Articolo Pubblicato il 26 maggio, 2016 alle 12:09.

TESTATA: La Gazzetta del Mezzogiorno – 26/05/2016

SAN DONACI. Era presidente dell’assise civica. I familiari di Nadia Pagano, compianta presidente del Consiglio comunale dì San Donaci, chiedono chiarezza e giustizia sul tragico incidente. I suoi congiunti hanno pochi dubbi: se ai margini della strada non ci fosse stato quel grosso ostacolo, o se fosse stato protetto, Nadia Pagano si sarebbe salvata. E per fare chiarezza ed ottenere giustizia si sino rivolti a Studio 3A, la società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali, a tutela dei diritti del cittadini.

«Quel pomeriggio dello scorso 12 marzo – si legge in una nota a firma del responsabile dell’ufficio stampa dello Studio 3A, dott., Nicola De Rossi – Nadia, 43 anni, mamma di due bambini e presidente del Consiglio comunale di San Donaci, dove risiedeva, stava percorrendo la provinciale Cellino-San Donaci quando all’improvviso, per cause non ancora chiare, la sua Toyota Yaris ha cominciato a sbandare, uscendo di strada e centrando in pieno un possente albero di ulivo: un impatto devastante che non le ha lasciato scampo, uccidendola sul colpo».

Questo ciò che accadde il 12 marzo. Poi c’è la tesi sostenuta dallo Studio 3A secondo cui «la tragedia ha riproposto con forza la grave problematica degli alberi “killer” che costeggiano le strade a distanze dal margine di gran lunga inferiori a quanto prescritto. Secondo il rapporto Istat-Aci sugli incidenti stradali nel 2014, i sinistri causati da urti con un ostacolo accidentale (per lo più, appunto, degli alberi) sono stati dati citati sempre nella nota Studio 3A – 7.624, il 4,3% del totale, e hanno determinato 254 morti (il 7,5% dei 3.381 decessi registrati nel complesso) e 9.507 feriti (il 3,8%): numeri che fanno riflettere. La famiglia della 43enne vuole capire perché quel filare di ulivi distasse appena tre metri dal bordo della strada, la metà – riporta sempre la nota di Studio 3A – di quanto prescritto dalla normativa vigente, e perché l’ente gestore, la Provincia, non lo abbia messo in sicurezza né segnalato, anche alla luce di uno schianto mortale “fotocopia” verificatosi poco tempo prima contro un ulivo vicino».

Di qui la scelta dei parenti della vittima di rivolgersi alla società Studio 3 A, che sta seguendo diversi casi simili in tutta Italia e che ha anche promosso alcune citazioni in causa nei confronti degli Enti gestori delle arterie stradali dove si sono verificati.