Articolo Pubblicato il 2 marzo, 2020 alle 19:00.

Non è affatto infrequente che il conducente di un veicolo che ha causato un sinistro invochi a sua discolpa la giustificazione di un malore che l’ha colto durante la guida: circostanza che, se avallata, determina la sua impunibilità e configura il caso fortuito.

Sul punto però la Cassazione è chiara: per essere accolta, la tesi del malore deve essere sorretta da elementi concreti di prova.

 

Un imputato del reato di omicidio colposo invoca il malore

La Suprema Corte, IV Sezione penale, si è occupata di un caso sul genere nella sentenza n. 3899/2020 depositata il 30 gennaio 2020: l’imputato del procedimento in questione, condannato per il reato di omicidio colposo conseguente a incidente stradale, aveva proposto ricorso evocando in sua difesa, per l’appunto, il tema del malore come causa della fatale perdita di controllo del veicolo.

La Suprema Corte respinge il ricorso

Gli Ermellini tuttavia hanno rigettato le sue doglianze, chiarendo che l’imputato, pur non gravando su di lui un onere probatorio, ha tuttavia un onere di allegazione, in virtù del quale egli è tenuto a fornire tutte le indicazioni e gli elementi necessari all’accertamento di fatti e circostanze ignoti che siano idonei, ove riscontrati, a volgere il giudizio in suo favore.

 

Occorrono elementi concreti di prova

Secondo la Cassazione, in queste evenienze il giudice di merito può correttamente disattendere l’ipotesi del malore qualora manchino elementi concreti capaci di renderla plausibile, soprattutto laddove, per converso, siano presenti elementi idonei a far ritenere che la perdita di controllo del veicolo sia stata determinata da un altro fattore non imprevedibile, che avrebbe dovuto indurre il conducente a desistere dalla guida: nello specifico, un colpo di sonno.

Più in generale, sul tema della distribuzione degli oneri probatori circa l’essersi o meno verificato un malore improvviso, è pacifica l’affermazione secondo cui non è sufficiente che tale situazione venga dedotta perché il giudice sia tenuto a svolgere accertamenti complessi sulle effettive condizioni psicofisiche dell’imputato al momento del fatto.

Infatti, in mancanza di allegazione di elementi precisi e specifici, e in presenza invece di risultanze inequivoche a sostegno della colpevolezza, deve presumersi che la condotta d un soggetto, normalmente capace, sia riferibile a un’azione cosciente e volontaria e, quindi, liberamente determinata. Ne deriva che in queste circostanze il giudice ben può respingere la tesi difensiva del malore.