Articolo Pubblicato sabato, 8 giugno, 2019.

La tragedia il 17 dicembre 2016 al nosocomio di Castellaneta. All’udienza preliminare

il legale dei familiari si è costituito parte civile e ha chiesto la citazione del responsabile civile, l’Asl di Taranto. La sanitaria non ha chiesto riti alternativi. Rinvio al 15 novembre

E’ iniziato oggi, venerdì 7 giugno 2019, in Tribunale a Taranto, il processo per la tragica morte di Antonio Pesce, il 64enne di Palagianello deceduto il 17 dicembre 2016, all’ospedale di Castellaneta, per un’assurda ed evitabile caduta dal letto: sul banco degli imputati, per il reato di omicidio colposo, un’infermiera del reparto di Cardiologia, A. D. L., 42 anni, pure lei di Palagianello. Pesce, già affetto da cardiopatia dilatativa, il 15 dicembre 2016 si era recato al Pronto Soccorso di Castellaneta per “dispnea ingravescente”. Dopo una consulenza cardiologica con diagnosi di scompenso cardiaco congestizio, era stato ricoverato in Cardiologia e sottoposto a una terapia che ne aveva migliorato le condizioni.

Alle 9 del 17 dicembre, però, è stato trovato nella sua stanza “a tratti disorientato”, e poi, alle 10.15, ha accusato un’improvvisa perdita di coscienza rovinando per terra dal letto dov’era seduto. L’impatto con il capo contro il pavimento è stato tremendo: il 64enne ha riportato un violento trauma cranico e facciale e dopo tre ore è spirato. La tragedia ha scosso i familiari: Pesce ha lasciato la moglie e 5 figli. I quali non hanno ottenuto informazioni chiare sull’accaduto, anzi, si sono scontrati con la Direzione Sanitaria che intendeva procedere con il riscontro diagnostico (l’autopsia interna) negando loro la possibilità di nominare un medico legale di fiducia e asserendo che il decesso era dovuto a un infarto, come se la caduta non fosse mai successa. Di qui la decisione di presentare un esposto ai carabinieri di Castellaneta e di affidarsi, tramite il consulente personale Luigi Cisonna, a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini.

Il Pm della Procura di Taranto, dott. Mariano Buccoliero, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo e, in attesa di chiarire i fatti, ha iscritto nel registro degli indagati tutti i sanitari che hanno avuto in cura la vittima: dieci tra medici e infermieri dei reparti di Cardiologia, Anestesia Rianimazione e Radiologia. Inoltre, come invocato dai familiari della vittima, ha disposto il sequestro di tutta la documentazione medica e l’esame autoptico, incaricando la dott.ssa Stefania Concetta Bello, specialista in medicina legale e dottore di ricerca all’Università di Foggia, che il 16 ottobre 2017 da depositato la sua perizia. La Ctu ha dissipato ogni dubbio sulla causa della morte, individuata nella “insufficienza respiratoria acuta in lesioni cervico-midollari (frattura del soma di C5 con contusione midollare) e trauma cranico, riportati a seguito di caduta”: Pesce è deceduto proprio per i postumi di quel tonfo dal letto. Quindi, si è soffermata sugli accorgimenti da adottare per ridurre il pericolo di cadute accidentali all’ospedale: “controllare e valutare i pazienti a rischio, accompagnarli al bagno a intervalli regolari, verificare il livello di autonomia nei trasferimenti e la stabilità durante la deambulazione, fornire il sistema di chiamata e utilizzare le spondine nel letto”. Ed è qui che ha individuato le responsabilità dei sanitari nella gestione del paziente, con particolare riferimento per quella infermieristica. La dott.ssa Bello sottolinea come una delle infermiere avesse riportato nel suo diario allegato alla cartella clinica: “ore 9.00: paziente vigile a tratti disorientato”. “Questo segno clinico avrebbe dovuto costituire di per sé un elemento sufficiente atto a intensificare considerevolmente la sorveglianza clinica attiva e continua del paziente da parte del personale infermieristico – spiega – E ancor più avrebbe dovuto imporre l’allerta del medico di reparto e la messa in atto di provvedimenti anche pratici finalizzati a prevenire l’evento caduta”. Invece, conclude, “non vi è stato un attento monitoraggio clinico del paziente, se non per il solo rilievo dei parametri vitali, ed ancor più non vi è stato un attento esame neurologico, che anche il personale infermieristico è chiamato a effettuare compiutamente ancor prima del personale medico, non vi è stata tanto meno alcuna richiesta di visita medica né sono stati presi provvedimenti pratici in capo al personale infermieristico, nello specifico l’impiego di spondine al letto”.

Esaminata la perizia, preso atto che la morte è stata causata dalla caduta dal letto e che essa è “da attribuire al personale infermieristico in servizio in qual momento”, il Pm ha chiesto l’archiviazione per nove dei dieci indagati, ma confermato la continuazione del procedimento per A. D. L., l’infermiera in turno di servizio quel mattino in Cardiologia che aveva annotato nel diario infermieristico paziente vigile a tratti disorientato”. “Pur rendendosi conto delle condizioni di disorientamento del paziente, lì ricoverato, ometteva di avvisare il personale medico di tale criticità e di adottare immediate misure idonee a prevenire il rischio di una caduta dal letto di ricovero, in tal modo provocandone appunto la caduta direttamente sul pavimento e cagionandogli lesioni cervico-midollari da cui derivava la morte per insufficienza respiratoria” per citare l’atto con cui il dott. Buccoliero, al termine delle indagini preliminari, ha chiesto il rinvio a giudizio per l’imputata. Si è arrivati alla fissazione dell’udienza preliminare di oggi, 7 giugno, da parte del Gup, dott. Benedetto Ruberto. Un risultato importante per la famiglia della vittima e per Studio 3A-Valore S.p.A. che li assiste, convinti da subito che si trattasse di un grave caso di mala sanità con le relative responsabilità, nonostante le “pressioni” della struttura ospedaliera, che intendeva “archiviare” il decesso come un “banale” infarto e che invece ora sarà chiamato a rispondere delle fatali omissioni del proprio personale. Nel corso dell’udienza il legale dei familiari della vittima, l’Avv. Aldo Maria Fornari, con cui Studio 3A collabora da vicino, oltre a costituirsi parte civile per due dei figli della vittima, ha infatti chiesto la citazione del responsabile civile, l’Asl di Taranto: l’infermiera invece non ha richiesto riti alternativi e dunque si dovrebbe andare a giudizio ordinario a meno di ripensamenti nella prossima udienza, fissata per il 15 novembre 2019.