Articolo Pubblicato il 5 dicembre, 2019 alle 10:00.

Il giudice dà ragione piena a un’anziana investita da una moto: l’assicurazione non voleva risarcirla perché aveva attraversato sulle strisce in sella alla bici

Il fatto che una ciclista attraversi la strada sulle strisce senza scendere dalla bici non autorizza il conducente di un veicolo a investirla a tutto gas, tanto più se l’aveva vista per tempo. Né giustifica il rifiuto a risarcirla della compagnia di assicurazione perché, se la controparte ha l’esclusiva responsabilità di un incidente, la violazione veniale è irrilevante. Con una sentenza cristallina, il giudice del Tribunale di Venezia, dott. Alessandro Cabianca, ha finalmente reso giustizia a una oggi settantottenne di Cavallino, rimasta coinvolta cinque anni fa in un grave incidente, dando ragione anche alla battaglia portata avanti da Studio3A.

I fatti risalgono al 19 ottobre 2014, alle 14.30. L’anziana sta percorrendo in bicicletta la ciclabile lungo via Fausta nei pressi del cimitero di Cavallino e, giunta alla fine della pista, si appresta ad attraversare la strada sulle strisce: guarda a destra e sinistra e, non vedendo sopraggiungere veicoli, inizia l’attraversamento.

Giunta alla linea di mezzeria, però, sente il rombo di un motore proveniente da Jesolo: neanche il tempo di rendersi conto di cosa sta accadendo che, dopo un colpo violento, si ritrova per terra. Che la responsabilità dell’investimento ricada tutta sul centauro alla guida della moto BMW che travolge la donna, un allora 38enne di San Donà di Piave, ci sono pochi dubbi. Sarà lui stesso, nelle dichiarazioni rese alla polizia locale di Cavallino Treporti, che ha effettuato i rilievi, ad ammettere di aver visto chiaramente la donna sulle strisce pedonali che iniziava ad attraversare la strada, salvo però proseguire ugualmente: “la signora non attraversava in maniera decisa e interpretavo che mi lasciasse passare”, è la balzana giustificazione resa agli agenti. I quali, infatti, lo sanzionano per la violazione dell’articolo 141, comma 2 del Codice della Strada, “per non essere stato in grado di arrestare tempestivamente il veicolo che conduceva in presenza di un ostacolo prevedibile”.

L’anziana viene subito trasportata in ambulanza all’ospedale civile di Venezia. Per fortuna si salva, ma la prognosi è pesante e inizia un calvario: riporta la frattura di un femore, deve sottoporsi a un intervento di osteosintesi con chiodo endomidollare e a lunghi periodi di ricovero ospedaliero. Non solo: oltre a un adeguato trattamento fisico-riabilitativo e un prolungato periodo di riposo, per la persistenza e l’aggravarsi della gonalgia sinistra deve sostenere anche un intervento di artoprotesi. A postumi stabilizzati le viene riconosciuta un’invalidità permanente del 12%.

Per essere adeguatamente risarcita, tramite l’Area manager e responsabile della sede di San Donà di Piave, Riccardo Vizzi, la donna si è quindi affidata a Studio3A-Valore S.p.A, società specializzata a livello nazionale nel risentimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha subito chiesto i danni alla compagnia della moto, Vittoria, la quale però ha incredibilmente negato qualsiasi risarcimento, rifiutandosi perfino di riconoscere un concorso di colpa del suo assicurato: secondo l’assicurazione di controparte, la responsabilità era tutta dell’anziana, la quale, avendo problemi di deambulazione, si sentiva più sicura in sella, e non aveva attraversato tenendo la bici a mano. Poco importa che lo avesse fatto a passo d’uomo e non certo buttandosi in mezzo alla strada.

Vittoria, sorda ai solleciti e all’evidenza dei fatti, ha così costretto l’anziana ad adire le vie legali: Studio3A ha infatti deciso di andare fino in fondo per tutelare i diritti e le ragioni della sua assistita sollecitando una citazione in causa avanti il Tribunale di Venezia, che ora le ha dato ragione piena. Nella sentenza il giudice ha chiarito che la violazione legata all’attraversamento in sella alla bici rileva “solo dove non sia possibile accertare cause e grado delle colpe incidenti nella produzione dell’evento”. Ma qui “deve ritenersi accertata l’esclusiva colpa del motociclista da tutti gli elementi emersi nella vicenda: il mancato adeguamento della velocità alla concreta situazione dei luoghi, poiché l’attraversamento pedonale della strada avrebbe dovuto indurlo a una velocità prudenziale; la posizione della ciclista, che aveva già intrapreso l’attraversamento ed era agevolmente avvistabile ed, anzi, dalle dichiarazioni dello stesso (omissis) in concreto era già stata da lui vista; l’assenza di tracce di frenata, che deve fare ritenere che il motociclista non abbia neanche intrapreso alcuna manovra di emergenza”.

Il giudice ha anche confutato le contraddittorie argomentazioni del legale di Vittoria secondo cui l’anziana avrebbe eseguito l’attraversamento con manovra “improvvisa e repentina”. “Tale circostanza – conclude il dott. Cabiancanon ha avuto alcun riscontro processuale, ed anzi plurimi appaiono gli elementi presuntivi che fanno ritenere che, seppure la condotta dell’attrice sia stata violativa dei disposti normativi sopra ricordati, in concreto tale violazione non abbia avuto alcun ruolo causale nella dinamica del sinistro. In tal senso, le dichiarazioni del motociclista – che ha dichiarato di aver visto la ciclista impegnare l’attraversamento e che ella non procedeva in maniera decisa – il punto dell’impatto nella parte posteriore della bicicletta e non nella parte anteriore, come ci si aspetterebbe qualora la ciclista avesse improvvisamente impegnato l’attraversamento, l’assenza di segni di frenata, la stessa età dell’attrice, che all’epoca dei fatti aveva 73 anni, sono tutti elementi che in modo convergente fanno ritenere che la signora non abbia attraversato la strada in modo repentino ed imprevedibile”. Pertanto, Vittoria è stata condannata a risarcire integralmente la danneggiata con una somma di 52mila euro tra danni biologici e morali, spese mediche, spese di lite e interessi e rivalutazioni.