Articolo Pubblicato il 31 ottobre, 2019.

Il giudice di Udine ha accolto tutte le richieste del Pm titolare del procedimento per il decesso della 33enne di Tolmezzo a causa di un terribile tamponamento a catena

Tre anni di reclusione e la revoca della patente: questa la sentenza emessa martedì 29 ottobre 2019 dal giudice del Tribunale di Udine, dott.ssa Carla Silva, a carico di Wojciech Krokosz, il camionista polacco di Cracovia, di 28 anni, responsabile del tragico tamponamento a catena costato la vita, il 6 febbraio 2018, all’appena trentatreenne Marika Patatti, di Tolmezzo, e il ferimento grave di altre due persone: accolte integralmente le richieste formulate dal Pubblico Ministero titolare del procedimento penale in questione, il dott. Marco Panzeri. Se il verdetto verrà confermato anche nell’eventuale appello, il ventottenne, che non ha mai partecipato alle varie udienze, dovrà scontare la pena in carcere.

Il drammatico incidente era successo poco prima delle 15 sull’Autostrada A23, in corrispondenza della progressiva chilometrica 2+250, nel territorio comunale di Santa Maria La Longa, in direzione Udine-Palmanova. Marika, impiegata al supermercato Lidl del suo paese, dov’era conosciutissima e ben voluta da tutti, stava rientrando da un corso di formazione professionale che doveva frequentare in virtù di una promozione ottenuta al lavoro, e viaggiava come passeggera sul sedile posteriore di una Volkswagen Golf condotta da un collega, S. N. A causa di un cantiere stradale in quel tratto si era formata una colonna di veicoli, ma nonostante fossero segnalati con debito preavviso, con segnali luminosi e cartelli e pannelli stradali, sia la coda sia i lavori in corso, l’autotrasportatore è piombato sui mezzi fermi con il suo pesante Renault Master a una velocità di almeno 107 km/h, com’è emerso dalla perizia cinematica affidata dal Pm all’ing. Marco Pozzati.

L’autocarro, la cui massa per giunta superava il massimo consentito, ha prima tamponato una Volkswagen Polo condotta da A. P., scagliandola a ben 35 metri di distanza, e quindi ha finito la sua corsa contro la Golf su cui si trovava la giovane, che era ferma con le quattro frecce, a sei metri dall’autocarro Iveco che la precedeva. Nonostante ciò, però, l’impatto da tergo è stato così violento che la vettura è stata proiettata in avanti, subendo una rotazione oraria, e si è infilata sotto il pianale dell’Iveco, per essere poi nuovamente schiacciata dal Master: una dinamica terribile e impressionante. Per Marika Patatti non c’è stato nulla da fare, è deceduta sul colpo. Miracolati i conducenti delle due auto tamponate, che però hanno riportato a loro volta lesioni e fratture importanti per una prognosi di ben oltre i quaranta giorni.

Il camionista, indagato fin da subito dalla Procura di Udine per i reati di omicidio stradale e lesioni colpose stradali gravissime, al termine delle indagini preliminari è stato rinviato a giudizio per le pesanti e fatali violazioni al codice della strada commesse, in particolare per aver omesso di regolare la velocità in relazione alle condizioni della strada e di traffico e di rispettare la distanza di sicurezza onde potersi arrestare tempestivamente evitando collisioni. 

Per fare piena luce sui fatti e per ottenere giustizia, i familiari della vittima, attraverso il consulente personale e responsabile della sede di Udine, Armando Zamparo, si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.a., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, che ha messo a disposizione i consulenti tecnici di parte per le perizie medico-legali e cinematica (rispettivamente, la dott.ssa Gessica Messina, e l’ing. Iuri Collinassi), che ha collaborato con il penalista della famiglia Patatti, l’avv. Andrea Piccoli, del Foro di Treviso, e che ha già ottenuto per i propri assistiti un equo risarcimento per la grave perdita subita.

Mancava però ancora la risposta della giustizia penale, che adesso è arrivata. Non basterà per restituire Marika ai suoi cari né per lenire il loro dolore, ma per una volta, almeno, non si tratta della solita sentenza “simbolica” con la sospensione della pena: il giovane camionista polacco, data l’entità della condanna, non potrà beneficiare della condizionale, dovrà andare in carcere. E poi, per un bel pezzo, non potrà più circolare per le strade.