Articolo Pubblicato il 13 febbraio, 2021 alle 11:00.

Il 29 gennaio l’Inail ha pubblicato dei dati molto attesi, quelli relativi al fenomeno infortunistico sul lavoro per l’intero anno 2020, ma anche il computo totale ha confermato quanto emerso nelle rilevazioni periodiche, e cioè che la pandemia ha pesantemente segnato anche questo contesto, determinando – nel bene – la diminuzione degli incidenti ma, per converso, nel male, l’aumento delle morti bianche.

 

Infortuni in sensibile calo, ma vittime in aumento

Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto tra il primo gennaio e il 31 dicembre del 2020 sono state 554.340, in diminuzione di oltre 87mila casi rispetto alle 641.638 del 2019 (-13,6%). Un calo legato chiaramente alla sospensione su tutto il territorio nazionale, tra il 9 marzo e parte del mese di maggio, ai fini del contenimento dell’epidemia da nuovo Coronavirus, di ogni attività produttiva considerata non essenziale.

La diminuzione peraltro si è registrata anche in presenza nel 2020 delle denunce di infortunio sul lavoro a seguito dei contagi da Covid-19 segnalate all’Inail, e incluse nelle rilevazioni a partire dal mese di marzo, che rappresentano circa un quarto del totale delle denunce, e che invece hanno avuto un impatto significativo sull’andamento dei decessi finora registrati, che risultano per questo motivo in deciso aumento. A influenzare la flessione è stato, peraltro solo l’andamento registrato nei primi nove mesi del 2020 (-21,6% rispetto all’analogo periodo del 2019), mentre nell’ultimo trimestre 2020 si registra un incremento delle denunce del 9,1%, rispetto all’analogo trimestre del 2019.

I dati rilevati al 31 dicembre di ciascun anno evidenziano a livello nazionale un decremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 540.733 a 492.123 (-9,0%), sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, che registrano un calo percentuale più sostenuto, pari al -38,3%, da 100.905 a 62.217. Mentre per questi ultimi il segno è rimasto negativo sia nei primi tre trimestri (-37,1%) che nell’ultimo (-42,2%), per gli infortuni in occasione di lavoro si passa dal -18,6% del periodo gennaio-settembre al +18,0% di quello ottobre-dicembre.

 

In controtendenza, ovviamente, il settore della Sanità

Il numero degli infortuni sul lavoro denunciati nel 2020 è diminuito su base annua del 2,8% nella gestione Industria e servizi (dai 501.496 casi del 2019 ai 487.369 del 2020), del 19,6% in Agricoltura (da 32.692 a 26.287) e del 62,1% nel conto Stato (da 107.450 a 40.684). L’analisi di periodo conferma decrementi per tutte e tre le gestioni nei primi tre trimestri, mentre nell’ultimo trimestre dell’anno solo l’Industria e servizi presenta un segno positivo (+31,1%), sintesi di un +45,6% per gli infortuni in occasione di lavoro e di un -40,7% per quelli in itinere.

Tra i settori economici della gestione Industria e servizi, il settore Ateco “Sanità e assistenza sociale” si distingue per il forte incremento delle denunce di infortunio in occasione di lavoro durante quasi tutto l’anno: +206% su base annua (dai più di 27.500 casi del 2019 agli oltre 84.000 del 2020), con punte di oltre il +750% a novembre e tra il +400% e il +500% a marzo, aprile, ottobre e dicembre, nel confronto con i mesi dell’anno precedente. Solo a gennaio e nel periodo estivo si rilevano decrementi compresi in un intervallo tra il -5% e il -17%. Nel 2020, inoltre, quasi i tre quarti delle denunce di questo settore hanno riguardato il contagio da Covid-19.

La gestione Agricoltura, a parte un incremento registrato a febbraio (+2,6%), ha presentato cali infortunistici in tutti gli altri mesi del 2020, come anche la gestione Conto Stato che, tranne un modesto +0,1% rilevato a gennaio, negli altri mesi ha mostrato sempre decrementi significativi rispetto al 2019. Per quest’ultima gestione il calo maggiore si è avuto tra marzo e giugno (-93%), dalle oltre 41.500 denunce del 2019 alle 2.800 del 2020, per effetto dell’utilizzo della prestazione lavorativa in modalità agile da parte della quasi totalità dei dipendenti statali durante il primo lockdown e dell’assenza degli studenti nelle scuole/università statali, che sono state chiuse per evitare il propagarsi del contagio. La diminuzione si è poi attenuata nel periodo estivo, per riprendere più decisamente nell’ultimo trimestre (-64%).

 

L’analisi per territorio, sesso, nazionalità ed età

Tra gennaio e dicembre del 2020 l’analisi territoriale evidenzia un calo delle denunce di infortunio in tutte le aree del Paese. Questa flessione risulta decisamente più contenuta nel Nord-Ovest (-4,1%) e più accentuata al Centro (-19,3%), nelle Isole (-18,8%), al Sud (-17,3%) e nel Nord-Est (-16,5%). Le regioni con il minore decremento annuale sono la Lombardia (-6,3%), la regione più colpita dal Covid, la Campania (-6,8%) e la Liguria (-8,2%), mentre quelle con cali maggiori sono la Calabria (-27,7%), l’Umbria (-25,2%) e il Molise (-24,8%). La Valle d’Aosta, il Piemonte e la provincia autonoma di Trento sono le uniche regioni che nel 2020 presentano rispetto all’anno precedente un incremento delle denunce (pari, rispettivamente, al +16,7%, +2,9% e +0,9%). Rispetto all’analogo periodo del 2019, nell’ultimo trimestre del 2020 spiccano gli incrementi di Valle d’Aosta (+85,6%), Campania (+56,8%) e Piemonte (+43,6%).

La flessione che emerge dal confronto del 2019 e del 2020 è legata esclusivamente alla componente maschile, che registra un calo del 22,1% (da 411.773 a 320.609 denunce), mentre quella femminile presenta un +1,7% (da 229.865 a 233.731). Per i lavoratori il calo si è registrato in tutti i mesi, mentre per le lavoratrici i primi incrementi si erano già registrati a marzo (+23,8%) e ad aprile (+2,4%), amplificandosi negli ultimi tre mesi dell’anno (+45,2%).

Tra gennaio e dicembre la diminuzione delle denunce ha interessato sia i lavoratori italiani (-14,3%), sia quelli comunitari (-4,5%) ed extracomunitari (-11,9%), con cali percentuali più sostenuti nel mese di maggio (rispettivamente -52%, -38% e -41%) e incrementi, invece, nel periodo ottobre-dicembre (+9,4%, +26,0% e +2,4%). Dall’analisi per classi di età emergono decrementi generalizzati (più contenuti per i lavoratori tra i 45-49 anni e 65-69 anni), tranne per la fascia 50-64 anni che presenta un aumento, contenuto su base annua (+3,2%) e più consistente nell’ultimo trimestre (+39,9%).

 

Gli infortuni mortali

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto nel 2020 sono state 1.270. Pur nella provvisorietà dei numeri, questo dato evidenzia un aumento di 181 casi rispetto ai 1.089 registrati nel 2019 (+16,6%). L’incremento è influenzato soprattutto dai decessi avvenuti e protocollati al 31 dicembre 2020 a causa dell’infezione da Covid-19 in ambito lavorativo, che rappresentano circa un terzo dei decessi denunciati all’Inail da inizio anno.

A livello nazionale nel 2020 si registra una riduzione solo degli infortuni mortali in itinere, passati da 306 a 214 (-30,1%), mentre quelli avvenuti in occasione di lavoro sono aumentati del 34,9% (da 783 a 1.056). L’incremento ha riguardato la gestione Industria e servizi (da 921 a 1.106 denunce) e il Conto Stato (da 17 a 51), mentre l’Agricoltura ha registrato 38 casi in meno (da 151 a 113).

Al 31 dicembre scorso risultano 13 incidenti plurimi avvenuti nel 2020, per un totale di 27 decessi: nel 2019 erano stati 19, con 44 casi mortali denunciati (30 dei quali stradali).

Dall’analisi territoriale, poi, emerge una diminuzione di nove casi mortali nel Nord-Est (da 251 a 242) e di due al Centro (da 217 a 215). Il Nord-Ovest si contraddistingue, invece, per un incremento di 136 decessi (da 289 a 425), complice soprattutto l’aumento registrato in Lombardia (+85). Il Sud registra un aumento di 50 casi (da 233 a 283), 31 dei quali avvenuti in Campania, e le Isole di sei casi (da 99 a 105).

L’incremento rilevato nel confronto tra il 2020 e il 2019 è legato soprattutto alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 995 a 1.132 (+137 decessi), mentre quella femminile ha fatto registrare 44 casi in più, da 94 a 138. Aumentano le denunce di infortunio mortale dei lavoratori italiani (da 884 a 1.080), mentre calano quelle dei lavoratori extracomunitari (da 144 a 129) e rimangano invariate quelle dei comunitari (61 in entrambi gli anni). Dall’analisi per fasce d’età si contraddistingue per un incremento dei decessi quella degli over 50, rispetto alla diminuzione registrata nelle altre.

 

Le malattie professionali

Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nel 2020 sono state 45.023, 16.287 in meno rispetto al 2019 (-26,6%). A parte gli incrementi di febbraio (+17%) e agosto (+1%), a influenzare la flessione è stato soprattutto il numero di denunce presentate ad aprile (-87%), maggio (-69%) e marzo (-40%). Seguono i mesi di giugno (-29%), novembre (-22%), luglio (-18%), ottobre (-16%) e dicembre (-14%), mentre settembre, al pari di gennaio, ha presentato un calo superiore al 5%. Anche qui, vale quanto detto sopra.

Tra gennaio e dicembre si sono rilevate diminuzioni delle denunce nell’Industria e servizi (-25,0%, da 49.378 a 37.052 casi), in Agricoltura (-33,6%, da 11.294 a 7.504) e nel conto Stato (-26,8%, da 638 a 467). Dall’analisi territoriale emergono cali delle patologie denunciate in tutte le aree del Paese: -40,7% nel Nord-Ovest, -29,0% nel Nord-Est, -19,6% al Centro, -29,0% al Sud e -23,2% nelle Isole.

In ottica di genere emerge una flessione di 11.705 denunce di malattia professionale per i lavoratori, da 44.656 a 32.951 (-26,2%), e di 4.582 per le lavoratrici, da 16.654 a 12.072 (-27,5%). Il decremento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani (passate da 56.993 a 41.882, pari a un calo del 26,5%), sia quelle di comunitari (da 1.452 a 1.052, -27,5%) ed extracomunitari (da 2.865 a 2.089, -27,1%).

Le prime cinque malattie professionali denunciate tra gennaio e dicembre del 2020 continuano a essere quelle del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (28.164 casi), del sistema nervoso (5.060), dell’orecchio (2.919), del sistema respiratorio (1.808) e dei tumori (1.584). Tutte registrano diminuzioni nei periodi in esame.