Articolo Pubblicato il 4 maggio, 2020 alle 11:00.

Lunedì 4 maggio 2020 è scattata la cosiddetta “Fase 2” dell’emergenza coronavirus, che prevede un sensibile allentamento delle restrizioni disposte per contenere il diffondersi della pandemia.

Una delle principali novità, com’è ampiamente noto, è che, dopo quasi due mesi di stop, tornano al lavoro quasi quattro milioni e mezzo di persone, soprattutto over 50 e residenti al nord Italia.

In particolare, sono ripartiti a pieno regime i settori della manifattura, delle costruzioni, del commercio all’ingrosso funzionale legato ad attività come tessile e moda, automotive e fabbricazione di mobili. Il semaforo verde riguarda il 19% del totale dei lavoratori, 4,4 milioni, per lo più uomini, circa 3,3 milioni (il 74,8% del totale), mentre le donne saranno 1,1 milioni (25,2%).

Si tratta di un importante segnale di ripartenza, che conferma come la difficile battaglia contro il virus stia dando i suoi risultati, ma che impone anche di non abbassare la guardia, tanto ai datori di lavoro quando ai lavoratori, osservando con scrupolo tutte le misure di sicurezza sia nei luoghi di lavoro sia nel tragitto casa-lavoro, perché una ricaduta sarebbe terribile.

 

In neanche due mesi oltre 28mila denunce di infortunio sul lavoro per Covid-19

Al riguardo, è bene tenere a mente i numeri forniti dall’Inail in occasione del Primo Maggio relativamente alle denunce di infortunio sul lavoro a seguito di Covid-19 segnalate all’Istituto tra la fine di febbraio e il 21 aprile 2020: sono state ben 28.381, il 66% delle quali concentrato nel mese di marzo, per il 71,1% dei casi di donne, per il restante 28.9% di uomini.

Una ogni quattro denunce presentate all’Inail in questo periodo riguardano appunto il coronavirus: numeri notevoli.

Si tratta inoltre di dati sottostimati perché la “platea” Inail è riferita ai soli lavoratori assicurati non comprendendo alcune categorie particolarmente esposte come quelle dei medici di famiglia, dei medici liberi professionisti e dei farmacisti: una lacuna che ha riportato in primo piano la necessità di estendere la copertura a queste come ad altre categorie che ad ora sono escluse.

 

Età mediana 48 anni, di gran lunga più colpito il Nord

L’età media è di poco superiore a 46 anni (46 per le donne, 47 per gli uomini); l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è 48 anni (contro i 62 anni riportati dall’Istituto superiore della sanità per i contagiati nazionali).

Il 43% del totale delle denunce riguarda la fascia 50-64 anni: seguono le fasce 35-49 anni (37,3%), 18-34 anni (17,7%) e over 64 anni (2,0%). Gli stranieri sono il 12,6% (8 su 10 sono donne), gli italiani l’87,4% (7 su 10 sono donne).

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione delle denunce del 52,8% nel Nord-Ovest (Lombardia 35,1%), del 26,0% nel Nord-Est (Emilia Romagna 10,1%), del 12,7% al Centro (Toscana 5,5%), del 6,0% al Sud (Puglia 2,6%) e del 2,5% nelle Isole (Sardegna 1,3%).

 

A pagare il prezzo più alto la Sanità

Delle 28.381 denunce di infortunio da Covid-19, quasi tutte riguardano la gestione assicurativa dell’Industria e servizi (circa il 99%), mentre il numero dei casi registrati nelle restanti gestioni assicurative dell’Agricoltura, della Navigazione e per Conto dello Stato è inferiore a 300.

Rispetto alle attività produttive (classificazione delle attività economiche Ateco Istat 2007) coinvolte dalla pandemia, il settore della Sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e strutture per anziani) registra da solo il 72,8% dei casi di contagio sul lavoro da Covid-19 denunciati all’Inail.

L’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute, che comprende infermieri e fisioterapisti – con il 45,7% -, come quella più coinvolta da contagi (con oltre tre casi su quattro relativi alle donne), seguita dagli operatori socio-sanitari con il 18,9% (l’80% donne), dai medici con il 14,2%, dagli operatori socio-assistenziali con il 6,2%, e dal personale non qualificato nei servizi sanitari e di istruzione con il 4,6%.

Si tratta di un dato in qualche modo prevedibile, sia perché gli operatori sanitari sono stati e sono i più esposti al rischio contagio, sia perché quasi tutti gli altri settori erano pressoché fermi o adottavano lo smart working.

Anche in altri settori, però, si sono avute non poche denunce

Non va però sottovalutato il fatto che anche altri settori presentano numeri di un certo rilievo, a partire da quello dell’Amministrazione pubblica e difesa, Assicurazione sociale obbligatoria, che ha fatto registrare il 10,3% delle denunce, per continuare con “Noleggio, agenzie di viaggio, e servizi di supporto alle imprese” (3,3% del totale), “Attività Manifatturiere” (2,8%), “Attività dei servizi di alloggio e ristorazione” (2,5%): adesso che si riparte a più ampio regime bisognerà prestare la massima attenzione.

 

Quasi cento le denunce di infortunio mortale

Anche perché, purtroppo, di queste oltre 28mila, 98 sono denunce di infortunio con esito mortale a seguito di Covid-19 (circa quattro casi su 10 decessi denunciati), relative a 52 decessi avvenuti in marzo e a 46 in aprile. Per il 79,6% i decessi hanno interessato gli uomini, il 20,4% le donne (al contrario di quanto osservato sul complesso delle denunce).

L’età media dei deceduti è 58 anni (per entrambi i generi); l’età mediana (quella che ripartisce la platea – ordinata secondo l’età – in due gruppi ugualmente numerosi) è 59 anni (è 80 anni quella calcolata dall’Istituto superiore di sanità per i deceduti nazionali). Il dettaglio per fascia di età mostra come il 68,4% del totale delle denunce riguardi la fascia 50-64 anni. Seguono le fasce over 64 anni (20,4%), 35-49 anni (9,2%) e under 34 anni (2,0%);

L’analisi territoriale evidenzia una distribuzione dei decessi del 54,1% nel Nord-Ovest (Lombardia 36,7%), del 13,3% nel Nord-Est (Emilia Romagna 9,2%), del 10,2% nel Centro (Marche 4,1%), del 20,4% al Sud (Campania 9,2%) e del 2,0% nelle Isole (Sicilia 2,0%);

La quasi totalità dei decessi afferisce alla gestione assicurativa dell’Industria e servizi. Rispetto alle attività produttive (classificazione delle attività economiche Ateco Istat 2007) coinvolte dalla pandemia, il settore della Sanità e assistenza sociale (ospedali, case di cura e di riposo…) registra il 42,2% dei decessi: l’analisi per professione dell’infortunato evidenzia la categoria dei tecnici della salute come quella più coinvolta dai decessi (15% rispetto ai casi codificati), seguita da medici, operatori socio-sanitari e operatori socio-assistenziali (tutte e tre le categorie professionali con il 13% dei casi).

Anche qui però vale, anzi ancora di più, quanto detto sopra relativamente alla denunce in generale, perché il restante 57,8% delle morti bianche da Covid-19 ha riguardato con più incisività anche altri settori quali le attività manifatturiere (13,4%), l’Amministrazione pubblica e difesa, Assicurazione sociale obbligatoria, (11,1%), le attività professionali, scientifiche e tecniche (8,9%), Trasporto e magazzinaggio (6,7%), Commercio al dettaglio (6,7%), noleggio, agenzie di viaggio e servizi di supporto alle imprese (4,4%).