Articolo Pubblicato il 18 gennaio, 2020 alle 10:00.

Sarà un anniversario diverso, quest’anno, per Giampaolo Matrone e per la figlioletta Gaia, di otto anni. E non perché la sofferenza sia venuta meno, quella resterà per sempre, così come la delusione per una giustizia ancora lontana. Ma perché bisogna guardare avanti, anche e soprattutto per i bambini, e perché non si poteva rifiutare l’invito della società di cui sono tifosi da sempre: la Lazio.

Sabato 18 gennaio 2020 la catastrofe di Rigopiano, la più grave tragedia sulla neve mai successa in Italia, e consumatasi appunto il 18 gennaio 2017 – le vittime del resort abruzzese travolto dalla valanga furono 29 – viene ricordata in modo forte e toccante anche durante una partita di calcio, quella in programma allo stadio Olimpico tra la Lazio e la Sampdoria: la curva nord, cuore del tifo bianco celeste, esporrà uno striscione, per essere ancora più vicina a Matrone che sotto quell’hotel ha perso la moglie Valentina ed è uscito miracolosamente vivo ma con gravi postumi invalidanti dopo 62 lunghe e interminabili ore. E il club ha invitato sua figlia Gaia a “scendere in campo” assieme ai giocatori, mano nella mano, prima del fischio d’inizio: per la piccola, rimasta orfana della mamma (in foto, la famiglia in in momento felice), sarà una grande emozione al cospetto di decine di migliaia di spettatori, per non parlare delle centinaia di migliaia davanti alla Tv.

Sabato io e Gaia trascorreremo una giornata diversa dalle altre volte, con il sorriso sulle labbra” spiega il pasticciere di Monterotondo, che ringrazia di cuore la “sua” SS Lazio per l’invito e tutti i tifosi. “Non ci serve il 18 gennaio per avere giornate tristi, ne abbiamo già tante – prosegue il superstite simbolo della tragedia, che è assistito da Studio3A-Valore S.p.A., unitamente all’Avv. Andrea Piccoli, del Foro di Treviso, i quali si stanno battendo con ogni mezzo perché si faccia piena luce su tutte le responsabilità per i ritardi nei soccorsi, le omissioni e i depistaggi di una “catastrofe di Stato” e per risarcire Giampaolo, che peraltro a causa delle lesioni riportate non può più continuare il suo lavoro, la figlia e gli altri familiari di Valentina Cicioni.

Come il dolore, rimane anche l’amarezza per le risposte che non arrivano: noi familiari delle vittime continuiamo ad organizzare commemorazioni, ad avere momenti brutti, bui e difficili, ma all’orizzonte, dopo tre anni, non s’intravvede uno spiraglio di giustizia” prosegue Matrone, alludendo a un processo che in tribunale a Pescara procede molto a rilento.

Fermo restando tutto questo, però, da qualche tempo ho cercato di invertire la rotta, di portare avanti il nostro dolore in modo “positivo”, facendo per quello che è possibile ciò che ci fa stare bene – conclude Giampaolo Matrone -: bisogna andare avanti e dobbiamo farlo soprattutto per i bambini. Io sono abbonato, vado regolarmente a vedere allo stadio le partite della Lazio e porto spesso Gaia con me. Ma quella di sabato sarà un’esperienza speciale”.

E sarà anche un contributo importante per sollecitare l’accertamento delle responsabilità e una doverosa giustizia nei confronti delle vittime e dei loro familiari, perché il mondo del calcio, si sa, è uno strumento eccezionale per veicolare i messaggi. E qui il messaggio, forte e chiaro, è quello di “non dimenticare. E agire di conseguenza”. Per chi non c’è più, per i loro cari che sono rimasti a piangerli, e perché drammi del genere non abbiamo mai più a ripetersi.