Articolo Pubblicato il 20 ottobre, 2020 alle 13:00.

E’ ormai un principio assodato che, in materia di infortuni sul lavoro, in caso di lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto o di prestazione d’opera, anche il committente è chiamato a risponderne, ma nella rilevante sentenza n. 28728/20 depositata il 16 ottobre la Cassazione affronta in particolare uno degli obblighi in capo a chi appalta dei lavori, il quale, anche laddove non intervenga direttamente nella loro esecuzione, è comunque tenuto a verificare l’idoneità tecnico-professionale dell’impresa e dei lavoratori autonomi prescelti in relazione agli interventi affidati.

 

Committente condannato per il grave infortunio occorso a un operaio caduto da un tetto

La Corte d’Appello di Venezia, in parziale riforma della sentenza di primo grado, aveva dichiarato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione relativamente al reato di cui agli artt. 90, comma 9, lett, a), e 157, comma 1, lett. b), del d.lgs. n. 81 del 2008 (capo b), confermando tuttavia per il resto la condanna nei confronti del proprietario di un capannone per il reato di lesioni personali colpose gravi con l’aggravante di essere stato commesso in violazione delle norme di prevenzione degli infortuni.

All’imputato, in conseguenza della dichiarata estinzione della contravvenzione, era stata ridotta la pena a 7 mesi di reclusione, con sospensione condizionale subordinata al pagamento della provvisionale di 120mila euro a favore delle parti civili. Gli veniva infatti contestato, nella qualità di committente, di aver causato, il 6 ottobre 2012, un grave incidente a un operaio, che era caduto dal tetto del suo capannone durante alcuni interventi di manutenzione, dove il lavoratore era salito senza alcuna precauzione: la colpa ascritta al proprietario e committente dei lavori era quella di aver commissionato l’incarico di riparazione senza alcuna verifica della idoneità tecnica e professionale dell’impresa appaltatrice, del cui titolare pure era stata accertata la responsabilità penale.

 

L’imputato ricorre in Cassazione rilevando di aver verificato l’iscrizione della ditta alla Cciaa

Il committente ha quindi proposto ricorso per Cassazione, lamentando, sul punto specifico, di aver verificato la regolare iscrizione alla Camera di Commercio dell’imprenditore scelto per il lavoro, circostanza che la Corte territoriale non avrebbe valutato. Ma la Cassazione ha rigettato tutti i motivi del ricorso e, su quello concernente la verifica della capacità professionale della ditta appaltatrice, ha osservato che, “in materia di infortuni sul lavoro, in caso di lavori svolti in esecuzione di un contratto di appalto o di prestazione di opera, il committente, anche quando non si ingerisce nella loro esecuzione, è, comunque, obbligato a verificare l’idoneità tecnico-professionale dell’impresa e dei lavoratori autonomi prescelti in relazione ai lavori affidati”.

La Cassazione respinge: non basta verificare l’iscrizione al Registro Imprese

Il rispetto di questi obblighi, puntualizza la Suprema Corte, “non può ridursi al controllo dell’iscrizione dell’appaltatore nel Registro delle imprese, che integra un adempimento di carattere amministrativo, ma esige la verifica, da parte del committente, della struttura organizzativa dell’impresa incaricata e della sua adeguatezza rispetto alla pericolosità dell’opera commissionata”. In particolare, in caso di lavori in quota, “il committente deve assicurarsi dell’effettiva disponibilità, da parte dell’appaltatore, dei necessari dispositivi di sicurezza”.

Individuato un artigiano privo di competenze tecniche per la riparazione di lastre in eternit

Secondo gli Ermellini, nel caso specifico, l’art. 90, comma 9, lett. a, del dlgs. n. 81 del 2008 è stato correttamente applicato dai giudici di merito, essendo emerso che, nella scelta dell’impresa da incaricare per un lavoro particolarmente pericoloso, “l’imputato ha individuato un artigiano, privo di specifiche competenze tecniche in ordine al lavoro in concreto da svolgere, relativo alla riparazione di lastre in eternit, dopo averlo incaricato inizialmente della diversa attività di ricerca di una perdita d’acqua nel bagno, a conferma della totale assenza di una valutazione del rischio della specifica attività richiesta e della mancanza dei relativi presidi anti-infortunistici e della mancata valutazione circa la necessità di incaricare del lavoro una ditta specializzata”.

Dunque, ricorso respinto e condanna del committente confermata.