Articolo Pubblicato il 9 marzo, 2020 alle 11:42.

Nei contenziosi riguardanti la procedura di risarcimento diretto, va chiamato in causa quale “litisconcorzio necessario” anche il conducente del veicolo “antagonista”, pena l’annullamento di tutta la procedura. Lo ha ricordato la Corte di Cassazione, nell’ordinanza 6406/20 depositata il 6 marzo 2020.

 

Il risarcimento diretto

Ma cos’è il risarcimento diretto, noto anche come Card (Convenzione tra Assicuratori per il Risarcimento Diretto)? E’ una speciale procedura di liquidazione dei danni derivanti da un sinistro stradale introdotta dal primo febbraio 2007 dal Codice delle Assicurazioni che consente ai danneggiati non responsabili (o parzialmente non responsabili) di essere risarciti direttamente dal proprio assicuratore: “In caso di sinistro tra due veicoli a motore identificati ed assicurati per la responsabilità civile obbligatoria, dal quale siano derivati danni ai veicoli coinvolti o ai loro conducenti, i danneggiati devono rivolgere la richiesta di risarcimento all’impresa di assicurazione che ha stipulato il contratto relativo al veicolo utilizzato” recita l’art. 149 del Codice.

Una novità, quella dell’indennizzo diretto, tesa a semplificare la procedura risarcitoria, laddove un precedenza si era costretti a rivolgersi sempre alla compagnia di controparte. Attenzione però che per essere applicabile, tale procedura implica una serie di condizioni, tra cui quella che le eventuali lesioni riportate non devono superare una invalidità permanente residuata del 9 per cento, quantificazione che segna il “confine” tra le micro e le macrolesioni.

 

La cessione del credito a una carrozzeria

Venendo al caso di specie, nel 2010 si verificò un sinistro a Roma tra due auto e la conducente di quella delle due che aveva “ragione”, assicurata con la compagnia Zurich, fece riparare la sua macchina presso una carrozzeria e, come capita non infrequentemente in tali casi, le cedette il proprio credito nei confronti della sua impresa di assicurazione, che tuttavia si rifiutò di liquidare il danno.

L’autofficina cita in causa l’assicurazione della vettura riparata

La autofficina fu così costretta a citare in giudizio, davanti al Giudice di Pace di Roma, ai sensi dell’art. 149 del d.lgs. 7 settembre 2005, n. 209, la società Zurich Insurance Company, chiedendo che fosse condannata a rimborsarle la somma di 7.316,84, pari all’entità del credito ad essa ceduto dalla danneggiata. Ma la compagnia si costituì e chiese il rigetto della domanda, che venne respinta sia in primo grado sia dal Tribunale di Roma in funzione di giudice d’appello.

Motivo? I giudicanti hanno dato credito alla tesi dell’impresa di assicurazione secondo cui il contratto stipulato dall’automobilista prevedeva, con clausola espressa, la non cedibilità a terzi dei crediti derivanti dal contratto stesso.

Il ricorso per Cassazione

La Carrozzeria ha impugnato la sentenza per Cassazione con due motivi. Con uno ha lamentato l’applicazione da parte del Tribunale di una clausola contrattuale nell’ambito di un rapporto che trae origine da una responsabilità extracontrattuale; con l’altro ha censurato il fatto che non fosse stata disposta l’integrazione del contraddittorio nei confronti del conducente responsabile del sinistro.

 

Il litisconsorzio necessario

Motivo, quest’ultimo, che la Cassazione reputa fondato. “In materia di assicurazione obbligatoria della responsabilità civile per la circolazione dei veicoli, nella procedura di risarcimento diretto di cui all’art. 149 del d.lgs. n. 209 del 2005, promossa dal danneggiato nei confronti del proprio assicuratore, sussiste litisconsorzio necessario rispetto al danneggiante responsabile, analogamente a quanto previsto dall’art. 144, comma 3, dello stesso decreto”.

Di più, la Suprema Corte aggiunge che “quando risulta integrata la violazione delle norme sul litisconsorzio necessario, non rilevata né dal giudice di primo grado, che non ha disposto l’integrazione del contraddittorio, né da quello di appello, che non ha provveduto a rimettere la causa al primo giudice ai sensi dell’art. 354, primo comma, cod. proc. civ., resta viziato l’intero processo e si impone, in sede di giudizio di cassazione, l’annullamento, anche d’ufficio, delle pronunce emesse ed il conseguente rinvio della causa al giudice di prime cure, a norma dell’art. 383, terzo comma, del medesimo codice”.

Il processo dovrà ripartire dal primo grado

Nello specifico, avendo la ricorrente, agendo nella sua qualità di cessionaria del credito ai sensi dell’art. 149 del d.lgs. n. 209 del 2005, mancato di convenire in giudizio anche il conducente della vettura antagonista, è stata pertanto violata per l’appunto una disposizione che riguarda una situazione di litisconsorzio necessario iniziale.

Di qui appunto, la cassazione della sentenza impugnata, con assorbimento dell’altro motivo sulla cessione del credito, e il rinvio al Giudice di Pace di Roma, in persona di diverso magistrato, davanti al quale la causa dovrà ripartire daccapo, dal primo grado.