Articolo Pubblicato il 31 ottobre, 2020 alle 16:00.

Meno infortuni sul lavoro ma più morti bianche: il coronavirus incide pesantemente anche sul l’andamento del fenomeno infortunistico. Il 30 ottobre 2020 l’Inail ha pubblicato i dati relativi alle denunce di infortunio sul lavoro presentate all’Istituto nei primi nove mesi dell’anno, che sono risultate 366.598, in diminuzione di oltre 102mila casi rispetto alle 468.698 dello stesso periodo gennaio-settembre 2019 (-21,8%).

 

Oltre 102mila denunce di infortunio in meno sul 2019 dovute essenzialmente al lockdown

Questa diminuzione, però, è influenzata dal sostenuto calo delle denunce registrate tra marzo e settembre, con 98mila casi in meno rispetto al periodo marzo-settembre 2019 (-27,1%), a causa soprattutto dello stop forzato tra marzo e maggio di ogni attività produttiva considerata non essenziale per il contenimento dell’epidemia da nuovo Coronavirus e delle difficoltà incontrate dalle imprese nel riprendere la produzione a pieno regime nel periodo post-lockdown.

Il calo si è comunque registrato in tutti i mesi del 2020 e in particolare a maggio, con denunce praticamente dimezzate rispetto allo stesso mese del 2019. Seguono aprile e giugno, con una riduzione di oltre un terzo nel confronto con l’anno precedente, luglio con un calo di circa il 20%, settembre che, al pari di marzo, presenta una riduzione di oltre il 15% e, infine, agosto con un più contenuto -12%. I mesi di gennaio e febbraio di quest’anno, non coinvolti pienamente dalla pandemia, hanno presentato decrementi inferiori al 4%.

I dati rilevati al 30 settembre di ciascun anno evidenziano a livello nazionale un decremento sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati da 396.499 a 322.117 (-18,8%), sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il luogo di lavoro, che registrano un calo percentuale più sostenuto, pari al -38,4%, da 72.199 a 44.481. Escludendo nel confronto tra i due anni i mesi di gennaio e febbraio, le diminuzioni sono molto più marcate: -23,5% per gli infortuni in occasione di lavoro e – 47,7% per quelli in itinere.

 

L’andamento per settori: il “caso” in totale controtendenza della Sanità

Il numero degli infortuni sul lavoro denunciati nei primi tre trimestri del 2020 è diminuito del 14,4% nella gestione Industria e servizi (dai 372.286 casi del 2019 ai 318.811 del 2020), del 18,7% in Agricoltura (da 24.633 a 20.023) e del 61,3% nel conto Stato (da 71.779 a 27.764). Per quest’ultima gestione, in particolare, tra marzo e settembre si è registrato un crollo delle denunce, dalle oltre 48mila del 2019 alle 6.700 del 2020 (-86%), per effetto dell’utilizzo della prestazione lavorativa in modalità agile da parte della quasi totalità dei dipendenti statali durante il lockdown e dell’assenza degli studenti nelle scuole/università statali, che sono state chiuse per evitare il propagarsi del contagio. Il calo maggiore si è avuto tra aprile e maggio, con punte del -97%.

Anche le gestioni Industria e servizi e Agricoltura hanno registrato diminuzioni più sostenute se riferite al periodo marzo-settembre (-17,7% e -23,4% rispettivamente), con decrementi più alti nel mese di maggio per l’Industria e servizi (-37,4% rispetto a maggio 2019) e nel mese di marzo per l’Agricoltura (-50,7% rispetto a marzo 2019).

Tra i settori economici della gestione Industria e servizi, il settore Ateco “Sanità e assistenza sociale” si distingue invece per il forte incremento delle denunce di infortunio in occasione di lavoro: +111% nei primi nove mesi (dai 20mila casi del 2019 ai 43mila del 2020), con punte di oltre il +500% a marzo (da 2.400 a 14.500 casi) e del +450% ad aprile (da 2.100 a 12.000 casi) nel confronto tra il 2020 e il 2019. Com’è tristemente noto, i sanitari hanno pagato un prezzo altissimo nella battaglia contro il virus. Tra giugno e agosto si è assistito, invece, a un’inversione di tendenza, con decrementi compresi in un intervallo tra il -6% e il -17%, mentre a settembre si rileva una ripresa pari al +4%. Nei primi nove mesi del 2020, due denunce su tre del settore hanno riguardato il contagio da Covid-19.

 

La distribuzione territoriale e le dinamiche per genere e nazionalità

Tra gennaio e settembre di quest’anno, l’analisi territoriale mette in luce un calo delle denunce in tutte le aree del Paese. Questa flessione risulta decisamente più contenuta nel Nord-Ovest (-14,5%) e più accentuata nel Nord-Est (-22,4%), al Centro (-26,4%), al Sud (-27,6%) e nelle Isole (-26,1%). Se si limita il confronto al periodo marzo-settembre, i cali registrati nelle singole ripartizioni geografiche sono ancora più evidenti: -18% per il Nord-Ovest, -27% per il Nord-Est e oltre il -33% per Centro, Sud e Isole.

La flessione che emerge dal confronto dei primi tre trimestri del 2019 e del 2020 è legata soprattutto alla componente maschile, che registra un calo del 25,7% (da 303.012 a 225.270 denunce), mentre per quella femminile si attesta al -14,7% (da 165.686 a 141.328). Nei mesi di marzo-settembre, in particolare, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente le denunce si sono ridotte del 32% per i lavoratori e del 18% per le lavoratrici.

La diminuzione registrata tra gennaio e settembre 2020 rispetto all’analogo periodo del 2019 ha interessato sia i lavoratori italiani (-22,8%), sia quelli comunitari (-14,8%) ed extracomunitari (-17,3%), con cali percentuali più sostenuti se limitati al confronto del periodo marzo-settembre. Dall’analisi per classi di età emergono decrementi generalizzati in tutte le fasce, ma più contenute per i lavoratori tra i 50 e i 69 anni.

 

In sensibile aumento, invece, i casi mortali: 927 in nove mesi

I casi mortali denunciati all’Istituto nei primi nove mesi di quest’anno sono stati 927. Pur nella provvisorietà dei numeri, questo dato evidenzia già un aumento di 147 decessi in più rispetto ai 780 registrati nello stesso periodo del 2019 (+18,8%). L’incremento è influenzato dal numero delle denunce protocollate fino al 30 settembre 2020 a causa dell’infezione da Covid-19 in ambito lavorativo e che, com’è noto, sono riconosciute a tutti gli effetti come infortuni sul lavoro.

A livello nazionale, rispetto ai primi tre trimestri dell’anno scorso, si registra una riduzione solo degli infortuni mortali in itinere, che sono passati da 217 a 151 (-30,4%), mentre quelli avvenuti in occasione di lavoro sono aumentati da 563 a 776 (+37,8%). L’incremento ha riguardato la gestione Industria e servizi (da 670 a 812 denunce) e il conto Stato (da 10 a 34), mentre l’Agricoltura ha registrato 19 casi in meno (da 100 a 81).

Al 30 settembre risultano sette incidenti plurimi avvenuti nei primi nove mesi del 2020, per un totale di 14 decessi: il primo in gennaio, costato la vita a due lavoratori vittime di un incidente stradale a Grosseto; il secondo in febbraio, con due macchinisti morti nel deragliamento ferroviario avvenuto in provincia di Lodi; il terzo in marzo, con due vittime in un incidente stradale in provincia di Torino; il quarto in giugno, sempre su strada, con due vittime in provincia di Bologna; il quinto in giugno, con due operai travolti dal crollo di un muro a Napoli, e gli ultimi in luglio, con due operai caduti da un ponteggio in un cantiere edile di Roma e altre due vittime in un incidente stradale a Bologna. Lo scorso anno, invece, gli incidenti plurimi avvenuti tra gennaio e settembre erano stati 16, con 34 casi mortali denunciati (24 dei quali stradali).

Dall’analisi territoriale emerge una diminuzione di nove casi mortali nelle Isole (da 68 a 59) e di un caso nel Nord-Est (da 184 a 183). Il Nord-Ovest si contraddistingue, invece, per un incremento di 132 casi mortali (da 199 a 331), complice soprattutto l’aumento registrato in Lombardia, con 86 casi in più, collegati chiaramente al Covid. Il Centro registra un decesso in più (da 161 a 162), mentre al Sud l’aumento è di 24 casi (da 168 a 192).

L’incremento rilevato nel confronto tra i primi nove mesi del 2019 e del 2020 è legato soprattutto alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 717 a 829 (+112 decessi), mentre quella femminile ha fatto registrare 35 casi in più, da 63 a 98. In aumento anche le denunce di infortunio mortale dei lavoratori italiani (da 637 a 785), mentre calano quelle dei lavoratori comunitari (da 47 a 46) e rimangono invariate quelle degli extracomunitari (96 in entrambi i periodi). Nell’analisi per fasce d’età si contraddistingue per l’incremento dei decessi quella degli over 50, rispetto alla diminuzione registrata nelle altre.

 

Le malattie professionali

Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail nei primi nove mesi del 2020, infine, sono state 31.701, 13.457 in meno rispetto allo stesso periodo del 2019 (-29,8%). A influenzare la flessione è, anche qui, soprattutto il numero delle denunce presentate tra marzo e luglio 2020 rispetto all’analogo periodo del 2019.

Il decremento maggiore si è registrato in aprile (-87%). Seguono maggio (-69%), marzo (-40%), giugno (-29%) e luglio (-18%), mentre settembre, al pari di gennaio, presenta un calo di oltre il 5%. Ad agosto scorso si era registrato, invece, un modesto incremento del 2,1% rispetto all’analogo mese del 2019, mentre febbraio aveva chiuso con un +17%.

Nei primi nove mesi del 2020 si sono rilevate diminuzioni delle denunce nell’Industria e servizi (-28,1%, da 36.189 a 26.005 casi), in Agricoltura (-36,8%, da 8.505 a 5.371) e nel conto Stato (-30,0%, da 464 a 325). Dall’analisi territoriale emergono cali delle patologie denunciate in tutte le aree del Paese: -43,3% nel Nord-Ovest, -32,9% nel Nord-Est, -24,1% al Centro, -31,2% al Sud e -24,2% nelle Isole.

In ottica di genere emerge una flessione di 9.507 denunce di malattia professionale per i lavoratori, da 32.922 a 23.415 (-28,9%), e di 3.950 per le lavoratrici, da 12.236 a 8.286 (-32,3%). Il decremento ha interessato sia le denunce dei lavoratori italiani (passate da 42.037 a 29.497, pari a un calo del 29,8%), sia quelle di comunitari (da 1.051 a 753, -28,4%) ed extracomunitari (da 2.070 a 1.451, -29,9%).

Le prime tre malattie professionali denunciate tra gennaio e settembre di quest’anno continuano a essere, nell’ordine, le patologie del sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo (19.291 casi), del sistema nervoso (3.493) e dell’orecchio (2.017), seguite dalle malattie del sistema respiratorio (1.280) e dai tumori (1.149) Tutte registrano diminuzioni nei periodi in esame.