Articolo Pubblicato il 16 novembre, 2020 alle 10:00.

Il 15 novembre, come ogni terza domenica di novembre, ricorreva la Giornata Mondiale del ricordo delle vittime della Strada istituita in Italia con la legge 227/2017, che peraltro impegna le istituzioni a promuovere “ogni iniziativa utile a migliorare la sicurezza stradale”: nell’occasione anche Studio3A-Valore S.p.A., che affronta quotidianamente queste tragedie, ha rivolto un pensiero speciale a tutte le tante, troppe persone che hanno perso la vita a causa di un incidente o che sono rimaste gravemente menomate, e si stringe forte attorno ai loro familiari, in particolare a coloro che assiste.

E’ chiaro che il drammatico fenomeno dei sinistri stradali non si può esaurire nella “memoria” di un giorno e nelle sue iniziative per “celebrarlo”, ma si tratta di un’importante occasione di riflessione e anche di monito alle istituzioni a investire e intervenire nella sicurezza stradale dove anche in Italia si scontano gravi lacune e ritardi e dove i numeri restano ancora quelli di una “strage”.

 

Nel 2019 nove morti al giorno sulle strade

I dati ufficiali dell’Istat relativi al 2019 sono tristemente noti, ma è bene rammentarli per dare la dimensione dello stillicidio quotidiano di sangue sulle nostre strade. Lo scoro anno le vittime sono state 3.173 (9 al giorno), 2.566 uomini e 607 donne, di cui 534 pedoni, 253 ciclisti, 88 ciclomotoristi, 698 motociclisti, 137 autotrasportatori, 1.441 automobilisti, con un preoccupante aumento dei morti nella fascia d’età tra i 20 e i 29 anni.

A questi si aggiungono 241.384 feriti, 661 al giorno, compresi gli invalidi permanenti (21.430 pedoni, 16.371 ciclisti, 9.667 ciclomotoristi, 43.433 motociclisti, 139.023 automobilisti, 6.891 autotrasportatori). Le arterie più a rischio, peraltro, sono quelle “sotto casa”, le strade urbane, dove accade il 73,8% degli incidenti, con 1.331 vittime e 168.794 feriti (sulle strade extraurbane invece si verifica “solo” il 21% dei sinistri con 1.532 morti e 57.581 feriti).

Irraggiungibile l’obiettivo di dimezzare i decessi nel decennio 2010-2020

In nove anni (2011-2019) il numero delle vittime è sì sensibilmente diminuito ma soltanto del –22,9%, laddove l’obiettivo europeo per il decennio 2011-20 era quello di dimezzare i morti: un obiettivo ormai irraggiungibile, anche se nel 2020 si sta assistendo a un netto calo dei sinistri e dei decessi, dovuto però essenzialmente alle restrizioni alla circolazione e alle misure per il contrasto della pandemia da coronavirus. E in questo quadro, l’Italia per di più perde posizioni nella graduatoria europea della sicurezza stradale scendendo dal 14. al 16. posto.

 

Il richiamo forte alle istituzioni

E’ evidente che la condotta irresponsabile degli utenti della strada, troppe volte del tutto indifferente alla vita altrui e anche alla propria, incide pesantemente su queste cifre – si vedano le migliaia di incidenti causati dall’eccessiva velocità e dalle distrazioni da “smartphone” -, ma anche le istituzioni non possono sottrarsi alle loro responsabilità per non aver sin qui pianificato e portato avanti con convinzione, e con i fondi necessari, strategie adeguate per il contenimento dei sinistri e dei decessi, sia nelle politiche di prevenzione sia negli interventi di miglioria e messa in sicurezza sulla rete stradale e autostradale del Paese che versa in troppi casi in situazioni manutentive pietose (si pensi solo alle “buche killer” per i motociclisti) o che presenta standard protettivi pressoché nulli (guardrail precari, se non assenti, attraversamenti pedonali inesistenti, l’elenco sarebbe lungo).

I prossimi step per raggiungere l’obiettivo europeo della “Visione Zero” sarebbero un ulteriore dimezzamento delle vittime entro il 2030 e il loro totale azzeramento entro il 2050: è una sfida ardua ma bisogna crederci, sarebbe il modo migliore per ricordare e rendere giustizia a quanti non ci sono più e ai loro familiari, per i quali la vita non sarà mai più la stessa.