Articolo Pubblicato il 27 luglio, 2020 alle 12:00.

Sono uno dei principali motivi di risentimento per gli automobilisti, soprattutto nelle grandi città, e uno degli argomenti più frequenti quando si accusano gli Enti locali di voler fare cassa sulle spalle dei contribuenti. Ma se si viene multati per aver parcheggiato sulle “strisce blu” senza aver esposto il titolo di pagamento, si può contestare la contravvenzione e persino ottenerne l’annullamento?

C’è riuscita una cittadina di Roma, che ha portato il suo caso fino in Cassazione e la Suprema Corte, con l’ordinanza n. 15678/20 depositata l 23 luglio 2020, ne ha approfittato per stabilire al riguardo alcuni principi importanti.

E cioè, “in relazione all’obbligo per il conducente di segnalare l’orario di sosta nei parcheggi ove essa è consentita per un tempo limitato, è onere della Pubblica Amministrazione dare prova dell’adozione dei necessari provvedimenti amministrativi individuanti, nella zona interessata, un’adeguata area destinata a parcheggio senza custodia o senza dispositivi di controllo delle durata della sosta; o in mancanza di ciò, provare l’adozione dei provvedimenti amministrativi atti a rendere inoperante l’obbligo di riservare un’area adeguata al parcheggio senza custodia.

 

Un’automobilista ricorre contro una multa per sosta non pagata nelle aree blu

La donna aveva proposto opposizione presso il giudice di Pace della Capitale contro l’ordinanza emessa nel novembre del 2014, con cui il Prefetto di Roma, rigettando il suo ricorso amministrativo avverso un verbale di accertamento della violazione di cui all’art. 157, 6° co., c.d.s., sosta senza esposizione del titolo di pagamento, – le aveva ingiunto il pagamento della somma di euro 113,87.

La ricorrente lamentava il fatto, tra le altre cose, che nella zona teatro della violazione, piazza dei Prati degli Strozzi (in foto), la creazione da parte del Comune di Roma di parcheggi a pagamento aveva comportato l’illegittima restrizione della sede stradale.

Opposizione respinta in primo e anche in secondo grado

Il giudice di Pace tuttavia, con sentenza del 2015, aveva rigettato l’opposizione, e lo stesso aveva fatto il Tribunale di Roma in qualità di giudice d’appello, a cui l’automobilista si era appellata lamentando, in aggiunta, l’assenza in quella piazza di spazi adibiti al parcheggio gratuito in misura paritetica rispetto a quelli spazi adibiti al parcheggio a pagamento. Nella circostanza il tribunale aveva obiettato che l’affermazione dell’appellante circa l’esiguità delle aree destinate al parcheggio gratuito nella zona di piazza dei Prati degli Strozzi non solo non era riconducibile alla nozione di “notorio”, ma risultava del tutto indimostrata.

I giudici sottolineavano in particolare che l’onere di specifica contestazione ex art. 115 cod. proc. civ. concerneva i fatti allegati dalla controparte e non già le questioni di carattere giuridico, ossia, nel caso di specie, la sussistenza o meno di una delibera comunale che individuasse le aree destinante a parcheggio a pagamento e l’osservanza o meno dell’obbligo di riservare aree adeguate a parcheggio gratuito: conseguentemente, secondo il Tribunale, non aveva rilievo che il primo giudice non avesse tenuto conto della mancata contestazione da parte della Prefettura delle argomentazioni formulate a tal riguardo dall’appellante.

 

Il ricorso per Cassazione, che lo accoglie

La donna, tuttavia, non si è data per vinta e ha proposto ricorso anche per Cassazione, asserendo che il tribunale avrebbe errato a non porre a fondamento della decisione i fatti non specificamente contestati dalla Prefettura di Roma, e contestando l’insufficienza o la contraddittorietà della motivazione circa un punto decisivo della controversia.

Ebbene, secondo la Cassazione i motivi di ricorso sono fondati e meritevoli di accoglimento. La Suprema Corte ricorda innanzitutto che nel giudizio di opposizione a verbale di accertamento di infrazione del codice della strada,grava sull’autorità amministrativa opposta, a fronte di una specifica contestazione da parte dell’opponente che lamenti la mancata riserva di un’adeguata area destinata a parcheggio libero, la prova dell’esistenza della delibera che esclude la sussistenza di tale obbligo ai sensi dell’art. 7, 8° co., del codice della strada.

Su tale scorta gli assunti della ricorrente, concernenti sia il restringimento della sede stradale nel luogo della contestata infrazione in dipendenza della presenza di parcheggi a pagamento sia l’esiguità delle aree riservate al parcheggio gratuito, senza dubbio rivestono valenza”.

 

Pertinente la contestazione relativa all’esiguità di parcheggi gratuiti

Rivestono valenza, chiariscono gli Ermellini, non solo perché, “contrariamente all’affermazione del tribunale di Roma, costituiscono propriamente “fatti” da riscontrare debitamente”, ma anche perché rappresentano “fatti” da riscontrare alla luce dell’onere probatorio gravante sulla Amministrazione comunale, finalizzato, propriamente, sia a dare ragione dell’adozione dei necessari provvedimenti amministrativi individuanti, nella zona interessata, ai sensi dell’art. 7, 8° co., prima parte, c.d.s., un’area adeguata destinata a parcheggio senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta, sia, in mancanza, a dar ragione dell’adozione dei provvedimenti amministrativi, segnatamente della Giunta comunale, atti a rendere inoperante l’obbligo (di riservare, cioè, un’area adeguata al parcheggio senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta) di cui all’art. 7, 8° co., prima parte, c.d.s. in rapporto alle prefigurazioni di cui all’art. 7, 8° co., seconda parte, c.d.s.”.

 

Cosa prevede il Codice della Strada

L’art. 7, 8° co., C.d.s., infatti, dispone, testualmente: “qualora il Comune assuma l’esercizio diretto del parcheggio con custodia o lo dia in concessione ovvero disponga l’installazione dei dispositivi di controllo di durata della sosta di cui al comma 1, lettera f), su parte della stessa area o su altra parte nelle immediate vicinanze, deve riservare un’adeguata area destinata a parcheggio rispettivamente senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta.

Tale obbligo non sussiste per le zone definite a norma dell’art. 3 “area pedonale” e “zona a traffico limitato“, nonché per quelle definite “A” dall’art. 2 del decreto del Ministro dei lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 97 del 16 aprile 1968, e in altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla Giunta nelle quali sussistano esigenze e condizioni particolari di traffico“.

In questa prospettiva, pertanto, non appare giustificata, secondo la Cassazione, l’affermazione del tribunale secondo cui “la presunta esiguità delle zone destinate a parcheggio libero in uno specifico quartiere romano appare (…) affermazione del tutto indimostrata“. Il secondo giudice, invece, obietta la Suprema Corte, avrebbe dovuto, piuttosto, “tener conto, specificamente, dell’onere probatorio gravante al riguardo sulla Prefettura di Roma e riscontrarne, poi, il relativo assolvimento.

 

Il principio di diritto

La sentenza impugnata è stata pertanto cassata con rinvio al Tribunale di Roma, in persona di diverso magistrato, che dovrà attenersi al seguente principio di diritto: “In relazione agli obblighi di cui all’art. 157, 6° co., c.d.s. (“nei luoghi ove la sosta è permessa per un tempo limitato è fatto obbligo ai conducenti di segnalare, in modo chiaramente visibile, l’orario in cui la sosta ha avuto inizio.

Ove esiste il dispositivo di controllo della durata della sosta è fatto obbligo di porlo in funzione’), è onere della Pubblica Amministrazione sia dare prova dell’adozione dei necessari provvedimenti amministrativi individuanti, nella zona interessata, una adeguata area destinata a parcheggio senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta, sia, in mancanza, dare prova dell’adozione dei provvedimenti amministrativi, segnatamente della Giunta comunale, atti a rendere inoperante l’obbligo di cui all’art. 7, 8° co., prima parte, c.d.s. (di riservare, cioè, un’area adeguata al parcheggio senza custodia o senza dispositivi di controllo di durata della sosta) in rapporto alle prefigurazioni di cui all’art. 7, 8° co., seconda parte, c.d.s.