Articolo Pubblicato il 24 luglio, 2020 alle 10:00.

Il 23 luglio 2020 Istat e Aci hanno presentato l’atteso rapporto sugli incidenti stradali relativo al 2019: i numeri sono in diminuzione rispetto al 2018, ma c’è poco da stare allegri perché i morti e i feriti sulle strade restano ancora tanti, troppi.

 

Nel 2019 oltre 172mila incidenti con 3.173 vittime

Nel 2019 in Italia sono risultati 172.183 gli incidenti stradali con lesioni a persone, in lievissimo calo (-0,2) rispetto all’anno precedente. Anche il numero dei feriti, 241.384 persone, si riduce in moto flebile (-0,6%), mentre è più marcata la diminuzione dei decessi, 161 in meno (in percentuale -4,8%) rispetto al 2018, il numero più basso mai registrato nell’ultimo decennio, ma stiamo pur sempre parlando di qualcosa come 3.173 morti e si tratta peraltro di una stima non definitiva in quanto vengono considerate solo le morti entro 30 giorni dall’evento.

Morti in diminuzione ma non tra ciclisti e motociclisti

Senza contare, poi, che per alcuni utenti della strada il 2019 si è rivelato anche peggiore del 2018, con particolare riferimento ai ciclisti, che contano 253 vittime (+15,5%, l’8% del totale) e i motociclisti, ben 698 (+1,6%): in diminuzione, invece, le altre categorie di utenti, quali i pedoni (534 morti, -12,7%, il 16,8% del totale), ciclomotoristi (88; -18,5%), occupanti di veicoli per il trasporto merci (137, -27,5%) e automobilisti (1.411; -0,8%): gli occupanti di auto sono la categoria più esposta, anche perché la più numerosa, con il 44,5% del totale dei morti, seguita dagli utenti su due ruote a motore (il 24,8%)

Secondo il rapporto, il marcato aumento delle vittime tra i ciclisti, soprattutto su strade statali nell’abitato e fuori città, è associato anche a una crescita degli incidenti stradali che coinvolgono biciclette (+3,3%), a una sempre maggiore diffusione dell’uso del mezzo a due ruote per gli spostamenti, pari al 25% nel 2019, e all’aumento delle vendite di bici, nel 2019 il 7% in più rispetto al 2018.

 

Sono le strade urbane le più a rischio incidente, e i mesi estivi

Quanto al tipo di strada, nel 2019 diminuiscono le vittime su tutti gli ambiti stradali. Forte, in particolare, il calo registrato sulle autostrade (comprensive di tangenziali e raccordi autostradali), pari al 6,1% (310 vittime). Sulle strade urbane, le più a rischio incidenti (ne avviene il 73,8% del totale, contro il 21% delle arterie extraurbane e il 5,3% della rete autostradale), la diminuzione rispetto al 2018 è pari al 5,0% con 1.331 morti; una flessione più contenuta si registra, invece, sulle strade extraurbane (-4,4%, 1.532 vittime, dunque le più pericolose).

I mesi più critici per gli incidenti si confermano quelli estivi: giugno 2019 fa fatto registrare il maggior numero di incidenti, 16.916, davanti a luglio con 16.481, e anche il maggior numero di vittime, 350, mentre ad agosto spetta il triste primato del peggior mese nel rapporto vittime-numero di incidenti, 2,2 ogni cento sinistri.

 

Il raffronto (non troppo lusinghiero) con il resto d’Europa

L’Istat effettua anche un raffronto tra l’Italia e gli altri partner europei rispetto ai quali siamo ancora in ritardo sul fronte della sicurezza stradale, anche se abbiamo recuperato un po’ del gap nell’ultimo decennio. Nell’Unione europea a 28 (incluso il Regno Unito), il numero delle vittime di incidenti stradali nel 2019 è diminuito del 2,3% rispetto all’anno precedente: complessivamente, nel 2019 i morti sono stati poco più di 24mila, contro 25.191 del 2018. Nel confronto tra il 2019 e il 2010 (anno di benchmark per la sicurezza stradale), i decessi si riducono del 22% in Europa e del 23% in Italia. Ma l’obiettivo europeo di una riduzione del 50% delle vittime rispetto al 2010 rimane Una chimera.

Se poi andiamo a valutare la situazione attuale del tasso di mortalità, nella Ue a 28 Paesi nel 2019 si contano in media 48,1 morti in incidenti stradali per ogni milione di abitante, mentre nel nostro Paese si sale a 52,6: siamo sedicesimi in questa luttuosa classifica europea, dunque nelle posizioni centro-basse.

 

Distrazione, mancata precedenza e velocità le cause principali dei sinistri

Tra le cause più frequenti dei sinistri si confermano la distrazione alla guida, per il 15,1% dei casi, il mancato rispetto della precedenza, per il 13,8%, e la velocità troppo elevata, per il 9,3%. Le violazioni al Codice della Strada risultano in aumento rispetto al 2018: le più sanzionate sono l’inosservanza della segnaletica, il mancato utilizzo di dispositivi di sicurezza a bordo (le cinture, per intenderci, e i seggiolini per i bambini) e l’uso del telefono cellulare alla guida: in aumento anche le contravvenzioni per guida in stato di ebbrezza.

Gli incidenti costano l’1% dell’intero Pil nazionale

Nel report, a supporto del fatto che il paragone con l’anno precedente è indicativo, in quanto basato su condizioni molto simili, si precisa anche che nel 2019 i dati relativi alla mobilità motorizzata risultano tendenzialmente stabili rispetto al 2018: +0,8% per le prime iscrizioni di veicoli (motocicli +5,8% e veicoli trasporto merci +2,1%); +1,4% per il parco veicolare. Anche le percorrenze autostradali, sui circa seimila chilometri di rete in concessione, mostrano una sostanziale stabilità (+0,6%), con oltre 84 miliardi di km percorsi e un aumento più sostenuto dell’1,9% rispetto al 2018 solo per i veicoli pesanti. Forti segnali di aumento si sono invece riscontrati, come già ricordato, per la mobilità dolce, con incremento di vendite di e-bike e diffusione di altre forme di micromobilità.

Infine, il costo sociale degli incidenti stradali nel 2019, secondo i parametri indicati dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, a valori costanti 2010, risulta pari a 16,9 miliardi di euro, l’1% del Pil nazionale, dai 21,4 miliardi del 2010 (-21% in 10 anni). Tra il 2011 e il 2019 sono state risparmiate 6.035 vite umane, mentre in termini economici si valutano oltre 9 miliardi di euro risparmiati per le sole vittime e 31,2 miliardi in totale. Ma ancora non basta.