Articolo Pubblicato il 13 aprile, 2016 alle 17:33.

TESTATA: Venezia Today – 13/04/2016

Un terribile incidente stradale, poi le cure e la lunga riabilitazione. Ma la compagna di assicurazione, pur essendo già passato un anno, non anticipa nulla della somma a cui la ragazza ha diritto per far fronte alle ingenti spese mediche. A riportare la vicenda è Studio 3A, società specializzata a livello nazionale nella valutazione delle responsabilità civili e penali. Marta Sensini, oggi 27 anni, risiede a Fossalta di Piave, paese di cui il papà Massimo è anche il primo cittadino.

Il 10 maggio 2015 un crudele destino la aspetta al varco lungo la Tangenziale di Treviso: la ragazza sta viaggiando come passeggera in sella alla moto condotta dal fidanzato, quando, all’altezza dell’uscita dell’ospedale, accade l’irreparabile. La coppia rimane coinvolta in un terribile incidente, i ragazzi vengono sbalzati sull’asfalto e vengono travolti da una vettura che segue. Le loro condizioni appaiono da subito gravissime. Dopo giorni passati in Terapia Intensiva tra la vita e la morte, riescono a salvarsi, ma il prezzo è altissimo. Il fidanzato resta paralizzato; a Marta va un po’ meglio, ma riporta comunque pesanti lesioni e politraumi: l’asportazione della milza e svariate fratture tra cui quella del femore, dell’ala sacrale, della scapola, di diverse costole. Comincia un lungo calvario fatto di sofferenze, interventi chirurgici e riabilitazione. La commissione medica dell’Inps le riconosce una invalidità lavorativa del 50 per cento.

La posizione di Marta non è in discussione: trattandosi di terza trasportata, è automaticamente coperta dalla polizza della moto e ha tutto il diritto ad essere risarcita. Una cifra che ammonta a svariate decine di migliaia di euro. Studio 3A, per conto della propria assistita, ha presentato più volte alla compagnia la richiesta un anticipo sulla somma da liquidare, alla luce del fatto che ormai è passato un anno, che le spese sono ingenti e che la giovane non ha più potuto svolgere il suo lavoro. Risultato: un fermo diniego. “Ci occorre altra documentazione medica”, “aspettiamo la stabilizzazione dei postumi”: questi i pretesti addotti di volta in volta dalla compagnia.

“Qui non si parla di un indennizzo in forse – commenta il presidente di Studio 3A, Ermes Trovò – ma di un risarcimento che Marta otterrà comunque. È l’ennesima riprova che tutto quello che le compagnie ci propinano negli spot in televisione, la disponibilità totale a venire in aiuto ai clienti, è solo pura fantasia”.