Articolo Pubblicato il 4 marzo, 2020 alle 16:00.

E’ passato in sordina, “oscurato” dalle polemiche sullo stop alla prescrizione dopo la sentenza di primo grado, ma lo scorso 13 febbraio 2020 il Consiglio dei ministri (in foto), tra le varie misure adottate per rendere più rapidi i processi penali, ha approvato un provvedimento che interessa direttamente migliaia di cittadini: la procedibilità a querela per le lesioni stradali gravi e gravissime, nell’ipotesi “base” prevista dall’articolo 590 bis, comma 1, del Codice penale.

In altre parole chi ha subìto una lesione stradale grave o gravissima in seguito ad un incidente e vuole fare causa per essere risarcito, dovrà presentare querela di parte: non si procederà più d’ufficio.

 

Per l’entrata in vigore della procedibilità a querela ci vorrà del tempo

I tempi per l’entrata in vigore della novità non saranno così brevi, perché il “veicolo” legislativo scelto è quello della Legge delega, che dovrà prima essere approvata dal Parlamento e poi attuata dal Governo nel termine di un anno. Tuttavia, la strada sembra ormai tracciata e potrebbe essere accelerata dalla Corte costituzionale, che deve ancora pronunciarsi sulla questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Milano.

L’origine della questione

La storia della procedibilità d’ufficio delle lesioni stradali gravi e gravissime ha inizio con la legge 41/2016. Il legislatore, plasmando il nuovo reato, lo ha articolato in diverse ipotesi, prevedendo per tutte la procedibilità di ufficio: la fattispecie “base” – che può essere commessa da “chiunque” violi una generica regola stradale (dunque anche un pedone o un ciclista che abbiano causato una lesione guarita in più di 40 giorni) e ricalca le pene precedentemente previste per gli stessi fatti – e le ipotesi aggravate (con significativi aumenti di pena), riferite solo ai conducenti di veicoli a motore che commettano violazioni particolarmente pericolose del Codice della Strada, quali abuso di alcol o droghe, eccessi straordinari di velocità, circolazione contromano e sorpassi azzardati.

 

Trattati alla stessa stregua reati molto diversi

La scelta di mettere sullo stesso piano, ai fini della procedibilità del reato, condotte molto diverse – per disvalore della condotta dell’autore del reato, e conseguenze dannose per la vittima – ha destato da subito perplessità: tanto è che la legge 103/2017, delegando al Governo l’ampliamento dei reati contro la persona e il patrimonio perseguibili a querela, sembrava ricomprendere anche la fattispecie “base” dell’articolo 590 bis.

Ciò non è poi avvenuto, nonostante il Parlamento, nel parere preliminare al Dlgs 38/2018 – che ha dato attuazione alla delega contenuta nella legge 103 – avesse esortato espressamente il Governo al cambio della procedibilità.

La questione di legittimità sollevata dal Tribunale di La Spezia

Alla fine del 2018, il Tribunale di La Spezia ha perciò sollevato una questione di legittimità costituzionale del decreto 38, lamentando il mancato rispetto della delega legislativa: la Consulta, con la sentenza 223/2019, l’ha respinta sottolineando che la previsione della procedibilità a querela “si sarebbe posta in aperta contraddizione” con la scelta della procedibilità di ufficio, “compiuta appena due anni prima dal Parlamento”.

Nei mesi scorsi però sono state presentate delle proposte di legge, alla Camera e al Senato, per introdurre la procedibilità a querela per il reato di cui all’articolo 590 bis, comma 1, e ora la misura viene fatta propria anche dal Governo.