Articolo Pubblicato il 3 maggio, 2020 alle 11:00.

Parlare di viaggi turistici nel pieno di una pandemia pare fuori luogo, ma da lunedì 4 maggio 2020 parte la cosiddetta Fase-2, molte attività riapriranno, e c’è la speranza di poter tornare presto alla (quasi) normalità e magari di fare anche un pensierino ad una vacanza in estate, non fosse altro per i bambini che in questi mesi hanno sofferto forse più di tutti il necessario “confino” nelle proprie case.

Vacanza e viaggi turistici, tuttavia, sono spesso oggetto di problemi, di contestazioni, di disguidi, di disagi e di danni anche gravi, per i quali però i consumatori fanno spesso una gran fatica ad ottenere un ristoro e uno dei motivi è che i soggetti a cui si si deve riferire sono in genere più d’uno, e scatta il solito scaricabarile delle responsabilità.

La Cassazione tuttavia, con la sentenza n. 8124/20 depositata il 23 aprile 2020, ha ribadito un principio fondamentale, e cioè che venditore e organizzatore di un pacchetto turistico sono responsabili in solido del danno, se ovviamente provato.

 

Una turista chiama in causa l’agenzia viaggi ma la domanda viene respinta

Il caso esaminato dagli Ermellini è quello di una turista la quale, per essere risarcita dei danni subiti a causa di un infortunio occorsole durante un’escursione il 2 luglio 2007, a Prati di Tivo, sul Gran Sasso (in foto) e asseritamente organizzata dall’agenzia viaggi LP Vacanze Srl, aveva citato in giudizio quest’ultima.

Sia il Tribunale di Napoli, sia la Corte d’Appello partenopea avevano tuttavia rigettato la domanda. Alla base del rigetto, la convinzione maturata dai giudici che il ruolo di organizzatore del viaggio fosse riferibile a un terzo soggetto che, dalla brochure allegata, risultava la persona a cui rivolgersi per la prenotazione e i pagamenti, avendo egli organizzato il pacchetto turistico, combinando i vari elementi del soggiorno e i correlati servizi turistici ricreativi, quali le escursioni, e assumendo di fatto il ruolo di tour operator, per quanto non in forma professionale.

Inoltre, secondo la Corte non risultava provato se la quota del pacchetto inerente l’alloggio fosse stata versata direttamente dai villeggianti all’agenzia, ovvero per il tramite del tour operator nel suo ruolo di organizzatore del viaggio: pertanto, sarebbe stato verosimile che l’agenzia di viaggi, a cui il “factorum” si era rivolto, avesse operato esclusivamente per l’acquisto del soggiorno alberghiero, e dunque risultasse mero intermediario per l’acquisto del quest’ultimo.

Di conseguenza, secondo la Corte, le circostanze che avevano condotto al sinistro, attribuite a imperizia e imprudenza della guida responsabile dell’escursione, avrebbero dovuto essere contestate all’effettivo organizzatore del viaggio, che risponde nei confronti del turista consumatore per tutte le inadempienze inerenti al pacchetto venduto, solidalmente con chi ha fornito il singolo servizio, che nel caso di specie andava identificato nella guida e non nell’agenzia.

La danneggiata ricorre per Cassazione

La danneggiata ha allora proposto ricorso per Cassazione, lamentando la violazione, tra gli altri, degli articoli 14 del decreto legislativo 11/1995, e degli articoli 83, 93 e 94 del Codice del consumo, nonché l’omesso esame di un punto decisivo in relazione alla prova documentale offerta dalla brochure del viaggio e soprattutto dalla fattura emessa dall’agenzia.

La ricorrente ha evidenziato che la Corte d’appello non aveva applicato la disciplina vigente al tempo dell’accaduto, ossia il codice del consumo del decreto legislativo 111/1995, ove si dà atto che i pacchetti turistici sono il risultato della prefissata combinazione di almeno due elementi, indicati agli artt. 14 e 83, “essendo nel caso di specie sussistente la proposta contenuta nella brochure dell’agenzia ed essendo il pagamento del prezzo attestato dall’agenzia stessa, in base alla fattura emessa sempre dalla società, che consiste nella dichiarazione indirizzata all’altra parte concernente un rapporto già costituito”.

 

Anche il venditore del pacchetto ha le proprie responsabilità

Questi elementi, a detta della ricorrente, avrebbero attestato pienamente la qualità di venditrice del pacchetto turistico in capo all’agenzia, e sarebbe quindi stato onere di quest’ultima provare che il pagamento fosse avvenuto attraverso l’intermediazione di altro operatore.

Inoltre, i giudici di merito non avrebbero applicato correttamente il principio stabilito da precedenti giurisprudenziali, in base ai quali “il venditore, per quanto non direttamente responsabile delle prestazioni promesse dall’organizzatore, ha comunque l’obbligo di scegliere con diligenza l’organizzatore che ha assemblato il pacchetto turistico che intende vendere, e pertanto, ove venga provato che quest’ultimo non ha assunto le cautele necessarie, potrà essere considerato egli stesso responsabile, potendosi poi rivalere nei confronti di colui che ha effettivamente prestato il servizio”.

Argomentazioni condivise dalla Cassazione, che ha accolto il motivo del ricorso.

Pur dovendo ritenere che la Corte abbia fatto erroneo riferimento a una normativa non applicabile ratione temporis in materia di codice del turismo, dopo avere richiamato il principio enunciato dalle Sezioni Unite con sentenza n. 13533/01, in tema di prova dell’inadempimento contrattuale, va dato atto che essa non ha svolto un ragionamento giuridicamente corretto in relazione sia alle norme riferibili alla fattispecie osservata, che al riparto degli oneri di prova” spiega la Suprema Corte, ricordando per esteso il già citato art. 14, che recita, testuale: “In caso di mancato o inesatto adempimento delle obbligazioni assunte con la vendita del pacchetto turistico l’organizzatore e il venditore sono tenuti al risarcimento del danno, secondo le rispettive responsabilità, se non provano che il mancato o inesatto adempimento è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a loro non imputabile.

L’organizzazione o il venditore che si avvale di altri prestatori di servizi è comunque tenuto a risarcire il danno sofferto dal consumatore, salvo il diritto di rivalersi nei loro confronti”.

La Corte di merito, aggiungono i giudici del Palazzaccio, ha dato atto che nella brochure dell’agenzia di viaggi si dovesse fare riferimento all’organizzatore del viaggio per ogni ulteriore dettaglio (quale e compresa l’escursione), “ma non ha considerato il principio di diritto applicabile alla materia de qua, in base al quale I’organizzatore e il venditore di un pacchetto turistico, secondo quanto stabilito nell’art. 14, comma 2, del d.lgs. n. 111 del 1995, emanato in attuazione della direttiva n. 90/314/CEE, e applicabile ai rapporti sorti anteriormente all’entrata in vigore del d.lgs. n. 206 del 2005, è tenuto a risarcire il danno subito dal consumatore anche quando la responsabilità sia ascrivibile esclusivamente ai terzi, della cui opera si sia avvalso per fornire la complessiva prestazione, salvo il diritto a rivalersi nei confronti di questi ultimi”.

 

Organizzatore e veditore del pacchetto assumono entrambi un’obbligazione verso l’acquirente

L’organizzatore e il venditore di un pacchetto turistico, infatti, assumono, nell’ambito del rischio di impresa, “un’obbligazione di risultato nei confronti dell’acquirente e, pertanto, la loro responsabilità solidale sussiste ogniqualvolta sia ravvisabile una responsabilità contrattuale diretta del prestatore di servizi nei confronti del consumatore per il servizio resogli (o non resogli), e non è correlata a un difetto di diligenza nella scelta del prestatore di servizi di cui si avvalga il venditore del pacchetto, ovvero alla possibilità di controllarne in concreto le modalità operative nell’esecuzione della prestazione”.

La Corte d’Appello di Napoli, in sede di rinvio, dovrà rivalutare la vicenda alla luce di questo principio e anche degli oneri di prova gravanti sull’agenzia di viaggio, che aveva emesso la fattura direttamente nei confronti della ricorrente per il pacchetto turistico, risultandone pertanto quale venditrice.