Articolo Pubblicato il 28 luglio, 2019.

Vittima dell’ennesimo caso di “mala assicurazione” una famiglia cavarzerana che gestiva un pubblico esercizio e che da un anno è a terra. Si profilano azioni legali

Gli bruciano il locale, che è assicurato contro gli incendi, ma l’assicurazione non intende risarcirlo: l’assicuratore, pur sapendo bene com’è fatto quel bar per esserne stato anche avventore, gli ha “piazzato” una polizza che non copre il rischio per le strutture in legno, come questa. Il gestore ha pagato le rate del premio, di 1200 euro l’anno, per nulla: soldi che però la compagnia assicurativa, UnipolSai, s’è guardata bene dal rifiutare.
E’ l’ennesimo caso di “mala assicurazione” quello di cui sono vittima Graziano Quagliato e la sua famiglia, che gestivano a Cavarzere, dove risiedono, il noto bar “Alla Baita”, in località Braghetta, e che un anno fa sono stati messi in ginocchio dal rogo con dolo del loro esercizio.

Un episodio grave, quello accaduto nella notte del primo luglio 2018, sulla cui matrice dolosa non vi sono dubbi: i carabinieri del luogo hanno rinvenuto bottigliette di plastica con residui di liquido infiammabile, un rampino, guanti, l’hard disk del sistema di video sorveglianza distrutto. Un quadro reso ancora più inquietante dall’escalation criminosa di cui i titolari del locale sono stati oggetto e regolarmente denunciata agli inquirenti: appena tre mesi prima, il 29 marzo 2018, era stato commesso un atto fotocopia, cui vanno aggiunte altre azioni vandaliche e di “sabotaggio” subite nei mesi precedenti. Con il primo  rogo i danni erano rimasti contenuti e l’attività aveva potuto continuare; il secondo tentativo, invece, ha raggiunto lo scopo dei suoi autori devastando il locale che, trovandosi lungo il canale Gorzone, in area demaniale, era costituito da strutture in legno. Sull’incendio la Procura di Venezia, con il Pubblico Ministero dott.ssa Elisabetta Spigarelli, ha aperto un procedimento penale contro ignoti di cui sono ancora in corso le indagini preliminari.

Il locale, posto subito sotto sequestro, è stato dissequestrato dall’autorità giudiziaria con provvedimento del 29 novembre 2018, ma i danni riportati sono ingenti, alla struttura e alle attrezzature, distrutte dalle fiamme. I Quagliato vorrebbero riprendere l’attività e ne avrebbero anche tutti i diritti e le possibilità: dopo il primo incendio di marzo, infatti, avevano provvidenzialmente deciso di assicurare il loro esercizio rivolgendosi a un assicuratore che conoscevano, essendo stato anche loro cliente al bar, e che non era un semplice intermediario in proprio ma un agente UnipolSai. Il quale ha proposto e fatto sottoscrivere loro la polizza Unipolsai “Commercio & Servizi”, che costa 1.193,76 euro annui: premio regolarmente saldato.

I titolari del locale, per essere seguiti nel complesso iter risarcitorio, attraverso il il consulente personale Diego Tiso, si sono quindi affidati a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, dove opera una sezione apposita che si occupa dei “rami elementari”, tra cui appunto gli incendi. Attraverso il proprio servizio peritale, Studio 3A ha subito proceduto alla stima del danno, di oltre centomila euro: un’ingente cifra su cui non vi è discussione, perché anche i periti di controparte della compagnia sono pervenuti alla stessa quantificazione e, detraendo franchigie, scoperti e stato di usura, è stato raggiunto un reciproco accordo sul quantum dell’indennizzo, con cui i gestori potrebbero ripartire.

Quando però si è trattato di incassare, ecco la “doccia fredda”. UnipolSai ha risposto picche a tutte le richieste, obiettando che nella polizza è esclusa la copertura della garanzia per le strutture lignee. Non solo. La compagnia, per giustificare il fatto di non aver rifiutato di incamerare i soldi del premio, e di non aver negato fin da subito, come avrebbe dovuto, il proprio consenso all’assunzione del rischio, ha avuto l’ardire di imputare al proprio assicurato di aver fornito “dichiarazioni risultate inesatte in sede di conclusione del contratto, generando una rappresentazione non veritiera del rischio stesso”. Nessuna assunzione di responsabilità invece verso la grave condotta del proprio agente, che quel bar lo conosceva come le sue tasche e di cui, purtroppo, i Quagliato si sono fidati ciecamente acquistando “il prodotto”, perché non è pensabile che abbiamo pagato fior di quattrini per un’assicurazione rilevatasi carta straccia. Una vicenda che ripropone la necessità di rivolgersi sempre a degli esperti prima di siglare una polizza, onde evitare brutte sorprese, dato che non sempre chi di dovere informa correttamente i propri clienti. Unipol, infatti, omette di ricordare che lo stesso contratto dietro a cui si trincera contiene anche una comunicazione informativa sugli obblighi di comportamento a cui sono tenuti gli intermediari, e a maggior ragione gli agenti “diretti”, nei confronti dei contraenti, tra cui quello di illustrare loro “in modo corretto, esauriente e facilmente comprensibile gli elementi essenziali del contratto, con particolare riguardo alle caratteristiche, alla durata, ai costi, ai limiti di copertura e a ogni altro elemento utile a finire un’informativa completa e corretta”, e quello di “proporre o consigliare contratti adeguati alle esigenze di copertura assicurativa”. Obblighi a cui l’assicuratore non ha certo ottemperato.

Il risultato è che il pubblico esercente e la sua famiglia si trovano economicamente in gravi difficoltà ma Studio 3A non  demorde e, se UnipolSai non si farà carico delle evidenti omissioni del proprio agente, è pronta anche ad adire le vie legali, compresa la denuncia penale nei riguardi dell’assicuratore.