Articolo Pubblicato il 5 luglio, 2016 alle 10:36.

TESTATA: L’Unione Sarda – 05/07/2016

Decimomannu. Si temono riversamenti di carburante. Presto una causa civile.

Ormai i danni causati dalle sostanze tossiche della base Nato, così afferma chi abita nelle vicinanze, sono incalcolabili. Una decina di famiglie che vivono vicino all’aeroporto militare di Decimomannu, e che da anni lamentano di subire le conseguenze dei riversamenti del carburante dei velivoli, hanno deciso di passare alle vie legali: si sono rivolte a una società specializzata nell’individuazione delle responsabilità civili e penali nei casi di danno ambientale.

La protesta. «Non possiamo utilizzare l’acqua del pozzo perché non sappiamo quali sostanze contenga», si arrabbia Alfieri Bardino che coltiva i suoi prodotti vicino alla base. «Quando non arriva quella del fiume è meglio non innaffiare», aggiunge, «perché si rischia di bruciare la vegetazione. Ogni due anni siamo costretti a sostituire la copertura delle serre, che si deteriora. Non so quale sia la causa, fatto sta che più ci si allontana dalla base e meno problemi ci sono. Spero che, attraverso il giudice, arrivi un risarcimento».

I tecnici. In che modo? Risponde il presidente di Studio 3A, Ermes Trovò, intervenuto alla Biblioteca comunale in un incontro sulle problematiche ambientali in Sardegna: «Seguiamo questi casi da sei mesi», spiega, «per ottenere risarcimenti economici e far pagare i responsabili la soluzione, assieme al procedimento penale, è la causa civile».

Le accuse. Continuano intanto le proteste del comitato cittadino “Su Sentidu”: da anni chiede giustizia per le persone che vivono e hanno le aziende intorno all’aeroporto. «I riversamenti provocano danni da vent’anni, i valori dei metalli pesanti sono in aumento», lamenta Monica Pisano: «Mio padre ha dovuto vendere la sua azienda a metà prezzo. Chiediamo che le bonifiche siano eseguite in maniera adeguata. Oggi è utilizzato il Mise, un sistema di messa in sicurezza d’emergenza praticamente inutile per i terreni inquinati da tempo. Da quando il monitoraggio è passato dall’Arpas alla base militare non riusciamo ad avere i risultati delle analisi sulle falde. Siamo ostacolati dal Comune, per ottenere la documentazione abbiamo dovuto fare alcuni versamenti di denaro».

Il Comune. Chi la pensa diversamente è la sindaca, Anna Paola Marongiu: «Abbiamo fornito la documentazione in Consiglio comunale. I risultati delle analisi sono stati trasmessi all’Arpas, cioè l’Agenzia regionale per l’ambiente, quindi sono pubblici e consultabili. Le bonifiche procedono bene e noi facciamo di tutto per capire che cosa abbia causato questa situazione. Gli ultimi dati dimostrano che la percentuale di idrocarburi è diminuita».

SOMMARIO. CITTADINI INFEROCITI.

Le famiglie che abitano nella zona della base aerea militare sostengono che la benzina fuoriuscita dai velivoli continui a contaminare tutta l’area

Lorenzo Ena