Articolo Pubblicato il 8 gennaio, 2021 alle 12:00.

Chi spedisce per posta ordinaria un assegno, per quanto munito di clausola di “non trasferibilità”, lo fa a proprio rischio e pericolo: nel caso, infatti, di sottrazione e di riscossione del titolo da parte di un soggetto non legittimato, sussiste un concorso di colpa del mittente proprio in ragione della modalità di trasmissione tutt’altro che sicura prescelta. E pertanto l’indennizzo potrà essere solo parziale.

Ad enunciare questo principio di diritto la Cassazione, con la rilevante ordinanza n. 30063/20 depositata il 31 dicembre 2020, nella quale la Suprema Corte si è definitivamente espressa in merito ad un contenzioso tra un’utente e Poste Italiane.

 

Poste Italiane condannate a rifondere al mittente la somma di un assegno incassato illegittimamente

Con sentenza pronunciata il 28 settembre 2017 la Corte d’appello di Roma, in riforma della decisione di primo grado, aveva condannato per l’appunto Poste Italiane al pagamento della somma di 8.900 euro, oltre accessori, con riguardo alla negoziazione di un assegno bancario di traenza, illegittimamente incassato.

Secondo i giudici di seconde cure, la negoziatrice deve rispondere del pagamento per responsabilità contrattuale, salva la rigorosa prova liberatoria, non raggiunta nello specifico, in quanto essa avrebbe dovuto operare ulteriori controlli, non limitandosi all’apparenza dei documenti, ma eseguendo anche, ad esempio, ricerche anagrafiche presso i comuni di nascita e di residenza del beneficiario e della persona presentatasi per l’incasso.

Ad avviso della Corte territoriale, la spedizione del titolo per posta ordinaria non riduce il risarcimento dovuto, dal momento che il danno sarebbe conseguenza del pagamento della relativa somma a soggetto non legittimato. Nè rilevava, per la Corte d’appello, ai fini della prova del danno patito, che non fosse stata dimostrata l’avventa ripetizione del pagamento all’avente diritto, atteso che il pagamento a soggetto non legittimato comunque non libera la compagnia di assicurazione.

Contro questo pronunciamento Poste Italiane ha quindi proposto ricorso per Cassazione: un ricorso di estremo interesse in quanto incentrato sulla questione dell’invio degli assegni a mezzo posta. L’azienda ha sollevato tre motivi di doglianza. Con il primo ha evidenziato, a sua discolpa, che non apparivano contraffazioni palesi sul titolo o sui documenti di identità, asserendo che per questo motivo non avrebbe potuto essere giudicata responsabile, non essendo tenuta a specifici controlli presso i comuni di residenza. Per la Suprema Corte, tuttavia questa doglianza è inammissibile, “richiedendo, nella sostanza, un esame del merito circa la colpa della negoziatrice e non sottoponendo a censura specifica i principi di diritto”.

Con il terzo motivo, le Poste sono tornate a battere sull’elemento della mancata prova della reiterazione del pagamento all’avente diritto che avrebbe escluso il danno, attesa anche l’insorgenza del diritto alla ripetizione dell’indebito in capo alla controparte. Ma anche qui per i giudici del Palazzaccio si tratta di una doglianza infondata,  perché – spiegano – “non ha pregio la tesi dell’insussistenza di un danno, ancorché non sia stata dimostrata la reiterazione del pagamento da parte della compagnia assicuratrice: il pagamento irregolare di un assegno di traenza non estingue il rapporto cambiario tra il reale beneficiano e la banca, e neppure il rapporto causale sottostante all’emissione del titolo tra la compagnia di assicurazioni ed il reale beneficiario, determinando tuttavia, quale causa ad effetto, un ammanco nella provvista creata dalla società di assicurazioni, che viene ad integrare un danno patrimoniale risarcibile”.

 

Concorso di colpa del mittente per aver spedito il titolo per posta ordinaria

Diverso invece il discorso per il secondo cui la ricorrente ha lamentato la violazione e falsa applicazione degli artt. 1227 c.c., 83 d.P.R. n. 156 del 1973 e del d.m. 26 febbraio 2004, la cosiddetta “Carta della qualità del servizio pubblico postale”, non avendo la decisione impugnata ravvisato un concorso di colpa da parte del danneggiato, nonostante la spedizione del plico per posta ordinaria, anziché assicurata.

Per la Suprema Corte, il motivo è “manifestamente fondato”, anche alla luce di recenti pronunce della stessa Cassazione, che hanno stabilito al riguardo alcuni punti fermi, Innanzitutto, chiariscono gli Ermellini, il nesso di causalità, in tema di responsabilità civile, è regolato dai principi di cui agli artt. 40 e 41 c.p., “in virtù dei quali un evento è da considerare causato da un altro se, ferme restando le altre condizioni, il primo non si sarebbe verificato in assenza del secondo”, la cosiddetta teoria della conditio sine qua non, “nonché dal criterio della c.d. causalità adeguata, sulla base del quale, all’interno di una serie causale, occorre dar rilievo solo a quegli eventi che non appaiano, ad una valutazione ex ante, del tutto inverosimili”.

Applicando tali principi al caso di specie, “risulta oggettivamente difficile negare – proseguono i giudici del Palazzaccio – che, in caso di sottrazione di un assegno non trasferibile non consegnato direttamente al prenditore, le modalità prescelte per la trasmissione del titolo possano spiegare un’efficienza causale ai fini della riscossione del relativo importo da parte di un soggetto non legittimato: se è vero, infatti, che il pagamento dell’assegno è subordinato al riscontro della corrispondenza tra il soggetto indicato come prenditore e colui che presenta il titolo all’incasso, e quindi alla identificazione di tale soggetto, alla quale la banca deve procedere mediante l’adozione di tutte le cautele e gli accorgimenti suggeriti dalla diligenza professionale, è anche vero, però, che tale pagamento non può aver luogo in mancanza della materiale disponibilità dell’assegno, la cui presentazione alla banca ne costituisce un presupposto indispensabile”.

 

In questo modo il danneggiato si espone volontariamente a un rischio superiore

Pertanto, tira le fila del ragionamento la Cassazione, “la scelta di avvalersi della posta ordinaria per la trasmissione dell’assegno al beneficiario, pur in presenza di altre forme di spedizione (posta raccomandata o assicurata) o di strumenti di pagamento ben più moderni e sicuri (quali il bonifico bancario o il pagamento elettronico), si traduce nella consapevole assunzione di un rischio da parte del mittente, che non può non costituire oggetto di valutazione ai fini dell’individuazione della causa dell’evento dannoso”.

Infatti, in questo modo il danneggiato “si espone volontariamente a un rischio superiore, come è palesato dalle regole sulla regolamentazione dei servizi postali, le quali prevedono delle cautele speciali per la spedizione, la trasmissione e la consegna della posta raccomandata ed assicurata, rispetto alle corrispondenti modalità previste per la posta ordinaria”: in particolare, la possibilità di seguire in tempo reale lo stato di lavorazione del plico ed il percorso compiuto “sono tali da permettere al mittente, in caso di ritardo prolungato nella consegna, di attivarsi tempestivamente per evitarne il pagamento o quanto meno per segnalare l’anomalia alla banca trattaria”.

La Suprema Corte pronuncia dunque il seguente principio di diritto: “La spedizione per posta ordinaria di un assegno, ancorché munito di clausola d’intrasferibilità, costituisce, in caso di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, condotta idonea a giustificare l’affermazione del concorso di colpa del mittente, comportando, in relazione alle modalità di trasmissione e consegna previste dalla disciplina del servizio postale, l’esposizione volontaria da parte del mittente ad un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e del dovere di agire per preservare gl’interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda, e configurandosi dunque come un antecedente necessario dell’evento dannoso, concorrente con il comportamento colposo eventualmente tenuto dalla banca nell’identificazione del presentatore”.

In conclusione, non condividendo la sentenza impugnata laddove ha escluso “la configurabilità del concorso di colpa della compagnia assicuratrice, in relazione all’avvenuta spedizione dell’assegno per posta ordinaria, attribuendo all’inadempimento dell’obbligo posto a carico della banca un‘efficacia causale esclusiva nella produzione dell’evento dannoso”, e in accoglimento del secondo motivo, la Cassazione l’ha cassata, con rinvio alla Corte d’appello capitolina, in diversa composizione, “perché provveda alla decisione della causa, sulla base del principio enunciato”.