cui l’Ulss 12 prende le distanze, sottolineando come la richiesta di accordo sia andata a vuoto proprio per il fatto che l’azienda sanitaria ritiene essere nel giusto. Dunque la procedura di mediazione è saltata poiché non ci sarebbe alcun compromesso da trovare. Le parti rimangono distanti, dunque. Spetterà ora ai genitori della piccola decidere se portare la questione in Tribunale: “Sull’evento infausto, proprio a totale garanzia della famiglia, sono state espletate subito tutte le necessarie analisi, del cui esito i genitori sono stati costantemente e immediatamente informati – dichiara in una nota l’Ulss 12 – Gli organi di controllo aziendale hanno evidenziato il comportamento corretto dei medici e del personale del reparto. Tale comportamento è stato analizzato e confermato anche da parte dell’ente assicurativo, attivato a seguito dell’avvio del procedimento risarcitorio. La perizia dei consulenti tecnici attivati dall’ente assicurativo, integrata da parere specialistico, evidenzia come non vi siano responsabilità a carico dell’azienda. E’ a partire da tali conclusioni che l’azienda, su indicazione dell’ente assicurativo, ha quindi comunicato all’organismo competente la non adesione alla procedura di mediazione. La comunicazione motivata di non adesione è un passaggio tecnico di un complesso percorso giudiziario, e non può assolutamente essere considerata come un mancanza di rispetto e di attenzione verso la famiglia. E’ proprio a partire dalla consapevolezza di aver fatto tutto il possibile per evitare l’esito infausto della vicenda che l’Ulss 12 non partecipa ad alcuna conciliazione; non intende prestarsi, infatti, alla richiesta di chi insegue soluzioni di compromesso, attribuendo significati del tutto inopportuni a una fase tecnica di gestione di un lungo e complesso procedimento di verifica ed accertamento dei fatti, e agitando lo spettro di cause e giudizi che l’azienda sanitaria affronta con la consapevolezza del proprio corretto operare”.

Questo l’accaduto, secondo invece la ricostruzione fornita dallo Studio 3A: “La mattina del 27 maggio di due anni fa la mamma della bimba, incinta di 38 settimane e 6 giorni viene ricoverata all’ospedale dell’Angelo per dare alla luce il suo primo figlio: la gravidanza è stata regolare, le ecografie non hanno evidenziato problemi. La signora però viene costantemente monitorata in ragione della sua condizione di diabetica e ipertesa – si scrive – Alle 22.54 la giovane donna viene sottoposta ad episistomia medio laterale destra per facilitare l’uscita del feto: 13 minuti dopo viene espulsa la testa, ma non altrettanto avviene, come avrebbe dovuto, per le spalle. L’ostetrica, che aveva già chiamato da un po’ il medico di guardia, allertata evidentemente dalle anomalie in atto, annota la mancata uscita delle spalle nonostante due successive contrazioni, e a quel punto convoca anche l’anestesista e il pediatra, iniziando ad eseguire, su indicazione del ginecologo, alcune manovre comuni in questi casi. Solo dopo svariate prove andate a vuoto, il medico riesce a estrarre dal corpo materno la piccola Tasnim Mim, ma le sue condizioni appaiono subito gravissime: la neonata comincia a respirare solo al terzo tentativo di rianimazione. La neonata alle 4.10 del giorno dopo viene trasferita d’urgenza presso la Patologia Neonatale dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, con diagnosi di asfissia grave dalla nascita e frattura dell’omero sinistro, ma alle 22.15 del 28 maggio, purtroppo, muore.

I genitori denunciano l’accaduto all’autorità giudiziaria e il magistrato titolare delle indagini dispone l’autopsia: “L’esame vede impegnate ben tre professionalità mediche, data la delicatezza del caso – continua Studio 3A – un medico legale, la dottoressa Silvia Tambuscio, un neonatologo, il dottor Daniele Trevisanuto, e una ginecologa ostetrica, la dottoressa Alessandra Zambon”.

“Dato atto preliminarmente della discrepanza dei fatti descritta dalla documentazione sanitaria, l’operato del personale sanitario, principalmente del medico assistente al parto, sarebbe stato non corretto nelle seguenti fasi – dichiara lo studio -: tardiva diagnosi della distocia delle spalle (dopo circa tre-quattro minuti anziché un minuto come previsto), conseguentemente alla quale si è determinato un tardivo avvio delle manovre di disimpegno e di risoluzione della distocia; non adeguata effettuazione delle manovre di disimpegno; l’esecuzione delle manovre di Kristeller in condizioni non indicate. E ancora: “Si ritiene che l’eccessivo dispendio di tempo nel processo di diagnosi-risoluzione della distocia, nonché alcune ulteriori attività non adeguate, svolte durante l’assistenza al parto, abbiano avuto un ruolo eziologico nel determinare il decesso della neonata”, si legge. Questi sarebbero alcuni dei passaggi principali della consulenza. A questo punto è stata chiesta una procedura di mediazione per arrivare a una definizione bonaria della vertenza, ma lunedì l’Ulss12 all’appuntamento non si sarebbe presentata.

“Un atteggiamento inconcepibile, incomprensibile e che peraltro disattende gli impegni sbandierati all’indomani della tragedia dal governatore del Veneto, Luca Zaia, che aveva promesso di fare chiarezza. Ma come? Il vertice della sanità regionale promette risposte e chiarezza e poi l’Ulss erige un muro? – osserva il presidente di Studio 3A, Ermes Trovò – l’Ulss veneziana si sottrae a ogni dialogo, denegando di fatto le responsabilità contro ogni evidenza: neanche due parole di scuse a questi due poveri genitori. I quali saranno ora costretti a rivivere il loro dramma anche in una lunga e dolorosa causa”. La vicenda ora finirà in tribunale. Spetterà a un giudice stabilire chi ha ragione e chi no.