Nuovo, doloroso capitolo nella battaglia di un quarantenne di Eraclea che da mesi
chiede invano ciò di cui avrebbe diritto: la sostituzione dell’intera anima del camino

La pesante parete in ghisa della stufa difettata e contestata è crollata di nuovo, ma questa volta con conseguenze anche alle persone: lo scorso martedì 2 aprile la padrona di casa è stata colpita alla mano destra ed è stata costretta a ricorrere alle cure del pronto soccorso di San Donà di Piave dove, dopo le radiografie, per fortuna negative, le hanno dato otto giorni di prognosi, prescrivendole pomate e antidolorifici.

Nuovo doloroso capitolo nell’assurda vicenda denunciata da un quarantenne di Eraclea e dalla moglie. Lo scorso anno la coppia decide di acquistare una bella stufa da installare nel caminetto di casa, stipula un contratto d’acquisto con Heraclia Pavimenti, con sede nella stessa Eraclea, e sceglie un prodotto di marca che dovrebbe fornire ogni garanzia, una Palazzetti Termopalex 78 Fast sx, pagando l’intera cifra, 3.538 euro più Iva, prima ancora della consegna, avvenuta il 18 settembre: lo stesso giorno l’idraulico consigliato dal rivenditore esegue l’installazione e l’allacciamento e collauda l’impianto senza problemi, operazioni che costano all’acquirente altri 1.850 euro più Iva.

Prima di far richiudere il tutto con il cartongesso, il proprietario aspetta i quindici giorni di verifica, come gli è stato raccomandato, ma neanche il tempo di accendere il camino un paio di volte che il 26 ottobre una delle pareti in ghisa del manufatto, quella destra, crolla letteralmente. Il cliente avvisa subito Heraclia inviando anche le foto e pochi giorni dopo si presenta un tecnico Palazzetti. Viene riscontrato – e questo lo ammette la stessa azienda – un difetto di costruzione: una staffa è stata saldata in modo sbagliato, a un paio di centimetri di distanza in più dalla parete crollata che doveva sostenere. Ma la riparazione dell’addetto consiste solamente nel risollevare la parete in ghisa e assestare un paio di martellate alla staffa per storcere il fermo. Un intervento molto “easy” di cui ovviamente il proprietario resta del tutto insoddisfatto. Un mese dopo, il 28 novembre, tornano un tecnico Palazzetti e un responsabile di Heraclia che propongono, per ovviare al difetto, di intervenire un po’ meglio sulla staffa, tagliandola e risaldandola in modo da colmare lo spessore mancante.

Il cliente però rifiuta la soluzione tampone, considerandola insufficiente a riportare il manufatto alle condizioni in cui doveva essere uscendo nuovo di zecca dalla fabbrica, ed evidenziando anche il fatto che si sarebbe trattato di un’aggiunta non conforme, con il rischio che, in caso di guasto o di mal funzionamento, la garanzia avrebbe potuto non rispondere. Avendo pagato fior di quattrini per avere un prodotto di qualità, e per di più in garanzia, il quarantenne chiede semplicemente che gli venga sostituita integralmente la stufa o che, quanto meno, gli sia riconosciuto un congruo deprezzamento dell’impianto, oltre alla riparazione definitiva della staffa.

Il danneggiato, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi, si è quindi affidato a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha incalzato a più riprese Heraclia Pavimenti e Palazzetti, ma ogni richiesta per conto del proprio assistito è caduta nel vuoto. L’azienda costruttrice è sempre rimasta ferma nelle sue posizioni: a suo dire l’intervento di riparazione proposto è “ordinario”, non inciderebbe sull’estetica e sulla funzionalità, e dunque non ci sarebbero “i presupposti per sostituire il prodotto né tanto meno per il riconoscimento del deprezzamento del monoblocco” per citare la lettera di diniego.

Adesso, però, come si paventava, il problema è diventato non solo estetico e funzionale ma anche di sicurezza per l’incolumità delle persone, dato che la parete della stufa, crollando di nuovo, ha investito la proprietaria, cagionandole danni fisici, e alla fine le è andata pure di lusso. Anche l’infortunio domestico finirà nel fascicolo di una causa che ormai appare inevitabile.