Articolo Pubblicato il 2 novembre, 2019.

Il particolare incidente, occorso a Zelarino a un 45enne del posto rivoltosi a Studio3A ripropone la necessità di regolamentare l’uso di questi “veicoli” sempre più diffusi

Le buone notizie sono che se l’è cavata, per fortuna, con ferite non gravi e che è stato risarcito, grazie all’intervento di Studio3A. Quelle meno buone sono che è stato multato in modo molto “discutibile” dalla polizia locale – ma è stato presentato ricorso – e che su questo “veicolo”, che pure si sta diffondendo sempre di più, si brancola normativamente nel buio.

Nei mesi scorsi Studio3A-Valore S.p.A. si è trovato a gestire il suo primo sinistro con un monopattino elettrico. Attraverso la consulente personale Nadia Toffano, si è rivolto alla società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini un quarantacinquenne di Zelarino, investito a due passi da casa mentre, alle 7 del mattino, si recava in stazione per prendere il treno e andare al lavoro, a Marghera. Il sinistro è successo il 15 maggio, lungo la ciclabile di via Scaramuzza su cui l’operaio stava transitando.

La dinamica era decisamente favorevole al danneggiato: una cinquantenne, pure del posto, uscendo con una Hyundai da un ramo interno di via Scaramuzza sulla strada principale, costeggiata dalla pista per le biciclette, ha mancato la precedenza e l’ha urtato, facendolo rovinare a terra. Il problema che però si è posto fin da subito è che questo mezzo di smart mobility, pur essendo in continua espansione per evitare il traffico cittadino – nel 2017 in Italia se ne contavano 500, oggi siamo a ben oltre i tremila -, è di fatto “uno sconosciuto” o quasi dal punto di vista del codice della strada. Non è un caso che un paio di mesi dopo, a luglio, sia stato emanato dal Ministero della Infrastrutture il “Decreto Toninelli”, che ha cercato di normare la “disciplina” individuando, in linea generale, per l’appunto nelle nelle aree pedonali, nei percorsi pedonali e ciclabili, nelle piste ciclabili e nelle zone “30” i luoghi deputati alla circolazione dei monopattini, fermo restando però che devono essere le Amministrazioni locali a stabilire le modalità e le aree di utilizzo per questo veicolo, anche in base alle caratteristiche del territorio. E il Comune di Venezia non ha ancora aderito alla sperimentazione e quindi si è punto e a capo.

Un “imbarazzo” che si può cogliere anche dagli “atti”: il Pronto Soccorso dell’Angelo, alle cui cure il quarantacinquenne ha poi dovuto ricorrere, avendo riportato botte, contusioni e un colpo di frustra per una prognosi di 15 giorni, ha definito il paziente “un pedone”; la polizia locale di Venezia, intervenuta sul posto per i rilievi, nel verbale ha classificato il monopattino ora veicolo “ignoto”, ora “ciclomotore”. Gli agenti, peraltro, hanno pesantemente sanzionato il conducente perché non assicurato e privo di casco: multe che sono state prontamente impugnate, in assenza di una norma che imponga la copertura assicurativa e l’uso del casco per “circolare” con i monopattini.

Dal punto di vista risarcitorio, comunque, Studio3A ha fatto valere, nei confronti della compagnia di assicurazione della vettura, la dinamica del sinistro e la mancata precedenza. E per una volta è prevalso il buon senso: il quarantacinquenne è stato risarcito sia per i danni materiali riportati al monopattino acquistato da appena un mese e pagato circa 300 euro, tutto strisciato, e al cellulare, che si è rotto, sia per le lesioni fisiche. Un risultato notevole, date le premesse, anche se si parla di cifre contenute nell’ordine del migliaio di euro. Resta però il fatto che urge una regolamentazione, a tutela sia dei “monopattinisti” sia di tutti gli altri utenti della strada.