Articolo Pubblicato il 21 gennaio, 2021 alle 10:20.

E’ superfluo ricordare che quando si viaggia di sera, di notte o all’alba, è fondamentale che i fanali del proprio veicolo siano in perfetta efficienza, per la propria e altrui incolumità, e anche per andare esenti da colpe in caso di incidenti.

Perché, tanto più nel caso in cui si prospetti il sospetto di un mancato funzionamento o addirittura dell’assenza dei dispositivi lampeggianti, per stabilire le responsabilità va sempre accertato, e non con semplici presunzioni, se le luci fossero regolarmente accese.

A chiarire nel merito è la sentenza n. 652/21 del gennaio 2021 emessa dalla Corte di Cassazione che si è occupata, per l’appunto, di un sinistro notturno tra un’auto e un trattore con rimorchio che procedevano nella stessa direzione di marcia: il conducente del primo veicolo aveva tamponato il secondo.

 

L’automobilista che ha tamponato cita in causa la controparte lamentando l’assenza delle luci

L’automobilista aveva citato in causa la controparte e la sua compagnia assicurativa sostenendo che il trattore procedesse senza luci posteriori e senza alcun dispositivo di segnalazione e illuminazione, e il giudice di pace in primo grado gli aveva dato ragione, nonostante questa circostanza fosse stata smentita con forza dall’agricoltore, applicando l’art. 2054 c.c., considerando entrambi i conducenti parimenti responsabili del sinistro e condannando il conducente del mezzo agricolo e la sua assicurazione a rifondere al ricorrente la cifra di 19.205 euro, oltre interessi.

In appello, però, il tribunale, quale giudice del gravame, riformando la sentenza di prime cure, aveva dichiarato l’esclusiva responsabilità del conducente della macchina per il tamponamento, ritenendo che questi non avesse provato quanto allegato in merito al fatto che il trattore procedesse senza le luci posteriori.

L’onere probatorio, pertanto, sarebbe rimasto non assolto perché non poteva dirsi basato sugli accertamenti eseguiti dai militari intervenuti sul posto nell’immediatezza dei fatti, che non avevano rilevato alcun deficit nella dotazione del trattore e del rimorchio, né sulla dichiarazione dell’unico teste escusso, che non era in grado di confermare la circostanza. Esclusa quindi la prova del concorso di colpa, il giudice aveva affermato l’esclusiva responsabilità dell’automobilista nel tamponamento del mezzo.

 

La prova sul funzionamento dei fanali

Automobilista che però ha proposto ricorso per Cassazione, deducendo la violazione delle regole e dei principi in tema di valutazione degli elementi di prova, delle prove legali e delle presunzioni, e censurando la sentenza impugnata per aver omesso di valutare le risultanze probatorie decisive acquisite in giudizio: in particolare, per aver attribuito valore probatorio ad elementi non risultanti né dal verbale dei carabinieri né dalla prova testimoniale.

A suo avviso, infatti, dal verbale, contrariamente a quanto asserito dal giudice, risultava che i carabinieri non avessero svolto alcun accertamento sull’esistenza o il funzionamento dei dispositivi lampeggianti: pertanto non potevano offrire alcuna certezza sulla loro presenza.

Inoltre, dalle fotografie allegate alla relazione dei militari, balzava subito all’occhio la mancanza di qualsiasi dispositivo di illuminazione sul rimorchio o sulla trattrice e la controparte, richiesta di giustificare tale evidente assenza, aveva risposto in modo evasivo, affermando che erano andati distrutti con le targhe non più reperite all’esito dell’incidente.

Secondo il ricorrente, inoltre, anche il passaggio della motivazione che aveva desunto l’esistenza dei dispositivi dall’esame di una prova testimoniale doveva essere censurato perché il teste aveva dichiarato di non aver visto la trattrice agricola se non quando si era fermato dopo l’impatto con la vettura per prestare i soccorsi, che la pubblica illuminazione in quel tratto di strada era assente e che l’incidente era avvenuto quando era ancora buio. Da questa dichiarazione il giudice di merito non avrebbe potuto dedurre la circostanza “positiva” dell’esistenza o del funzionamento dei dispositivi di illuminazione del veicolo tamponato, né ritenere accertata la circostanza sulla base di presunzioni ex art. 2729 c.c., né gravi, né precise né concordanti.

Infine, l’automobilista si doleva che il giudice avesse escluso l’applicazione della presunzione di pari responsabilità, pur in mancanza di una prova certa sulla esclusiva imputabilità dell’uno o dell’altro conducente ed in presenza di tamponamento, nonostante la giurisprudenza di legittimità preveda invece, espressamente, che la presunzione non è esclusa in caso di tamponamento.

Ebbene, gli Ermellini hanno ritenuto fondate le argomentazioni proposte, accogliendo il ricorso. In effetti – recita la decisione della Suprema Corte – la sentenza andava censurata per non aver valutato o per aver illegittimamente valutato le risultanze probatorie sulla questione delle luci presenti sul trattore e sul rimorchio, “essendosi il Tribunale limitato a stigmatizzare le sole “assenze” e non anche a rilevare quanto emergeva ictu oculi”.

Gli elementi probatori che il Tribunale pretendeva di trarre dal verbale dei carabinieri, dalla relazione ad essa allegata e dalla prova testimoniale invero non sussistevano.

E’ mancata – conclude la Cassazione – la valutazione delle risultanze probatorie sulla presenza di luci del trattore e del rimorchio, avendo invero il giudice ritenuto provata la presenza ed il funzionamento dei dispositivi luminosi dal verbale in cui i carabinieri attestavano di non aver svolto alcuna indagine in merito e da una testimonianza che riferiva di non aver visto né la matrice né il rimorchio, essendo peraltro il contesto molto buio”.

La sentenza è stata quindi cassata con rinvio al tribunale per il riesame del caso, con particolare riferimento, ovviamente, alla funzionalità dei dispositivi di illuminazione del mezzo tamponato.