Articolo Pubblicato il 29 gennaio, 2020 alle 9:30.

La lezione speciale degli studenti della medie di Vigodarzere con i campioni della squadra di basket in carrozzina della Studio3A Millennium Basket

Meno videogiochi e più “fatica”, meno solitudine e più gioco di squadra: con la forza di volontà si riesce a fare tutto. Lezione speciale, oggi, 28 gennaio, per gli studenti di seconda e terza delle scuole medie Moroni di Vigodarzere (Pd), che durante le ore di educazione fisica hanno avuto come “prof” due campioni di pallacanestro in carrozzina atleti della patavina Studio3A Millennium Basket, unica squadra veneta a militare in serie A: Ahmed Raourahi e Saliou Diene, che hanno raccontato le loro esperienze forti, di vita e di sport.

Da bambino ero come voi, correvo e giocavo a pallone. Poi a 10 anni ho avuto un incidente e da lì è iniziata un’altra vita: da ragazzino che giocava a calcio sono diventato un giocatore di basket in carrozzina” ha raccontato Raourahi, 39 anni, finito sotto un treno nel suo Paese d’origine, il Marocco, mentre contendeva la borsa a un ladro che voleva portargliela via, con conseguenze pesantissime: ha perso entrambe le gambe e la mano destra.

Ma nonostante questo handicap è diventato un fuoriclasse in questa disciplina. “Ho fatto tanto ospedale, sono entrato in una comunità per disabili di Tangeri, ho visto che giocavano a pallacanestro in carrozzina e ho imparato anch’io: ho provato tante volte a tirare, finché ho cominciato a toccare il ferro e a fare canestro. Ho iniziato a giocare, sono diventato un giocatore importante per la squadra, abbiamo vinto coppe e campionati; dal 2004 al 2006 ho militato nel campionato spagnolo e poi sono arrivato in Italia, giocando a Treviso, Roma, Padova, ancora Roma, Cantù e ora di nuovo a Padova. Dal 2011 sono stato convocato anche dalla nazionale italiana con cui ho disputato quattro Europei, due Mondiali e una Olimpiade. Da quando ho abbracciato il basket in carrozzina non l’ho più lasciato”.

Diverso ma non meno difficile il percorso del senegalese Diene, 29 anni, il pivot della squadra sostenuta da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini. “Io invece non ho avuto il tempo di camminare: a 4 anni sono stato colpito dalla poliomielite. Da lì ho cominciato a muovermi con il bastone: da noi non c’era la possibilità di avere sedie a rotelle o stampelle. A 18 anni mi sono iscritto in un centro per disabilità fisiche dove ho iniziato a svolgere il lavoro di calzolaio e a giocare nella squadra di basket in carrozzina. Nel 2013 sono arrivato in Italia e ho fatto la serie B, sono stato tre stagioni in Svizzera, poi sono tornato in Italia dove ho esordito in serie A e quest’anno sono a Padova”.

I ragazzi, interessatissimi, hanno chiesto innanzitutto come funzionino le carrozzine. “Sono fatte apposta per giocare e correre in velocità: queste sono da Formula 1. Hanno un dispositivo per non rovesciarsi all’indietro, ma le cadute in avanti durante i contrasti nelle partite sono nella norma, e ci si rialza subito” ha detto Raourahi, fornendo una spettacolare dimostrazione dal vivo e poi illustrando ai ragazzi, con Diene, alcune regole del basket “seduto”, che è estremamente difficile: non si può tenere la palla per più di due spinte, e palleggiare e spingere contemporaneamente la carrozzina è dura. Infatti uno studente ha domandato ad Ahmed: “Ma come fai con una mano sola?”. “Con l’allenamento e la forza di volontà si riesce a fare tutto” ha risposto l’ala della Studio3A Millennium Basket, che si disimpegna anche come play.

Ma il momento più intenso è stato quando i ragazzi hanno chiesto ai due atleti quanto sia stata difficile la loro vita con l’handicap e cosa abbia significato per loro la pratica sportiva. “Lo sport mi ha aiutato a superare tanti problemi e sofferenze che avevo per la mia disabilità – ha detto Saliou – Ti abitua ad affrontare le difficoltà, anche della vita, a dire “ce la devo fare”, sempre e comunque”. “I primi mesi dopo l’incidente sono stati difficili – ha proseguito Ahmed -, vedi gli altri bambini che corrono e saltano…, ma poi capisci che puoi riuscirci anche tu, anche se con la calma: ho corso con la carrozzina e anche per terra. E’ dura, ma devi accettarlo. Per essere sportivi basta pensare a come sono i bambini, che quando corrono spensierati in fondo stanno facendo sport. Tutto sta nel cercare l’obiettivo giusto. Oggi giocano tutti con i videogiochi, ma il nostro corpo ha bisogno di sudare e la nostra mente ha necessità di aprirsi, confrontarsi con i compagni di squadra, imparare a gestire le dinamiche di un gruppo. Con i videogiochi parli e ti arrabbi solo con il monitor; con lo sport invece trasferisci quest’energia su una palla, sulla corsa, sul confronto con gli altri e nella vita bisogna confrontarsi, tutti i giorni”.

Alla fine i ragazzi, a grande richiesta, hanno voluto provare tutti a correre in carrozzina e a tirare a canestro da seduti. E i giocatori hanno dato loro appuntamento, per vedere un match dal vivo, per sabato 8 febbraio, alle 20 nel palazzetto dello sport “di casa” di Piombino Dese, dov’è in programma la sfida con Bergamo.