Articolo Pubblicato il 14 aprile, 2016 alle 17:39.

TESTATA: Il Gazzettino (Treviso) – 14/04/2016

A un anno dallo schianto in tangenziale, che le è costato una invalidità lavorativa del 50 per cento, non ha ancora otte­nuto neppure un euro di risarci­mento: sebbene non abbia re­sponsabilità alcuna nell’inci­dente e pur avendo sostenuto costi elevati per degenza e cure mediche. Lei è Marta Sensini, 27 anni, figlia del sin­daco di Fossalta di Piave (Ve), Massimo. Il 10 maggio 2015 viaggiava sulla moto Honda Hornet condotta dal fidanzato. I due stavano percorrendo la tangenziale di Treviso, da Silea verso Castelfranco. Pochi me­tri dopo l’uscita dell’ospedale l’impatto contro una Mercedes. Un botto tremendo. Intervengo­no le ambulanze, la situazione è delicata. E la dinamica molto complessa: nell’incidente i due volano sull’asfalto e vengono travolti dalia Bmw che segue. Marta e il fidanzato arrivano al Ca’ Foncello in condizioni gra­vissime e per giorni la loro vita resta appesa a un filo. Le conseguenze fisiche sono pe­santissime: il motociclista rima­ne paralizzato. Per Marta co­mincia invece un calvario co­stellato di sofferenze e interventi chirurgici.

Ha lesioni e politraumi, frattura del femo­re, dell’ala sacrale, della scapo­la e di diverse costole. I medici sono costretti ad asportarle la milza. Poi la riabilitazione, fati­cosa. Al termine della trafila l’Inps stabilisce che la 27enne ha riportato un’invalidità del 50%. La ragazza decide quindi di rivolgersi a una società spe­cializzata nella valutazione del­le responsabilità, lo Studio 3A. A quel punto parte la richiesta di anticipo del risarcimento a Itas Mutua, la compagnia a cui è assicurata la moto e che è quindi tenuta a risarcire il danno subito dalla passeggera. Ma dopo un anno, nulla è arrivato. «La giovane è coperta dalla polizia della moto, rego­larmente attiva, e ha quindi il diritto di essere risarcita -spie­ga il presidente dello Studio 3A, Ermes Trovò- Il rifiuto della compagnia ad accordare un anticipo sulla somma, ad un anno di distanza dall’incidente, fa ancora più rabbia visto che si tratta di un risarcimento che Marta otterrà comunque. E la riprova che tutto ciò che le compagnie propinano negli spot è pura fantasia». Secondo la ricostruzione dello studio a cui la 27enne si è rivolta, la richiesta di anticipo sulla som­ma da liquidare sarebbe stata inoltrata più volte con il risulta­to di un «fermo diniego e di richieste di ulteriori documen­ti» ritenuti però dei pretesti da chi rappresenta la ragazza che non ha ancora ottenuto nulla di quel che le spetta: nonostante la degenza, le cure mediche e gli interventi chirurgici e nono­stante le conseguenze di quello schianto che porterà addosso per sempre.

Andrea Zambenedetti