Articolo Pubblicato il 24 ottobre, 2020 alle 12:00.

Il concetto non è nuovo ma è sempre bene rinfrescarlo, cogliendo l’occasione di una sentenza della Cassazione che ha riaffermato con forza il principio: l’imprudenza altrui sulla strada non è un’attenuante in caso di incidente se questo si poteva evitare con l’ordinaria prudenza, tanto più se si tratta di un sinistro con esito purtroppo mortale.

 

Un tragico incidente mortale

Il tragico caso, accaduto in Calabria, su cui ha definitivamente deliberato la Suprema Corte, con la sentenza n. 28295/20 depositata il 12 ottobre 2020, risale al 23 aprile 2011. Il conducente di un’auto, che stava percorrendo la Strada Statale 107 in direzione Crotone-Cosenza, giunto in prossimità di un’intersezione e intraprendendo una repentina manovra di sorpasso a sinistra di un Ape Piaggio che lo precedeva – anziché procedere sulla propria corsia di marcia e mantenere, quindi, la propria destra – aveva impattato a forte velocità con la sua vettura contro il motocarro, che aveva nel frattempo intrapreso una manovra di svolta a sinistra, causando il decesso del suo conducente.

Automobilista condannato per omicidio stradale

La Corte d’appello di Catanzaro, confermando peraltro la sentenza di primo grado, aveva dichiarato la responsabilità dell’automobilista per il reato di omicidio stradale per aver causato la morte del guidatore dell’Ape per violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, ritenendo che la sua condotta di guida fosse stata imprudente e connotata da colpa specifica, per non avere regolato la velocità del proprio veicolo alle caratteristiche della strada e del traffico, in maniera tale da evitare ogni pericolo per la sicurezza delle persone.

 

L’imputato ricorre per Cassazione ascrivendo l’esclusiva responsabilità alla vittima

L’imputato tuttavia ha proposto ricorso anche per Cassazione obiettando di non aver avuto alcuna responsabilità dal momento che il perito nominato per ricostruire la dinamica e la cause del sinistro aveva rilevato che, anche procedendo alla velocità di 90 km/h, il limite vigente, egli non avrebbe comunque potuto comune qui evitare la collisione. E aveva battuto sul fatto che la vittima  aveva effettuato una manovra di svolta a sinistra senza avvedersi dei veicoli provenienti da tergo, violando l’art. 154 cod. strada e procurando intralcio agli altri utenti.

La Suprema Corte rigetta il ricorso

Ma secondo la Cassazione il ricorso è infondato. Al di là della natura delle censure attinenti al fatto e come tali non deducibili in sede di legittimità, secondo i giudici del Palazzaccio la Corte d’appello ha “adeguatamente e logicamente motivato in punto di responsabilità, secondo corrette argomentazioni in diritto, avendo rinvenuto la colpa del prevenuto nel fatto di non avere regolato la velocità del veicolo alle condizioni della strada e del traffico, con particolare riguardo alla presenza, davanti a sé, di un mezzo (il motocarro) che procedeva ad una velocità nettamente inferiore, e nell’avere quindi intrapreso un sorpasso a sinistra ad elevata velocità (circa 115 Km/h) nonostante fosse prevedibile la manovra di svolta a sinistra del motocarro, che si trovava in prossimità di un’intersezione”.

 

Bisogna sempre regolare la velocità tenendo anche conto di eventuali imprudenze altrui

Ben ha fatto dunque la Corte territoriale, secondo gli Ermellini, a ritenere irrilevante la considerazione del perito secondo cui l’impatto sarebbe avvenuto anche se la velocità dell’autovettura fosse stata di 90 Km/h, “poiché, come noto, in tema di responsabilità colposa da sinistri stradali, l’obbligo di moderare adeguatamente la velocità, in relazione alle caratteristiche del veicolo ed alle condizioni ambientali, va inteso nel senso che il conducente deve essere in grado di padroneggiare il veicolo in ogni situazione, tenendo altresì conto di eventuali imprudenze altrui, purché ragionevolmente prevedibili, evenienza certamente ricorrente nel caso in esame”.

Dunque, ricorso rigettato e condanna per omicidio colposo definitivamente confermata.