Articolo Pubblicato il 29 giugno, 2016 alle 15:37.

TESTATA: L’Occhio di Salerno – 29/06/2016

CAPACCIO. Il processo a carico del giovane di Albanella accusato dell’omicidio colposo dell’amico è stato subito rinviato al 13 ottobre per la sostituzione del giudice ma la famiglia della vittima ha preannunciato la costituzione di parte civile.

Si sono costituiti parte civile, per il tramite del servizio legale di Studio 3A, per far emergere con maggiore forza la verità, dopo due anni di dolore e amarezza. E’ partito subito con un rinvio il procedimento a carico di Francesco Gennaro Russo, il 28enne di Albanella rinviato a giudizio dal Gup di Salerno, Elisabetta Boccassini, per il reato di omicidio colposo, “perché – recita il provvedimento – alla guida del veicolo Smart forTwo di proprietà di Fabrizio Di Luccio, ponendo in essere una condotta produttiva dell’evento per colpa, consistita in negligenza, imprudenza, imperizia, nonché inosservanza del Codice della strada, segnatamente per violazione degli artt. 141, 142, 143 e 186 del Cds, concretatasi nel viaggiare a velocità non consona, alle condizioni di fatto, ambientali e meteorologiche e di scarsa visibilità, ed in stato di ebbrezza alcolica, cagionava la morte di Fabrizio Di Luccio”.

La tragedia risale al 13 aprile 2014 e ha avuto vasta eco nel Salernitano, anche per il depistaggio senza scrupoli tentato dall’imputato, stando alle risultanze delle indagini. Alle 5 la Smart condotta da Russo, e con a bordo il 27enne Fabrizio Di Luccio, residente a Capaccio, percorre la Sp 175/A, a Campolongo della Marina di Eboli. Russo va fotte e guida in stato di ubriachezza: risulterà positivo, con un livello di alcool nel sangue di 1,36 g/l. Al civico 86, l’utilitaria esce di strada, si ribalta e finisce l“infilzata” contro il parapetto che protegge un percorso pedonale e di cui due staccionate penetrano nell’abitacolo: sull’asfalto viscido per la pioggia, nessuna traccia di frenata. L’urto è fatale al povero Di Luccio; Russo invece se la cava e, comprendendo che l’amico è deceduto sul colpo, e ben sapendo di essere alticcio, architetta un piano (quasi) perfetto per farla franca e, anzi, passare da vittima. Trascina fuori dall’auto il corpo di Di Luccio, per non farlo trovare sul sedile del passeggero, e, sfruttando il fatto che la vettura è dell’amico, dichiara di esserne non il conducente, ma il passeggero.

Ai carabinieri di Santa Cecilia di Eboli, che intervengono, però, i conti non tornano da subito: le due staccionate conficcatesi nel veicolo, e che hanno provocato lesioni letali alla vittima, sono penetrate nella portiera destra. Già due giorni dopo scrivono alla Procura: “il veicolo, dai danni riportati, è stato sobbalzato dalla sede stradale e si è arrotolato su se stesso, tanto che il tetto è completamente frantumato, lesionato e abraso, e la ferita evidente al braccio destro del Di Luccio non può di certo ricondursi a un fatto occasionale o a quel moto che prendeva il mezzo, bensì alla perforazione e lacerazione di una trave in legno che violentemente forava e attraversava sia la carrozzeria sia il sedile sul lato destro del passeggero. Quindi, è da ritenersi che Di Luccio era al lato passeggero e non al posto di guida di quel veicolo, rimasto integro e sano. A ciò, ulteriormente, si evidenziano gli urti riportati dal parabrezza contro cui il passeggero urtava violentemente e necessariamente con il capo”: la vittima ha riportato anche la frattura della base cranica. Decisiva inoltre la testimonianza di un residente corso fuori di casa al gran botto, il quale dichiara di aver visto Russo “scendere dal lato guida (…) e poi cercare di tirare fuori l’altro ragazzo, quello che è morto, dal lato dov’era sceso, e di coprire con una sciarpa il buco che aveva sul braccio, da cui usciva molto sangue”.

Sulla base di questi riscontri, Russo è stato iscritto nel registro degli indagati e poi rinviato a giudizio, “rilevato che le fonti di prova acquisite appaiono idonee a sostenere l’accusa in giudizio” scrive il Gup. Oggi, 29 giugno, dinanzi alla II sezione penale del Tribunale di Salerno e al giudice monocratico dott. Mariano Sorrentino, si è svolta l’udienza di comparizione, che però è stata subito rinviata al 13 ottobre: il giudice, destinato ad altri incarichi, dovrà essere sostituito da un collega. L’udienza però ha visto un elemento processuale significativo: è stata verbalizzata la costituenda costituzione di parte civile da parte dei familiari della vittima, “una scelta dettata chiaramente dalla volontà di non essere solo “spettatori” del doloroso processo ma di avere modo di far emergere e di ristabilire finalmente la verità su quella maledetta notte e di restituire la piena dignità di vittima a Fabrizio, che è poi quello che si aspetta la famiglia Di Luccio dal dibattimento, oltre che giustizia” spiega il presidente di Studio 3A, dott. Ermes Trovò, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti dei cittadini, che assiste i congiunti del giovane.

Vincenzo La Manna