Articolo Pubblicato il 15 febbraio, 2019 alle 18:09.

I familiari della vittima, che si sono affidati a Studio 3A, chiedono verità e giustizia: “Come si può tamponare così una bici che corre nell’area riservata a ciclisti e pedoni?”

Martedì scorso è mestamente tornata nella sua Albania, dove mercoledì sono stati celebrati i funerali, la salma di Minir Gjuzi, il 62enne di origini albanesi, della città di Tilaj Durrës. ma residente da anni con la sua famiglia in Italia, a Monopoli, travolto da un’auto lo scorso 9 febbraio.

La vittima lascia la moglie, due figli e due nipoti che, per essere assistiti, attraverso il consulente personale e responsabile della nuova sede di Bari, Sabino De Benedictis, si sono affidati, a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini. I familiari di Gjuzi, distrutti dal dolore, infatti, chiedono con forza che venga fatta piena luce sul tragico episodio, non riuscendo a capacitarsi di come il loro caro possa essere stato investito.

Il drammatico incidente, infatti, è avvenuto in pieno giorno, alle 9 mattino, lungo una strada centrale di Monopoli, viale Aldo Moro, e, soprattutto, il sessantaduenne procedeva con la sua bicicletta al di là della linea continua che delimita la carreggiata, nell’area riservata a ciclisti e pedoni, come comprovano inequivocabilmente i rilievi effettuati dalla polizia locale di Monopoli.

Non si riesce dunque a capire come il conducente del Suv Volkswagen, che procedeva nello stesso senso di marcia, abbia potuto tamponarlo in quel modo, sbalzandolo dal velocipede e facendolo volare sull’asfalto, con conseguenze letali: Gjuzi è deceduto praticamente sul colpo a causa della frattura cranica e di altri gravi politraumatismi riportati. L’automobilista, peraltro, non ha lasciato alcun segno di frenata e il veicolo si è fermato a circa cinquanta metri dal punto dell’impatto, chiaro indizio che, oltre al livello di attenzione, anche la velocità non doveva verosimilmente essere adeguata e conforme ai limiti di una strada urbana.

Studio 3A, che si è anche fatto carico del rimpatrio della salma del povero Gjuzi, ha già chiesto di acquisire copia della documentazione relativa all’incidente ed è in attesa anche dei provvedimenti e degli eventuali accertamenti che intenderà disporre la Procura di Bari nell’ambito del procedimento penale per omicidio stradale che, come da prassi, è stato aperto all’indomani della tragedia.