Articolo Pubblicato il 29 marzo, 2018 alle 16:47.

Il direttore della Cardiochirurgia pediatrica deve rispondere di omicidio colposo: “sotto accusa” l’intervento sulla bimba affetta da una cardiopatia congenita

Avrebbe commesso una grave imprudenza nell’operazione al cuoricino utilizzando un segmento di vena autologa troppo ridotto e causando, dopo un’agonia di tre mesi, il decesso della piccolissima paziente.

Sulla base di queste conclusioni, il Pubblico Ministero della Procura di Padova, dott.ssa Federica Baccagliani, ha chiesto il rinvio a giudizio per il professor Giovanni Stellin, direttore della Cardiochirurgia pediatrica dell’ospedale patavino, imputato del reato di omicidio colposo per il decesso, avvenuto il 26 settembre 2016, di Natalia Merlo, neonata di non ancora sette mesi.

La bimba era venuta alla luce il primo marzo 2016 nel reparto di Neonatologia dell’ospedale di Udine, con i gemellini Samuel ed Ellis I tre piccoli, i primogeniti di mamma Jenny e papà Alessandro, di Trivignano Udinese, erano nati con cesareo alla trentacinquesima settimana: lievemente prematuri, ma stavano bene. Natalia era la più piccina, ma pesava pur sempre un chilogrammo e 677 grammi e cresceva regolarmente, un chilo al mese. Tutto dunque procedeva nel migliore dei modi, ma nel corso di uno dei periodici controlli alla neonata venne riscontrato un problema cardiaco: in particolare, un difetto interatriale tipo seno coronarico e un difetto interventricolare perimembranoso, non restrittivo, con ipertensione polmonare di grado sistemico secondaria ad un rilevante shunt sinistro-destro.

D’accordo con i familiari, data la fama del centro di Padova per le patologie cardiache, da Udine hanno contattato i cardiologi e cardiochirurgi pediatrici patavini che, dopo vari accertamenti e consulti, hanno deciso di procedere con un intervento chirurgico, prospettando ai genitori un rischio operatorio contenuto al due per cento: intervento effettuato il primo luglio 2016 presso la Cardiochirurgia Pediatrica e Cardiopatie Congenite del Centro Gallucci. Ma qualcosa in sala operatoria è andato storto e da allora sono iniziate la lunga agonia della bimba, che è stata sottoposta ad altre, vane operazioni “riparatorie”, e la via crucis dei genitori: quasi tre mesi vissuti in terapia intensiva tra speranze di una risoluzione delle problematiche e gli sconforti per gli interventi correttivi che non riuscivano, tra qualche segnale di ripresa e notizie shock come quella che Natalia poteva aver riportato irrimediabili danni cerebrali, fino alla tragedia finale.

La famiglia Merlo non ha mai manifestato atteggiamenti di risentimento verso i medici di Padova, anzi, ha dato anche il consenso per effettuare il riscontro diagnostico per chiarire le cause della morte. Si aspettavano solo delle risposte che potessero dare pace al loro dolore: risposte che però non hanno mai ricevuto. E’ proprio con quest’unico desiderio di capire cosa sia successo, perché la piccola che cresceva bene, che era in salute, la cui patologia era sotto controllo, la cui operazione doveva presentare rischi minimi, sia deceduta dopo tre mesi di calvario, che mamma Jenny e papà Alessandro, attraverso il consulente personale Armando Zamparo, si sono rivolti a Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità in ogni tipologia di sinistro, a tutela dei diritti dei cittadini. Ed è per questo che è stato presentato un esposto alla magistratura, con la relativa apertura di un procedimento penale, all’inizio contro ignoti.

La svolta è arrivata con il deposito della perizia medico legale affidata dalla Procura e realizzata da due luminari quali il Professor Andrea Verzeletti, Direttore dell’Istituto di Medicina Legale dell’ospedale di Brescia, e del dottor Giancarlo Crupi, specialista cardiochirurgo già in servizio all’Unità Operativa di Cardiochirurgia Pediatrica dell’ospedale di Bergamo, associato all’incarico alla luce del carattere specialistico del caso. I due consulenti, infatti, in estrema sintesi, hanno espresso innanzitutto perplessità sui tempi scelti per la delicata operazione al cuore su una bimba di soli quatto mesi che era in buone condizioni di salute: “si sarebbe potuto adottare un atteggiamento attendistico, con controlli seriati nel tempo della funzionalità cardiaca, che avrebbe permesso l’ulteriore crescita della bambina e reso quindi meno rischioso l’intervento correttivo” scrivono i due Ctu, che hanno notato anche una “incompletezza della diagnosi pre-operatoria, dove non viene riportata l’assenza di una comunicazione (vena anonima sinistra) tra le due vene cave superiori, che inciderà, significativamente, sull’esito dell’intervento”. Ma i due specialisti hanno riscontrato in particolare inadeguatezze assistenziali inquadrabili in termini di imprudenza da parte del cardiochirurgo che ha eseguito il primo intervento, esprimendo riserve anche nella gestione post-operatoria della piccolissima paziente. “Le censure – precisano i due consulenti – riguardano soprattutto le modalità con cui fu eseguito l’intervento chirurgico, con riferimento sia alla gestione della circolazione extracorporea sia alla tecnica chirurgica impiegata”.

Censure che il Pm, dopo aver iscritto il professor Stellin nel registro degli indagati ed aver esaminato anche le osservazioni dei propri consulenti alla relazione tecnica di parte prodotta per il cardiochirurgo, così riassume nella sua richiesta di emissione del decreto che dispone il giudizio a suo carico, a conclusione delle indagini preliminari. “Nella sua qualità di primo operatore, nell’esecuzione dell’intervento cardiochirurgico del primo luglio 2016 nei confronti della neonata Natalia Merlo, affetta da cardiopatia congenita, per imprudenza consistita nella scelta di procedere all’anastomosi tra vena cava superiore sinistra e atrio destro utilizzando un segmento di vena safena autologa di dimensioni troppo ridotte, causava alla paziente una trombosi venosa, la quale determinava lo sviluppo di chilotorace trattato chirurgicamente senza successo, di massiva trombosi dei seni venosi intracranici e del circolo venoso sistemico, unitamente ad emorragie cerebrali subdurali ed aeree di sofferenza ischemica, che causavano quale effetto finale, ma direttamente ricollegabile al comportamento imprudente, il decesso per insufficienza cardiorespiratoria della piccola paziente il giorno 26 settembre 2016”.  In relazione alla richiesta, il Gip del tribunale di Padova, dott.ssa Margherita Brunello, ha dunque fissato l’udienza preliminare per il 30 maggio 2018, alle ore 9.40, nel palazzo di giustizia di via Tommaseo.

Dunque, un altro importante passo avanti importante per i genitori di Natalia, che si aspettano giustizia per la loro bimba e quell’assunzione di responsabilità che non è mai arrivata dall’Azienda ospedaliera, anche sul fronte civile. “Nonostante i continui solleciti, e pur a fronte di una consulenza medico legale inequivocabile, di una iscrizione nel registro degli indagati del primario della Cardiochirurgia pediatrica e ora della richiesta di rinvio a giudizio, la compagnia assicurativa dell’Asl, Resolute Management, non ha mai dimostrato alcuna concreta disponibilità di voler risarcire adeguatamente la famiglia della piccola – lamenta il Presidente di Studio 3A, dott. Ermes TrovòDopo aver perso in modo così tragico ed evitabile una figlia di sette mesi, penso che si possa e si debba risparmiare ai genitori di Natalia altre sofferenze, le consuete meline delle compagnie fatte di rimpalli, di rimandi, di funzionari irreperibili, di fantomatiche perizie medico legali interne ed… eterne. Credo che dopo quasi due anni, abbiano finalmente diritto ad avere delle risposte, in tutti i sensi”.

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