Articolo Pubblicato il 11 gennaio, 2021 alle 10:00.

Attenzione ad acquistare beni di un certo valore a un prezzo talmente” stracciato” da rendere impossibile che non sorga quanto meno il sospetto di una loro provenienza illecita, perché si rischia una condanna.

Con la sentenza n. 37824/20, depositata il 30 dicembre 2020, la Cassazione ricorda che i consumatori non hanno solo diritti ma anche doveri, tra cui quello di non supportare fenomeni criminosi quali la ricettazione o la contraffazione.

E che un apposito articolo del codice penale, il numero 712, punisce per l’appunto l’acquisto di cose di sospetta provenienza, così recitando al comma 1: “Chiunque, senza averne prima accertata la legittima provenienza, acquista o riceve a qualsiasi titolo cose, che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per la entità del prezzo, si abbia motivo di sospettare che provengano da reato, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda non inferiore a euro 10”.

 

Un uomo condannato per aver comprato un cellulare a prezzo

Sulla scorta di questo capo di legge il Tribunale di Catania aveva condannato per il relativo reato a pagare un’ammenda di 500 euro un uomo che aveva comprato da un conoscente un telefonino di sospetta provenienza.

L’imputato ha quindi proposto ricorso per Cassazione, obiettando in particolare che dalle circostanze processuali non sarebbe emerso l’elemento soggettivo del reato, neanche rintracciabile in profili di colpa, e lamentando poi la mancata applicazione dell’art. 131-bis cod. pen, che precede l’esclusione della punibilità per la particolare tenuità del fatto, e la mancata concessione del beneficio della non menzione della condanna.

 

L’acquirente non aveva usato l’ordinaria diligenza

Ma per la Suprema Corte il ricorso è infondato. “Il Tribunale – recita la sentenza – ha correttamente posto a base della sua decisione il principio giuridico secondo il quale per l’integrazione dell’elemento psicologico del reato occorre dimostrare che l’agente non abbia usato la diligenza dell’uomo medio nella verifica della legittima provenienza del bene acquistato”: in tema di ricettazione, ricorda infatti la Cassazione, ricorre il dolo nella forma eventuale quando l’agente ha consapevolmente accettato il rischio che la cosa acquistata o ricevuta fosse di illecita provenienza, non limitandosi ad una semplice mancanza di diligenza nel verificare la provenienza della cosa, che invece connota l’ipotesi contravvenzionale dell’acquisto di cose di sospetta provenienza.

Al riguardo, chiariscono i giudici del Palazzaccio, la valutazione va fatta caso per caso, in base alle circostanze concrete. Nello specifico, prosegue la Suprema Corte, “il tribunale ha individualizzato il suo esame, ritenendo che il ricorrente non avesse usato l’ordinaria diligenza in considerazione del fatto di avere acquistato da un suo conoscente un cellulare di marca “come nuovo” ad un prezzo particolarmente vantaggioso, senza verificarne in alcun modo la legittima provenienza

Di conseguenza, corretto anche il negato riconoscimento della causa di non punibilità di cui all’art. 131-bis cod. pen., avendo i giudici di merito ritenuto che l’offesa al bene protetto dalla norma non fosse di particolare tenuità “stante il valore economico del cellulare all’epoca di riferimento”, un I-Phone in ottime condizioni d’uso. Per inciso, respinta anche la doglianza relativa alla “non menzione”, per il semplice fatto che il ricorrente non l’aveva neppure richiesta al Tribunale.

Dunque, ricorso rigettato e condanna alla pena pecuniaria confermata, peraltro inferiore alle spese processuali.