Articolo Pubblicato il 30 aprile, 2016 alle 16:56.

TESTATA: Il Gazzettino di Treviso – 30/04/2016

Motta di Livenza. Ucciso a 30 anni sulla A4: l’autista del Tir che lo ha investito a giudizio per omicidio.

La disperazione della famiglia, moglie e due bimbi, di fronte al mancato risarcimento.

Ervis Bimaj è morto lo scorso novembre, a trent’anni, travolto da un Tir sul raccordo autostradale dell’A4, all’altezza dì Trieste. Ha lasciato la moglie, una figlia di poco più di un anno, e un altro figlio in arrivo. Che fino ad oggi non hanno visto un solo euro di risarcimento dall’assicurazione. Originario dell’Albania, il giovane era residente a Motta da anni e lavorava come muratore per la Ernmar. Il 5 novembre, mentre era fermo nella corsia di emergenza del raccordo autostradale per controllare la stabilità dei ponteggi caricati sull’autocarro, poco dopo Sistiana, si è visto piombare addosso il rimorchio di un Tir condotto da un 23enne di origine rumena residente a Milano. Quest’ultimo, alla vista del camioncino del muratore nella corsia di emergenza, ha sterzato a sinistra. E come una frusta, il semirimorchio ha sbandato, colpendo in pieno Bimaj. Il 30enne è morto praticamente sul colpo. Il camionista rumeno che l’ha travolto e ucciso è stato rinviato a giudizio per omicidio colposo. Il 14 giugno a Trieste ci sarà l’udienza preliminare. «L’imputato – si legge nelle motivazioni – cagionava la morte di Bimaj Ervis per colpa consistita in generica imprudenza, negligenza e imperizia» . Per ottenere un risarcimento la famiglia del muratore, rimasta senza l’unico sostegno economico, si è rivolta allo Studio 3A, società specializzata nella valutazione delle responsabilità civili e penali. Ma fino ad ora Allianz, compagnia assicurativa della controparte, ha sempre risposto picche. «Non possiamo formulare alcuna offerta – si legge in una delle ultime lettere di diniego dopo aver fatto i nostri accertamenti ed esaminato la documentazione, è emerso che la responsabilità dell’incidente va posta a esclusivo carico del signor Bimaj per condotta imprudente in corsia di marcia».

Va da se che per la famiglia le cose non stanno così. «Cosa occorre di più? – chiede Ermes Trovò, presidente dello Studio 3A – purtroppo assistiamo troppe volte a questo “gioco” delle compagnie che, anche di fronte a prove schiaccianti, negano le responsabilità pur di non pagare o di prolungare al massimo i tempi delle liquidazioni. Dall’altra parte, però, ci sono vittime e familiari, in questo caso una mamma con un figlia in tenera età e un altro figlio in arrivo che non conoscerà mai il papà».

Mauro Favaro