Articolo Pubblicato il 28 dicembre, 2020 alle 12:38.

La perizia dovrà confermare che si sia trattato di infarto e accertare se il medico del pronto soccorso di San Donà, indagato per omicidio colposo, avrebbe potuto diagnosticarlo prima

Saranno celebrati lunedì 28 dicembre 2020, alle ore 10.30, nella chiesa parrocchiale di Torre di Mosto, il paese dove risiedeva con la sua famiglia, i funerali di Debora Berto, la donna di soli 45 anni stroncata prematuramente da un malore mercoledì 16 dicembre, poco dopo le 12.30, mentre si trovava nella sua casa: a nulla sono valsi il massaggio cardiaco praticatogli per 17, lunghi e interminabili minuti dall’amato marito Mirko Sacilotto e le ulteriori manovre rianimatorie tentate successivamente dai sanitari del Suem. Domenica alle ore 19, sempre in chiesa, sarà anche recitato il santo rosario.

La famiglia ha potuto fissare la data delle esequie dopo aver ricevuto il nulla osta dall’autorità giudiziaria, che ha “liberato” la salma a conclusione dell’autopsia. Riscontrando l’esposto presentato dal marito e dal padre della vittima, assistiti da Studio3A, il Pubblico Ministero della Procura di Venezia, dott.ssa Laura Villan, ha aperto un procedimento penale con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, disponendo per l’appunto l’esame autoptico e iscrivendo nel registro degli indagati G. B., 34 anni, residente a Venezia, il medico del pronto soccorso di San Donà di Piave che pochi giorni prima della tragedia, l’11 dicembre, aveva visitato Debora Berto, recatasi all’ospedale riferendo di forti algie al braccio e al polso sinistro, di cui soffriva da alcuni giorni, ma anche di altri dolori, in particolare alla mandibola. A consigliarle di andare a farsi vedere al pronto soccorso, peraltro, era stato il fisioterapista con studio a Ceggia a cui la signora Berto si era rivolta nei giorni precedenti, nella convinzione che, a fronte della pluralità di sintomi esposti, il suo non fosse un mero problema di natura ortopedica.

Pur avendo esposto la paziente tutta la sua sintomatologia, con segnali tipici dell’infarto, tuttavia, il medico del pronto soccorso, dopo la visita, l’ha dimessa con la diagnosi di “brachialgia”, con una cura farmacologica di antidolorifici e la prescrizione di esami di tipo ortopedico (una risonanza magnetica relativa al tratto cervicale, già prenotata e che la paziente avrebbe dovuto effettuare il giorno del decesso), senza tuttavia ravvisare la necessità di sottoporla ad alcun approfondimento di natura cardiologica, né l’elettrocardiogramma né gli esami del sangue.

L’autopsia è stata effettuata mercoledì 23 dicembre, presso l’ospedale dell’Angelo, dal dott. Giovanni Cecchetto, dell’Istituto di Medicina Legale dell’ospedale di Padova, il consulente tecnico d’ufficio nominato dalla dott.ssa Villan: alle operazioni peritali ha partecipato anche il medico legale dott. El Mazloum Rafi, messo a disposizione come consulente di parte per la famiglia della vittima da Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini a cui i familiari della quarantacinquenne, attraverso il responsabile della sede di San Donà di Piave, Riccardo Vizzi, si sono affidati per fare piena luce sui fatti e per ottenere giustizia.

Il Ctu avrà sessanta giorni per depositare le sue conclusioni, che saranno fondamentali per stabilire con certezza le cause del decesso e confermare che sia stato dovuto, come tutto lascia supporre, a un infarto, ma anche e soprattutto per accertare, anche attraverso la disamina di tutta la documentazione medica, se il malore fatale a Debora potesse essere diagnosticato in tempo in occasione di quell’accesso al pronto soccorso e se quindi la donna si sarebbe potuta salvare. Che poi è il motivo che ha portato il marito e il padre ad affidarsi a Studio3A e a sporgere denuncia querela presso i carabinieri di San Stino di Livenza il 17 dicembre.

Saranno in tantissimi, lunedì mattina, a voler dare l’ultimo saluto a Debora che, gestendo con il marito Mirko un’attività di commercio ambulante di abbigliamento e intimo nei vari mercati rionali della zona, era conosciutissima e ben voluta da tutti non solo a Torre di Mostro ma in tutto il Veneto Orientale, e a volersi stringere attorno ai suoi cari, affranti per una perdita prematura, improvvisa e di cui non riescono a capacitarsi: oltre al marito Mirko, i due figli di 17 e 15 anni Samuele e Alessandro, i genitori Bruno e Gabriella, i fratelli Barbara e Luca e i parenti tutti. Una famiglia che ringrazia le tantissime persone che sono le sono state vicine in questi giorni di immenso dolore e che, in previsione del grande afflusso, raccomanda tutti al rispetto delle norme di distanziamento. Debora Berto poi riposerà nel cimitero di Torre di Mosto.

Articoli Online