Articolo Pubblicato il 3 gennaio, 2017 alle 11:18.

TESTATA: Siena News – 03/01/2017

Un’odissea che ha avuto il tragico epilogo il 27 dicembre alla Casa di Cura Habilita, dopo tre mesi di sofferenze iniziate al policlinico delle Scotte e continuata in quello di Latina, dove abitava con il compagno e i figli.

Trovare la morte a 31 anni e dopo un banale intervento di routine, non ha senso. E vuole risposte la famiglia di Sara Roncucci, la donna residente a Latina ma originaria di Asciano deceduta il 27 dicembre nella casa di cura “Habilita” di Zigonia di Ciserano (Bergamo), dove stava effettuando la riabilitazione per i gravi danni neurologici subiti dopo un intervento di mini by-pass gastrico. La famiglia ha fatto denuncia ai carabinieri del posto e, per far luce sui fatti e avere giustizia, attraverso i consulenti personali Carmine Romano e Simona Longo, si è rivolta a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini: la Procura di Bergamo ha aperto un procedimento per omicidio colposo, per ora a carico di ignoti.

Va fatto un passo indietro per capire i fatti:  il 2 settembre la giovane, che lascia due figli di 12 e di soli 3 anni, oltre al compagno, i genitori e i fratelli, a causa del peso eccessivo si sottopone a un intervento chirurgico di “mini by pass gastrico” alle Scotte. L’operazione sembra perfettamente riuscita: l’8 settembre Sara, che prima godeva di ottima salute, viene dimessa e torna a casa, a Latina.

La notte seguente, tuttavia, la 31enne accusa forti dolori addominali, coliche e vomito, e viene trasportata in ambulanza dal personale del 118 al pronto soccorso dell’ospedale S. Maria Goretti di Latina, da dove però viene subito dimessa dopo brevi accertamenti: le riscontrano un lieve versamento di liquido e la rimandano a casa prescrivendole un antidolorifico. I dolori però persistono e a quel punto, l’indomani, 10 settembre, il suo compagno la riporta personalmente al pronto soccorso dell’ospedale di Latina, dove la situazione precipita in poco tempo: mentre la sottopongono alla Tac va in arresto cardiaco e i medici devono rianimarla. L’esame evidenzia una grave emorragia addominale, che il chirurgo in servizio addebita alla rottura di una “graffetta”, uno dei punti interni del by pass gastrico praticatole pochi giorni prima, a Siena. La operano d’urgenza per bloccare l’emorragia con peritonite (ha perso molto sangue) e la trasferiscono in Rianimazione, in coma farmacologico. Dopo un mese di incertezza in Terapia Intensiva, durante il quale va incontro ad altre problematiche, tra cui una grave crisi respiratoria, e viene sottoposta anche alla tracheotomia, il 18 ottobre Sara Roncucci viene nuovamente operata per ripristinare la canalizzazione gastrica, le sospendono il coma farmacologico e le inseriscono un sondino per l’alimentazione. I medici la dichiarano presto fuori pericolo, purtroppo però l’arresto cardiaco e le successive vicissitudini cliniche hanno causato nella paziente danni neurologici importanti: apre solo gli occhi.

Dopo un altro mese di degenza nel nosocomio di Latina, il 7 dicembre viene trasferita presso una clinica specializzata nella riabilitazione neurologica, la Habilita di Ciserano, appunto. La diagnosi d’ingresso è delicata: “disordine della coscienza con stato di veglia non responsiva, doppia emiplegia, disfagia, deficit di controllo del capo e del tronco”, tutte conseguenze dell’encefalopatia anossico/ischemica secondaria all’arresto cardiocircolatorio subito il 10 settembre. Durante il mese di dicembre la donna, pur essendo ancora in stato di incoscienza dal punto di vista neurologico, manifesta buone condizioni di salute generale, ma il 26 dicembre la situazione precipita definitivamente: il giorno di Santo Stefano il fratello nota che la sorella ha problemi di respirazione dovuti a forte catarro, che un’infermiera provvede ad aspirare. Ma poco dopo la mezzanotte, alle 0.40 di lunedì 27 dicembre, i familiari vengono avvisati dalla struttura che Sara ha subìto un altro arresto cardiaco e questa volta non ce l’ha fatta.

Dopo il dolore e lo shock, il compagno e il fratello il giorno stesso si sono recati nella locale stazione dei carabinieri, esponendo i fatti e i tanti, troppi interrogativi di questa autentica odissea. Perché ha ceduto il punto del mini by pass gastrico praticatole all’ospedale di Siena? Perché al primo accesso al pronto soccorso dell’ospedale di Latina la paziente è stata rimandata a casa così frettolosamente? E perché, poi, i medici non hanno voluto trattenerla più a lungo nella Terapia Subintensiva? Alla casa di cura di Ciserano i sanitari hanno saputo gestire la crisi respiratoria? Solo per citare le domande più impellenti. Parallelamente, per essere assistita in questa ricerca della verità e della giustizia, la famiglia si è affidata a Studio 3A, che ha subito preso contatti con le autorità per capire come si stanno muovendo gli inquirenti: il Pm della Procura di Bergamo, Gianluigi Dettori, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, al momento contro ignoti, e ha già disposto il sequestro di tutte le cartelle cliniche e l’autopsia sulla salma, trasferita nell’obitorio dell’ospedale San Giovanni XXIII di Bergamo: il magistrato ha nominato quale consulente tecnico il dott. Matteo Marchesi, in servizio presso il nosocomio bergamasco, che effettuerà l’esame autoptico l’11 gennaio, dalle 11.