Articolo Pubblicato il 12 febbraio, 2021 alle 12:00.

Il monopattino elettrico, la cui diffusione è sempre più massiccia, in questi giorni di febbraio 2021 è ritornato all’onore delle cronache, in primo luogo per un altro evento tragico.

L’8 febbraio, a Genova, si è infatti registrato il secondo incidente mortale in Italia: vittima, una mamma di 35 anni che aveva appena accompagnato in monopattino la figlia di sei anni a scuola. Rincasando, è stata investita da un mezzo pesante cadendo e finendo schiacciata sotto una ruota del camion.

La tragedia, al di là della dinamica e delle responsabilità al vaglio degli inquirenti, ha riaperto tutte le perplessità e le criticità sulla sicurezza per quanti – e sono sempre di più – utilizzano questo strumento di mobilità diventato veicolo a tutti gli effetti: si stima che in circolazione ve ne siano oltre centomila. Anche perché i dati sull’incidentalità cominciano a diventare preoccupanti: due vittime in meno di un anno, 125 incidenti gravi nel 2020 e 11 feriti in prognosi riservata.

Un allarme che riguarda soprattutto le grandi città come Milano, Roma e Torino.

 

La questione del casco obbligatorio

Anche per questo ha fatto doppiamente discutere la sentenza del Tar di Firenze che, per una coincidenza del destino, proprio l’8 febbraio ha annullato l’ordinanza del sindaco di Firenze, Dario Nardella, che aveva reso obbligatorio l’uso del casco “per i conducenti dei monopattini elettrici di cui al comma 75 dell’art. 1 della legge 160/2019, che circolano sulle strade comunali nel territorio del comune di Firenze”, dunque per tutti, compresi i minorenni: tale obbligo, infatti, ad ora è previsto da una legge dello Stato solo per i minorenni tra i 14 e i 18 anni. Va precisato che la trentacinquenne deceduta a Genova indossava il casco, che non le è bastato, ma certo indossare questo fondamentale dispositivo di protezione può fare la differenza.

A rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale della Toscana erano state due società che gestiscono il servizio sharing dei monopattini, per chiedere l’annullamento, previa sospensione dell’efficacia dell’ordinanza sindacale in questione, dichiarando anche di riservarsi in merito a eventuali azioni per il risarcimento dei danni subiti a causa dell’atto impugnato in quanto, a loro dire, l’imposizione del casco avrebbe scoraggiato all’utilizzo del monopattino.

I giudici hanno dato loro ragione, evidenziando che “l’ordinanza impugnata è suscettibile di incidere sulle scelte dell’utenza in ordine alla facoltà di avvalersi del monopattino rispetto ad altri mezzi di trasporto urbano che non richiedono la disponibilità di un casco. I generici riferimenti al potere di ordinanza contingibile ed urgente non valgono da soli a qualificare la natura dell’atto in quanto non trovano alcun riscontro in una concreta ed effettiva situazione di emergenza locale all’interno della sua motivazione”. Insomma, per il Tar non sussiste emergenza.

 

Il Tar dice no al casco obbligatorio

Sulla decisone dei giudici ha comunque pesato soprattutto la “fondata e assorbente censura” con cui le ricorrenti hanno denunciato il vizio d’incompetenza. “Secondo la costante giurisprudenza i provvedimenti, con i quali si disciplina la circolazione sulla viabilità comunale, la modalità di accesso alla stessa ed i relativi orari, l’eventuale divieto per talune categorie di veicoli, i controlli e le sanzioni, ai sensi degli artt. 6 e 7 del Codice della strada, assumono natura tipicamente gestoria ed esecutiva e, quindi, appartengono alla competenza dei dirigenti, e non del Sindaco, anche avendo riguardo all’assenza di qualsiasi presupposto di urgenza che potrebbe giustificare l’adozione di un’ordinanza contingibile ed urgente.

“Soltanto i provvedimenti concernenti l’istituzione e la disciplina delle zone a traffico limitato sono attribuite alla competenza della giunta (o in caso di urgenza al Sindaco) in quanto ritenuti dal legislatore di maggiore impatto per la collettività locale” si chiarisce nella sentenza.  Dunque, l’ordinanza semmai doveva essere redatta dal dirigente, ad esempio il comandante della polizia locale, e non dal primo cittadino.

Si tratta peraltro – conclude il Tar – di valutazione riservata al legislatore che non può essere effettuata caso per caso dal giudice attesa la specificità della fattispecie contemplata dal comma 9 dell’art. 7 e considerato anche il fatto che molte delle situazioni rimesse alla potestà sindacale (ed ora dirigenziale) dal comma 1 della medesima norma potrebbero astrattamente essere considerate di elevato impatto anche in ragione della delicatezza degli interessi coinvolti (ad es. la limitazione alla circolazione di tutte o di alcune categorie di veicoli per accertate e motivate esigenze di prevenzione degli inquinamenti e di tutela del patrimonio artistico, ambientale e naturale).

Il problema sollevato dal sindaco di Firenze, tuttavia, rimane in tutta la sua evidenza, così come altre criticità in ordine ai monopattini, a cominciare da un’altra lacuna, quella assicurativa.