Articolo Pubblicato il 17 marzo, 2020 alle 9:30.

Se uno studente rimane vittima di un infortunio scolastico durante l’orario di lezione, i suoi genitori possono citare in causa la compagnia di assicurazione che garantisce l’istituto per ottenere il risarcimento dei danni riportati dal figlio? La risposta è affermativa: l’azione diretta è ammessa anche se formalmente la polizza è stata contratta dalla Scuola.

E’ infatti decisiva la volontà dei contraenti e il ripetuto richiamo, nel contratto, al termine “assicurato” riferito all’alunno, non all’istituto scolastico.

E’ una sentenza di fondamentale valenza quella, la n. 7062/20, depositata il 12 marzo 2020 dalla Corte di Cassazione, anche perché si tratta di un argomento che interessa milioni di famiglie: solo per citare un dato, nel 2018 sono stati denunciati all’Inail qualcosa come 77mila infortuni scolastici, in alcuni casi anche molto gravi, e parliamo solo delle denunce presentare nelle scuole pubbliche statali (il numero non comprende tutto l’universo degli istituti privati).

 

I genitori di uno studente infortunato citano l’assicurazione della scuola

Il caso. I genitori di un minore, una coppia campana, avevano citato in giudizio la compagnia assicurativa con cui la scuola elementare frequentata dal figlio aveva contratto la polizza che assicurava gli studenti, al fine di ottenere l’indennizzo dovuto per le lesioni riportate dal bambino a causa di un incidente accadutogli durante le ore di lezioni.

Il tribunale accoglie la domanda, la Corte d’Appello no censurando l’azione diretta

In primo grado il Tribunale aveva accolto la domanda condannando la compagnia a liquidare al minore e ai suoi genitori 12.333 euro più gli interessi. La Corte d’appello di Salerno, invece, ha ribaltato la decisione, accogliendo il gravame dell’assicurazione e rigettando di conseguenza, la domanda dei genitori. Secondo la corte territoriale, l’azione dei ricorrenti era infondata, poiché assicurato era l’istituto scolastico e non era dunque configurabile un contratto a favore di terzi: in buona sostanza, il danneggiato non avrebbe dovuto agire direttamente contro l’assicuratore, ma solo contro il soggetto responsabile del fatto dannoso (nel caso di specie, dell’incidente durante l’orario scolastico), il quale, a sua volta, poteva chiamare l’assicuratore in garanzia.

Il ricorso per Cassazione, che lo accoglie

I genitori hanno quindi proposto ricorso per Cassazione e i giudici della Sesta sezione civile lo hanno accolto, convenendo in particolare su una delle argomentazioni addotte dai ricorrenti, i quali avevano evidenziato come “non una sola volta nella polizza il termine “assicurato” veniva riferito all’istituto scolastico, mentre era ripetutamente riferito per indicare lo scolaro”.

Un elemento, questo, che, secondo il papà e la mamma dell’alunno infortunato, non poteva non rivestire decisivo rilievo nell’interpretazione della volontà dei contraenti, ai sensi degli artt. 1362 ss., e condurre a ritenere l’assicurazione come stipulata per conto altrui, pur in assenza di una esplicita definizione nel contratto di assicurazione “per conto altrui”.

 

Per interpretare un contratto si deve tenere conto del senso letterale delle parole

La Corte di Cassazione ha sostenuto che, in tema di interpretazione del contratto, ai fini della ricerca della comune intenzione dei contraenti, il principale strumento è rappresentato dal senso letterale delle parole e delle espressioni utilizzate nello stesso. E che il rilievo da assegnare alla formulazione letterale deve essere verificato alla luce dell’intero contesto contrattuale.

Principi di diritto di cui la Corte di merito non aveva fatto corretta applicazione, non essendosi attenuta al canone ermeneutico del senso letterale delle parole, alla luce dell’intero contesto contrattuale, ma essendosi limitata ad un generico riferimento a quanto emergente dagli atti.

Le clausole della polizza, concludono gli Ermellini, “le quali richiamano ripetutamente “gli assicurati” in contrapposizione all’“istituto contraente”, non sono state sottoposte al procedimento ermeneutico che, al fine della ricerca della comune intenzione dei contraenti, attinge in primo luogo al senso letterale delle parole, ma sono state immesse in una generica valutazione di quanto “emergente dagli atti” (senza peraltro dare conto del criterio ermeneutico perseguito il quale appare comunque, alla stregua di quanto appena osservato, inottemperante all’evidenziato criterio ermeneutico di legge)”.

Di qui l’accoglimento del ricorso e la cassazione della sentenza impugnata, con una decisione dalla valenza generale che va ben al di là del singolo caso di questi genitori, che adesso la compagnia di assicurazione della Scuola non potrà più esimersi dal risarcire.