Articolo Pubblicato il 29 luglio, 2016 alle 16:14.

TESTATA: Venezia Today – 29/07/2016

Non ha fatto sconti il pubblico ministero della Procura di Pordenone, Federico Facchin, che sta seguendo il procedimento per le lesioni personali colpose gravissime cagionate a Rossella Scala, la 23enne di Teglio Veneto rimasta coinvolta il 5 gennaio scorso, vigilia del suo compleanno, in un pauroso incidente sulla tangenziale di Portogruaro (la Variante di Portogruaro della Statale 14), all’altezza del viadotto di San Nicolò.

Quella mattina Rossella, una giovane studentessa universitaria, dopo essere partita da casa con la Fiat Punto della mamma, sta raggiungendo il municipio di San Stino di Livenza, dove sta svolgendo un tirocinio formativo nei locali servizi sociali nell’ambito di uno stage dell’Università Ca’ Foscari. Giunta alla sommità del cavalcavia costruito per superare lo snodo tra la Variante e la Provinciale 251 (via Pordenone), tuttavia, accade l’irreparabile: un autoarticolato Iveco condotto da un 37enne di origine bosniaca ma residente a San Vito al Tagliamento (Pordenone), complice anche il fondo stradale ghiacciato, perde il controllo del mezzo pesante, che invade la corsia opposta dove sta sopraggiungendo la ragazza.

Lo scontro frontale è tremendo. La 23enne viene trasportata all’ospedale dell’Angelo di Mestre in codice rosso e in condizioni disperate, con politraumi cranico, toracico e addominale: versa in coma. Per giorni lotterà tra la vita e la morte nel reparto di Rianimazione, in prognosi riservata. Alla fine esce dal tunnel ed è viva, ma il prezzo da pagare è altissimo: la ragazza, che è stata sottoposta a numerosi interventi chirurgici (tra cui tromboectomia meccanica parziale e cranictomia decompressiva), ha riportato un “grave politraumatismo con, in particolare, dissecazione traumatica dell’arteria carotide sinistra foriera di ischemia cerebrale fronto-temporo-parietale sinistra”. Nonostante dei piccoli progressi, che hanno del miracoloso rispetto alle previsioni dei medici (ha un po’ ripreso l’uso della parola), il danno ischemico cerebrale e l’emiplagia destra hanno causato gravissime conseguenze invalidanti permanenti: non solo Rossella non potrà più riprendere i suoi studi universitari, ma non sarà più autosufficiente per tutta la sua esistenza.

I familiari della giovane, per ottenere giustizia, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi si sono quindi rivolti a Studio 3A, la società specializzata nella valutazione delle responsabilità civili e penali. “Con soddisfazione, il pubblico ministero è arrivato alle stesse conclusioni dei periti di Studio 3A che hanno ricostruito il sinistro per individuarne le responsabilità – si legge in una nota – Il dottor Facchin, infatti, ha disposto l’atto di citazione a giudizio per tutti e tre gli indagati ‘per colpa consistita in imprudenza, negligenza e imperizia nonché violazione delle norme disciplinanti la circolazione stradale'”.

In primis per il 37enne, “per non essere stato in grado di regolare la velocità del veicolo da lui condotto in relazione alle caratteristiche e condizioni della strada, in particolare essendo il manto stradale ghiacciato, evitando pericolo per la sicurezza e per la circolazione; per non avere conservato il controllo del veicolo condotto compiendo tutte le manovre necessarie in condizioni di sicurezza; per non avere circolato sulla parte destra della carreggiata ed avere invaso la parte sinistra così circolando contromano”.

Ma il sostituto procuratore della Procura di Pordenone ha ritenuto di rinviare a giudizio anche un 64enne, funzionario Anas quale responsabile della sicurezza della viabilità del tratto stradale luogo dell’incidente, “avendo omesso di vigilare e comunque di fare in modo che venissero adottate tutte le misure necessarie per garantire la sicurezza della circolazione stradale ed in particolare lo spargimento di materiale antighiaccio essendo il manto stradale ghiacciato al momento dell’incidente, avvenuto sulla sommità di un cavalcavia stradale, luogo in cui, per le sue caratteristiche, le basse temperature, sopra e sotto la sede stradale e relative strutture di un viadotto, possono influire sul più rapido raffreddamento della pavimentazione rispetto ai tratti in superficie, ove invece l’azione del terreno sottostante può rallentare o differire il raffreddamento, situazione che aumentava in modo più prolungato e consistente la formazione e permanenza del ghiaccio sulla sede stradale”.

Non solo. Lo stesso provvedimento è stato spiccato anche nei confronti di un 56enne Martellago, legale rappresentante della società che ha in appalto la manutenzione invernale della strada di competenza Anas, incluso il luogo dell’incidente, con incarico di sgombero neve e spargimento di materiale antighiaccio, in quanto “ometteva di provvedere, ovvero di far provvedere, allo spargimento di materiale antighiaccio nel luogo dell’incidente che è ubicato sulla sommità di un cavalcavia stradale”. I tre imputati dovranno comparire dinanzi al giudice di Pace di Pordenone, sezione penale, il prossimo 2 dicembre per l’udienza preliminare del processo.

“Ci batteremo con ogni mezzo perché Rossella e la sua famiglia ottengano giustizia – spiega Riccardo Vizzi, area manager di Studio 3A – e, soprattutto, un equo risarcimento, che non è un capriccio. Qui stiamo parlando di una ragazza che è viva per miracolo ma che ha riportato danni cerebrali irreversibili e che avrà bisogno di cure mediche e di assistenza per tutto il resto della sua vita”.