Articolo Pubblicato il 22 aprile, 2020 alle 10:00.

La Cassazione, con l’ordinanza n. 7951/20 depositata il 20 aprile 2020, ha scritto un’altra pagina nella complessa questione giuridica degli infortuni scolastici.

Nello specifico, questa volta la Suprema Corte ha rigettato la domanda di risarcimento nei confronti del Ministero per l’Istruzione da parte dei genitori di un alunno delle scuole medie che aveva riportato una brutta lesione in un contrasto di gioco con un compagno, sulla scorta di due elementi: la presenza dell’insegante di educazione fisica al momento del fatto e l’imprevedibilità del fatto.

 

I genitori di un alunno infortunatosi citano in causa Miur e scuola

I genitori di uno studente dodicenne avevano citato in causa avanti il Tribunale di Napoli il Miur e la scuola media statale del Napoletano frequentata dal ragazzino, chiedendo il risarcimento dei danni subiti dal figlio durante la lezione di educazione fisica. Nel gennaio del 2008 il minore, a seguito di un contrasto con un compagno di gioco, era caduto riportando una lesione al malleolo peroniero destro: secondo il padre e la madre dell’infortunato, l’evento era da addebitarsi all’omessa vigilanza da parte dell’insegnante e del personale ausiliario.

Ministero e Scuola si erano costituiti contestando la responsabilità contrattuale o extracontrattuale e deducendo la non esigibilità di un ulteriore controllo da parte del personale scolastico: i due soggetti avevano comunque chiamato in causa la Duomo Unione Assicurazioni S.p.A. pretendendo di essere garantiti in caso di soccombenza. Con la conseguenza che si era costituita anche la compagnia di assicurazione, eccependo che la polizza stipulata riguardava gli infortuni, che i convenuti avevano disatteso il patto di gestione lite e che, in ogni caso, la polizza prevedeva un sistema di liquidazione dei danni autonomo.

 

Il tribunale accoglie la domanda rilevando l’omessa vigilanza

Con sentenza del 24 aprile 2012 il Tribunale di Napoli aveva accolto la domanda dei genitori, rigettando quella di garanzia proposta dal Ministero contro l’assicuratore. Poiché non era stato dimostrato che il comportamento dell’altro alunno coinvolto nel contrasto costituisse un illecito, i giudici avevano escluso che la domanda fosse qualificabile ai sensi dell’articolo 2048 c.c., riconducendola invece all’ipotesi della responsabilità contrattuale nella quale è previsto l’obbligo di vigilare anche sull’incolumità dell’allievo nel tempo in cui fruisce della prestazione scolastica in tutte le sue espressioni.

Il Ministero tuttavia aveva proposto appello e la Corte d’Appello di Napoli, con sentenza del 29 giugno 2017, in accoglimento del secondo motivo aveva rilevato la non imputabilità dell’inadempimento poiché l’insegnante di educazione fisica era presente e non vi era stato un illecito dell’altro alunno poiché l’episodio si era verificato a seguito di un contrasto con un compagno di gioco e conseguente perdita di equilibrio dell’infortunato.

Contro questa sentenza ha infine proposto ricorso per Cassazione lo stesso studente, diventato nel frattempo maggiorenne, lamentando in particolare il fatto che la decisione impugnata avesse ricostruito la dinamica dell’incidente ritenendo non contestata la presenza dell’insegnante di educazione fisica. La Corte avrebbe errato poiché, seppure la difesa del Ministero avesse dichiarato fin in comparsa di costituzione che “il docente era presente alla lezione“, tuttavia, aveva formulato successivamente una richiesta di prova testimoniale riguardante anche la presenza dell’insegnante: elemento, questo, che avrebbe vanificato la deduzione specifica, facendo venir meno l’obbligo degli attori di contestare tale fatto storico, cioè la presenza del docente.

 

La Suprema Corte rigetta il ricorso: l’insegnante era presente

Secondo la Suprema Corte, tuttavia, il motivo è infondato. La Cassazione ammette che l’onere di contestazione specifica sorge a seguito di allegazione specifica della controparte, ma aggiunge anche che “tale onere verrebbe meno e, conseguentemente, non potrebbe ritenersi non contestato e quindi provato il fatto, nel caso in cui la parte che abbia dedotto un fatto specifico poi richieda la prova costituenda su tale fatto.

L’assunto non è condivisibile per due ordini di ragioni. In primo luogo, perché la circostanza di prova è molto più ampia rispetto al fatto specifico della presenza del docente alla lezione. Infatti, il capitolo di prova riguarda tutta la dinamica e ovviamente, nella descrizione del fatto non sarebbe stato possibile dedurre una circostanza diversa da quella, effettivamente svoltasi.

Il Ministero ha chiesto di provare che “il giorno 30 gennaio 2008 alle 12:00 l’alunno in epigrafe, alla presenza dell’insegnante, nel corso della lezione di educazione fisica e di un’azione di gioco, metteva un piede in fallo, procurandosi una forte distorsione al piede. Soccorso dal docente, l’allievo veniva accompagnato dalla madre al pronto soccorso dell’ospedale”. Pertanto la presenza del docente a lezione viene inserita in un contesto molto più articolato, che rende insostenibile la tesi del ricorrente”.

Respinto dagli Ermellini anche il secondo motivo, in cui si lamentava la violazione dei principi in tema di onere della prova e dell’articolo 1218 c.c., oltre alla contraddittorietà della motivazione.

Secondo il ricorrente, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte territoriale, le modalità del sinistro non sarebbero state affatto chiare e, ricorrendo la responsabilità contrattuale, sarebbe dovuto gravare sul Miur l’onere di fornire la prova liberatoria in considerazione della diligenza richiesta per quel tipo di attività di controllo: prova che non sarebbe stata fornita, perché il Ministero si sarebbe limitato ad allegare che il minore si era procurato da solo il danno.

E la circostanza che si trattasse di alunni dodicenni non farebbe venir meno l’onere di fornire la prova liberatoria e cioè la circostanza che l’evento dannoso si sarebbe verificato per causa non imputabile al Ministero.

Secondo la Cassazione, la Corte territoriale ha correttamente inquadrato l’ipotesi in oggetto nella responsabilità contrattuale sensi dell’articolo 1218 c.c. “richiamando il relativo regime probatorio, in conseguenza del quale sugli attori gravava l’onere di allegare il fatto e il nesso causale, mentre sul convenuto la prova di avere correttamente adempiuto agli obblighi di vigilanza e controllo sugli alunni durante il tempo di affidamento degli stessi alla scuola. Si tratta di una presunzione di responsabilità che non ha carattere assoluto, caratterizzata da una inversione dell’onere della prova che grava sul Ministero per l’attività svolta dal docente”.

 

Fatto imprevedibile, esclusa la colpa del prof di Motoria

Ed è qui che la Cassazione enuncia un principio fondamentale di cui tenere conto per chi – e non sono pochi – devono affrontare vicende simili. Ribadito che la presenza dell’insegnante di Motoria al momento del fatto non è in discussione, la Suprema Corte spiega che “l’evento si è verificato durante lo svolgimento di una lezione di educazione fisica dove l’attività sportiva presenta un certo rischio, non eliminabile, neppure con l’adozione di rigorose norme di controllo e prudenza.

Nel caso di specie la Corte territoriale ha ritenuto che, trattandosi di pratica sportiva prevista dai programmi scolastici e in difetto di ogni profilo di colpa da parte del docente, non fosse esigibile alcun comportamento ulteriore, trattandosi di fatto sostanzialmente imprevedibile e non imputabile a titolo di inadempimento. Nel fare ciò la Corte territoriale ha fatto corretta applicazione dei principi giurisprudenziali in materia”.

Di qui il rigetto del ricorso.