Articolo Pubblicato il 20 gennaio, 2020 alle 17:38.

Molti si rifiutano di utilizzarlo, temendo di restare bloccati all’interno o, peggio ancora, di cadere nel vuoto, e preferiscono salire anche svariati piani di scale.

Parliamo degli ascensori, un mezzo con cui gran parte degli italiani devono fare i conti quotidianamente, se pensiamo che, per via soprattutto allo sviluppo edilizio degli anni Sessanta che ne ha fatto largo uso, in Italia ci sono più “elevatori” che in tutti gli Stati Uniti: oltre un milione.

Ma, nel malaugurato caso in cui accada un incidente, chi ne risponde? Il condominio (o il proprietario dell’immobile) che però, se ne sono accertate le responsabilità, può rilevarsi sull’impresa a cui era affidata la manutenzione.

Particolarmente significativa, al riguardo, l’ordinanza 31215/2019 depositata dalla Cassazione il 19 novembre 2019.

 

Incidenti e danni causati dagli ascensori

La circostanza, peraltro, è meno rara di quanto si possa pensare anche perché il nostro “parco-ascensori” è datato, 700mila, in pratica trequarti di quelli esistenti, sono stati installati prima del 1999, anno dal quale non vengono più censiti a livello nazionale, per effetto del Dpr 162/99.

Molti risalgono addirittura alla prima metà del secolo e risultano essere ancora a norma. Questo perché gli impianti sono sicuri rispetto ai requisiti di sicurezza richiesti all’epoca della loro installazione, quindi si tratta di una sicurezza relativa e non aggiornata ai canoni attuali: in poche parole, gli elevatori precedenti al 1999, pur essendo “formalmente” in regola, possono presentare numerose insidie legate alla loro vetustà.

Da un’indagine presentata nel 2017 dall’Anacam, la Associazione Nazionale Imprese di Costruzione e Manutenzione Ascensori, sono stati registrati cerca 700 sinistri per 120mila impianti monitorati, cioè poco più del 10 per cento: non si tratta quindi di una rarità, tutt’altro.

Le casistiche più frequenti riguardano la fase lavori (28%), il dislivello (23%), il movimento incontrollato della cabina (21%), la chiusura porte (18%) e altre cause (10%).

Il 28% indicato per la fase lavori rappresenta tendenzialmente argani che cadono dalle rampe di scale, macchie d’olio sullo zerbino o danni durante la fase di lavorazione. La quasi totalità dei sinistri durante la fase lavori producono sono danni a cose, ma in alcuni casi si sono avuti anche infortuni agli addetti.

La problematica riguarda ovviamente anche milioni di utenti di servizi pubblici, si pensi solo agli ascensori degli ospedali o dei tribunali.

 

Ferita per un’accelerazione improvvisa della cabina

Nel caso specifico giudicato dalla Suprema Corte, si era verificata un’improvvisa, brusca accelerazione della cabina che aveva causato lesioni fisiche non trascurabili alla donna che stava utilizzando in quel momento l’ascensore, la quale aveva chiesto i danni al condominio.

Il quale, a sua volta, si era rivalso sulla società che curava la manutenzione dell’impianto, che era stata condannata a manlevare il condominio dalle somme dovute all’infortunata: decisione confermata anche dalla Corte d’appello di Napoli con sentenza del 2018.

Impresa di manutenzione condannata al risarcimento

I giudici di secondo grado avevano infatti accertato che l’incidente era stato causato dal cattivo funzionamento del selettore di manovra dovuto alla rottura dei nottolini posti sulla fune, mal funzionamento già verificatosi alcuni mesi prima del sinistro. Alla ditta era stato addebitato di non aver effettuato gli interventi manutentivi previsti dal contratto e richiesti dal condominio, e di non aver promosso la sostituzione di quella componente dell’ascensore, pur avendo già in precedenza rilevato il verificarsi del blocco del selettore di manovra, concorrendo con il condominio a causare il sinistro.

 

Ricorso per Cassazione

L’impresa ha quindi proposto ricorso per Cassazione lamentando, tra le altre cose, che la sentenza impugnata avrebbe mal valutato le risultanze dell’accertamento tecnico preventivo, dal quale non era emerso alcun difetto di manutenzione, ma (solo) l’opportunità di sostituire il selettore di manovra, risalente agli anni ’70, con un altro di tipo diverso.

E che la Corte d’appello avrebbe errato nell’ascrivere tale responsabilità anche alla ditta di manutenzione, essendo la modifica e l’aggiornamento dell’impianto una scelta riservata alla proprietà dell’immobile.

La Suprema Corte respinge il ricorso

La Cassazione ha però rigettato il ricorso e, quanto alle doglianze relative alla valutazione dell’Atp, ha chiarito in linea di principio che esso “non contiene valutazioni tecniche sulle cause dei danni, ma fotografa, a beneficio del giudice e delle parti, una situazione di fatto, fornendo elementi destinati a sparire o a modificarsi se non rilevati in un determinato momento.

Il giudice del merito, in virtù del principio del libero convincimento, ha peraltro facoltà di apprezzare in piena autonomia tutti gli elementi presi in esame dal consulente tecnico e le considerazioni da lui espresse che ritenga utili ai fini della decisione, ma non è da esse in alcun modo vincolato.

Sulla base della ricostruzione della situazione fattuale offerta dal consulente si innesta la valutazione del giudice, che non può prescindere dai fatti ma può attribuire ad essi una diversa considerazione alla stregua delle norme che ritiene applicabili per risolvere il caso concreto”.

 

L’impresa deve non solo intervenire ma anche segnalare il problema

Nello specifico, la Corte di merito ha giustamente considerato, secondo la Cassazione, che tra gli obblighi del manutentore rientrasse non solo quello di intervenire ogni volta che l’ascensore presentava un inconveniente, ma anche quello di quanto meno segnalare alla proprietà che un determinato pezzo dovesse essere sostituito nella sua interezza perché obsoleto e come tale possibile causa non solo di generici malfunzionamenti, ma di danni ai trasportati.

Dunque, ricorso rigettato e impresa di manutenzione condannata a pagare i danni dovuti dal condominio alla danneggiata.