Articolo Pubblicato il 10 marzo, 2020 alle 16:32.

Se un incidente è accaduto a causa di un cane randagio che ha attraversato la strada chi ne risponde? A chi vanno chiesti i danni? La domanda non è affatto peregrina, trattandosi di un evento tutt’altro che infrequente, considerati anche i numeri impressionanti del fenomeno del randagismo in Italia, soprattutto al Sud: si parla di 500-700 mila cani randagi.

Una piaga aggravata in estate dai censurabili abbandoni di animali che non si sa a chi affidare durante le ferie.

Ebbene, la Cassazione, nella recente ordinanza n. 6392/20 depositata il 6 marzo 2020, ha ribadito che, in caso di danni riportati a causa di cani randagi, la responsabilità va ascritta all’ente o gli enti a cui, secondo le leggi regionali che danno attuazione alla legge quadro nazionale n. 281/1991, è attribuito il dovere di prevenire il pericolo per l’incolumità della popolazione attraverso la cattura e la custodia degli stessi.

 

Un ciclista caduto a causa di un cane randagio chiede i danni al Comune

La Suprema Corte si è trovata a decidere sul caso di un ciclista calabrese che, nel 2002, percorrendo in bicicletta una strada del comune di Cariati, era stato assalito da un cane randagio che gli aveva fatto perdere l’equilibrio, l’aveva fatto cadere e sbattere violentemente il capo su dei cassonetti in metallo per la raccolta dei rifiuti che occupavano la carreggiata, con conseguenti lesioni.

Domanda accolta in primo grado, respinta in appello

L’uomo aveva citato dinanzi al Tribunale di Rossano il Comune di Cariati e la sua compagnia di assicurazione per la responsabilità civile verso terzi, la Fondiaria Sai Spa, chiedendo il risarcimento dei danni subiti e i giudici, con sentenza del 2012, avevano il Comune a rifondere al danneggiato oltre 40mila euro, dichiarando altresì il difetto di legittimazione passiva della Fondiaria Sai SpA.

L’amministrazione comunale però aveva appellato la sentenza e nel 2017 la Corte d’Appello di Catanzaro, in accoglimento del gravame e in riforma dell’impugnato pronunciamento, aveva rigettato la domanda risarcitoria. Secondo la Corte territoriale, in base a quanto disposto dalla legge-quadro 281/91 in materia di animali di affezione e prevenzione del randagismo, e dall’art. 7 della Legge della Regione Calabria n. 4/2000, la vigilanza ed il controllo del fenomeno del randagismo rientrava nei doveri dell’Azienda Sanitaria locale, essendo attribuito alla stessa “un compito di vigilanza preventiva nell’ambito territoriale di competenza per la generica ricerca di cani vaganti”.

 

In Calabria responsabile l’Asl e non il Comune

Nessuna responsabilità, secondo la Corte d’Appello, poteva invece essere imputata al Comune di Cariati, né per il comportamento dei cani randagi, dato che, ai sensi dell’art. 2 L. Regione Calabria 41/90, “al Comune spettava solo il compito di realizzare, e comunque garantire, la presenza di idonee strutture per il ricovero e la custodia temporanea dei cani nonché di realizzare sul territorio un corretto rapporto uomo-ambiente-animale”, né per la presenza dei cassonetti sulla sede stradale, “atteso, da una parte, che gli stessi, benché quel giorno più spostati verso la sede stradale, erano comunque visibili e non costituivano una anomalia della “res” in custodia, e, dall’altra, che la perdita di equilibrio che aveva fatto cadere il ciclista era stata causata dall’intervento del cane, sicché la presenza dei cassonetti non aveva svolto alcun ruolo causale nella caduta dalla bici”.

I cassonetti, in altre parole, avevano avuto un ruolo meramente passivo della vicenda, le lesioni subite sarebbero state le stesse se la strada fosse stata occupata da un’auto in sosta o da altro veicolo. Infine, secondo la Corte non vi sarebbe stata nemmeno la prova che il cane fosse randagio.

 

Il danneggiato ricorre per Cassazione

Il ciclista ha dunque proposto ricorso per Cassazione contro quest’ultima sentenza, dolendosi che la Corte territoriale non avesse ritenuto provato che il cane che lo aveva aggredito fosse randagio, lamentando il fatto che non fosse stata apprezzata la “condotta omissiva” del Comune circa il posizionamento dei cassonetti, i quali, anziché nell’apposita isola ecologica, si trovavano all’interno della carreggiata, e soprattutto contestando che la Corte territoriale avesse ritenuto che il compito di vigilanza e controllo del fenomeno del randagismo spettasse in via esclusiva all’Azienda Sanitaria Locale.

Il ricorrente ha obiettato che, “come risultante dal tenore letterale dei menzionati artt. 2 e 7, la Regione Calabria aveva affidato alle Aziende sanitarie Locali solo il compito di cattura e recupero dei cani randagi, e non anche un più ampio dovere di vigilanza e sorveglianza della sicurezza cittadina dal fenomeno del randagismo”: sarebbe invece spettato al Comune, a suo dire, quale organo deputato al controllo del territorio, il più ampio dovere di vigilare sulla corretta applicazione della normativa in materia di randagismo.

La Cassazione respinge il ricorso

Ma per ala Cassazione il motivo è infondato. “La responsabilità civile per i danni causati dai cani randagi – ricorda e puntualizza la Suprema Corte – spetta esclusivamente all’ente, o agli enti, cui le singole leggi regionali, attuative della legge quadro nazionale n. 281 del 1991, attribuiscono il dovere di prevenire il pericolo specifico per l’incolumità della popolazione, e cioè il compito della cattura e della custodia dei cani vaganti o randagi”.

E nel caso di specie gli Ermellini, richiamando precedenti sentenza della Corte, evidenziano che “l‘art. 12, comma 2, della 1. Reg. Calabria n. 41 del 1990, come sostituito dall’art. 7 della 1. Reg. Calabria n. 4 del 2000, attribuisce tale dovere di prevenzione al Servizio veterinario istituito presso le unità sanitarie locali, ora aziende sanitarie locali”.

Il ricorso è stato dunque rigettato, ma non perché il danneggiato non avesse effettivamente diritto al risarcimento, ma perché non ha rivolto la domanda al soggetto giusto: pertanto, in questi casi, prima di intraprendete una richiesta danni, va verificata attentamente la legge in materia della rispettiva Regione e a chi viene assegnato il compito di cattura e custodia dei cani randagi.