Articolo Pubblicato il 18 ottobre, 2020 alle 15:18.

Nel novembre 2017 l’anziano, non autosufficiente, era uscito come niente fosse di notte da Villa Giulia Felicia e, non raccapezzandosi più, era morto di freddo e stenti all’aperto

Si è finalmente sbloccato il processo per l’assurda morte, tre anni fa, di un ospite non autosufficiente di una casa di riposo, Angelo Laudoni, 78 anni, di Roma. Nell’udienza tenutasi mercoledì 14 ottobre 2020, in Tribunale a Velletri, il Gup dott. Giuseppe Boccarato ha rinviato a giudizio Anna Maria Conti, 60 anni, di San Cesareo (Rm), amministratrice unica della residenza per la terza età Villa Giulia Felicia di Colonna, dove l’anziano era ricoverato, e l’operatrice in servizio la notte “incriminata”, Halina Malgorzata Wilkonska, 46 anni, pure lei di San Cesareo, per il reato di omicidio colposo in concorso per aver causato il decesso della vittima. Il video che immortalava la “tranquilla” uscita dalla struttura, come se si trattasse di un hotel, del 78enne, la cui ricerca ha fatto perdere più di un anno e mezzo, è saltato fuori ma è inutilizzabile: tuttavia, per il Giudice per l’Udienza Preliminare il verbale redatto dal carabiniere che l’ha visto basta e avanza.

Il caso all’epoca aveva destato sconcerto. L’anziano, reduce da due ictus, fisicamente si stava riprendendo, ma gli erano rimaste pesanti conseguenze tra cui il disorientamento nel tempo e nello spazio e il disturbo della memoria. Avendo bisogno di assistenza e sorveglianza h24, i suoi cari il 27 novembre 2017 lo avevano ricoverato in una struttura che doveva essere attrezzata a tale scopo, la casa di cura Villa Giulia Felicia. Ma durante la seconda notte di ricovero, tra il 28 e 29 novembre, Laudoni si è svegliato e, disorientato, ha preso a vagare. Purtroppo, non è rimasto nella clinica ma se n’è uscito, senza che nessun addetto si accorgesse di nulla e senza trovare ostacolo alcuno nelle porte e nei cancelli, privi di allarme e perfino aperti. E una volta fuori non si è più raccapezzato. Quando gli operatori, solo al mattino, non trovandolo nella sua stanza e nella struttura, hanno dato l’allarme e si sono messi a cercarlo, era troppo tardi: l’hanno rinvenuto in un’area verde nelle vicinanze, ridotto in fin di vita dal freddo della notte, e a nulla è valsa la corsa all’ospedale di Frascati, dove alle 9.07 dello stesso giorno è mancato. “Il decesso – ha concluso il dottor Filippo Milano, il medico legale a cui è stato affidato l’esame autopticosi verificava perché l’anziano, già affetto da gravi patologie cerebrali e cardiovascolari, trascorreva la notte al freddo notturno invernale, in condizioni meteorologiche caratterizzate da temperature molto basse che favorivano l’insorgere di un’insufficienza cardio-circolatoria quale epifenomeno di un evento ischemico acuto”.

I familiari del 78enne, per ottenere giustizia, attraverso il responsabile della sede di Roma, Angelo Novelli, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che li assiste in collaborazione con l’Avv. Marco Frigo del Foro di Padova. Sulla base della notizia di reato trasmessa dalle forze dell’ordine, infatti, il Pubblico Ministero della Procura di Velletri, dott. Antonio Verdi, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo disponendo, oltre all’autopsia, l’acquisizione dei video delle telecamere interne della clinica. Proprio la visione dei filmati ha consentito di accertare come il paziente, “tra le 23.43 e le 23.51 del 28 novembre 2017, fosse uscito dalla sua stanza, sceso al piano terra e, dopo aver percorso il vialetto di accesso, fosse uscito dal cancello – inopinatamente aperto a quell’ora di notte – e avesse abbandonato la casa di cura”, per citare il provvedimento con cui il magistrato, dopo aver iscritto nel registro degli indagati le due imputate, al termine delle indagini preliminari ne ha richiesto il rinvio a giudizio. Perché la prima, recitano le motivazioni, in violazione dell’articolo 11 della L.R. 41/2003 e dell’autorizzazione rilasciata dal Comune di Colonna, “non garantiva la presenza nella struttura di figure professionali qualificate in relazione alla tipologia del servizio prestato e, in particolare, ometteva di impartire disposizioni e di vigilare sulla loro esecuzione al fine di evitare che i pazienti non autosufficienti potessero allontanarsi da soli dalla struttura medesima”. E la seconda “si distraeva dal controllo del monitor non accorgendosi che, tra le ore 23.43 e le ore 23.51, il paziente (…) abbandonava indisturbato la Casa di cura”. Nonostante queste conclusioni schiaccianti della magistratura, la struttura finora non si è mai voluta assumere le proprie responsabilità, non rispondendo neppure alle richieste delle coperture assicurative avanzate da Studio3A per i propri assistiti per ottenere un congruo risarcimento.

Ma a ostacolare le legittime istanze di giustizia dei familiari è stato soprattutto un evento accidentale: la Procura non riusciva più a esibire il video. All’udienza preliminare del 27 febbraio 2019, in cui i congiunti della vittima si sono costituiti parte civile, sono seguiti altri quattro rinvii (l’ultimo, in vero, per Covid) per permettere al Pm di produrlo. Fino all’udienza di ieri, 14 ottobre, in cui i carabinieri di Colonna, che hanno acquisito e visionato i filmati ed erano stati “onerati” dal Gup di dare spiegazioni circa l’assenza dei file e di recuperare il Dvd con le registrazioni, hanno chiarito che la copia c’è ma, probabilmente perché il supporto è danneggiato o deteriorato, non è più utilizzabile, come quella in possesso del sostituto procuratore, fornendo però il verbale che ne descrive minuziosamente il contenuto. Preso atto che quelle immagini non si potranno più vedere, il dott. Boccarato ha tuttavia ritenuto altrettanto affidabile il verbale redatto dall’operatore che le ha viste, tanto da rigettare la richiesta della difesa delle imputate di escutere come teste l’agente verbalizzante. E, accogliendo le richieste del dott. Verdi e del legale delle parti civili, ha rinviato a giudizio Conti e Wilkonska, che non hanno chiesto riti alternativi decidendo di affrontare il processo, fissando la prossima udienza dibattimentale per l’acquisizione dei mezzi istruttori già per il 15 dicembre 2020, avanti il giudice Alessandra Cuppone.