Articolo Pubblicato domenica, 24 marzo, 2019.

La sessantasettenne era stata investita a Portogruaro finendo in Rianimazione: dimessa, dopo un mese era morta. Va analizzato il nesso di causa con l’incidente

E’ più che plausibile che Adriana Falcomer sia deceduta per i postumi del grave incidente stradale di cui era rimasta vittima appena un mese prima. Concordando con le argomentazioni del legale dei familiari della vittima, l’Avv. Andrea Piccoli, del Foro di Treviso, nell’udienza tenutasi lunedì 18 marzo 2019, il giudice del Tribunale di Pordenone, dott. Roberto Piccin, ha accolto la sua opposizione alla richiesta di archiviazione formulata dal Pm titolare del procedimento, la dott.ssa Monica Carraturo, restituendole il fascicolo e concedendole tre mesi di tempo per approfondire gli accertamenti medico-legali sul caso. Il 5 gennaio 2017 la signora Falcomer, 67 anni, di Concordia Sagittaria, nel Veneziano, stava completando a piedi l’attraversamento di via Veneto, a Portogruaro, sulle strisce pedonali, quand’è stata falciata da una Ford Fiesta condotta da V. C., 61 anni, che l’ha scaraventata a terra.

E’ stata trasportata all’ospedale di Portogruaro, con la diagnosi di “trauma cranico commotivo con ematoma subdurale in sede fronto parietale sinistra, emorragia subaracnoidea in sede frontale e temporale sinistra, emorragia intraparenchimale in regione temporale sinistra e frattura della teca cranica”. Un quadro clinico grave, al punto che i medici si sono riservati la prognosi. La paziente è stata dimessa l’11 gennaio e pareva potersi riprendere, ma l’8 febbraio, a poco più di un mese di distanza dal sinistro, accusava un malore in casa e spirava.

Un decesso apparso da subito in più che probabile collegamento con il ravvicinato incidente, anche perché prima la donna godeva di ottima salute e praticava attività sportiva. Infatti, è stata la stessa Procura di Pordenone, con il Pm Carraturo, ad aprire un procedimento penale, indagando per omicidio stradale il conducente dell’auto investitrice, ordinandone il sequestro e disponendo l’esame autoptico sulla salma per chiarire le cause del decesso e se fosse collegato alle lesioni riportare dalla vittima nel sinistro: incarico conferito il 14 febbraio alla dott.ssa Barbara Polo Grillo, che il giorno stesso ha effettuato all’autopsia.

La prima conclusione della Ctu dopo l’esame è che “è possibile affermare che la causa della morte è da ricondursi a uno shock emorragico da rottura aneurisma arteria iliaca comune destra in progresso politrauma della strada”: la cresta iliaca destra è esattamente il punto un cui la vittima era stata centrata dalla vettura, come comprovato dall’esame radiografico alle anche effettuato sulla paziente il 7 gennaio. Di più, durante le operazioni peritali la dott.ssa Grillo verbalizzava di aver effettivamente rilevato “diffuse placche ateromastiche/calcifiche lungo il decorso; inoltre, a carico dell’arteria iliaca destra, dopo la biforcazione, si evidenzia una dilatazione aneurismatica della lunghezza di circa 7-8 centimetri (…)”. E dava atto che durante l’autopsia erano stati prelevati vari frammenti di organi interni e “la porzione terminale dell’arto addominale con la biforcazione iliaca interessati dalla lesione aneurismatica, per eventuali indagini istologiche successive”.

Ma a sorpresa, viste tali premesse, a distanza di oltre un anno dal conferimento dell’incarico, la consulente depositava la sua perizia nella quale concludeva per una causa di morte dovuta a shock metaemorragico da rottura di aneurisma, ritenendo non sussistesse correlazione tra il decesso e l’incidente: a suo dire l’aneurisma sarebbe stato di genesi aterosclerotica, “di insorgenza non recente complicato da rottura improvvisa in soggetto portatore di aterosclerosi generalizzata”. E sulla base di questo responso il Pubblico Ministero ha chiesto l’archiviazione.

Per nulla convinti da questa tesi, il marito e i figli della vittima, per fare piena luce sui fatti, attraverso il consulente personale Riccardo Vizzi, si sono affidati a Studio 3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini, e all’avvocato Andrea Piccoli, che ha presentato opposizione avvalendosi anche del prezioso contributo quale medico legale di parte del dott. Antonello Cirnelli. Il legale ha evidenziato una serie di lacune della consulenza tecnica, a cominciare dal fatto che non si sia poi proceduto ad un’approfondita indagine microscopica dei tessuti e del tratto di aorta interessato alla lesione, dal momento che “non sempre le lesioni aortiche sono causa di emorragia nell’immediato dopo essere state attinte da traumi anche non rilevanti e spesso misconosciuti”. Un’indagine per la quale peraltro, all’epoca delle operazioni peritali, si era convenuto tra tutti i consulenti di parte proprio per fugare ogni dubbio sulla correlazione tra sinistro e successivo decesso. L’avvocato Piccoli ha inoltre evidenziato come nella documentazione clinica della vittima non vi fosse traccia di altri traumi se non dell’incidente, “evento peraltro contraddistinto da una cinetica importante e da indiscussa polidistrettualità”.

Osservazioni condivise dal giudice, che ha accolto l’opposizione così come la richiesta dell’avv. Piccoli di approfondire meglio gli accertamenti autoptici attraverso “l’esecuzione di una dettagliata indagine microscopica sui tessuti prelevati in zona arteria iliaca destra”. Il dott. Piccin ha quindi ritrasmesso il fascicolo al Sostituto Procuratore che, con il proprio Ctu, avrà tre mesi di tempo per questo supplemento di indagini.